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L'eco di Giolì: quando il primo amore sfida il tempo 📽️

due immagini, l'incontro con una donna in tempi diversi
(Introduzione a Paolo Brondi). I nomi possono agire come chiavi magnetiche capaci di scardinare le porte del tempo. Per Luca, quel nome è Giolì. Non è solo un ricordo, è un tintinnio di fisarmoniche, un profumo di rose e violette che sopravvive al "grigio dei neon" della modernità.
In questo racconto, la memoria è una forza viva che si muove lungo i viottoli della campagna del 1963, tra baci rubati e l'innocenza di un mondo che non conosceva ancora il consumismo dei sentimenti.
La narrazione ci suggerisce che nulla va mai perduto per sempre: le parole affidate a poesie ingiallite e mai spedite continuano a vibrare nel vuoto, finché la "freccia del tempo" non decide di curvarsi. L'incontro finale in Via della Spiga non è una semplice coincidenza, ma il riconoscimento di un'anima che, attraverso lo sguardo di una figlia, ritrova la sua strada verso casa dopo un lungo naufragio.

(Paolo Brondi).

Il risveglio della memoria

Luca, professionista affermato e sempre curioso di cose inconsuete, si era trovato quel giorno a rovistare cassetti per rintracciare un nome che in mente rullava da quando aveva curato una paziente dal nome Norina. Un nome inconsueto negli ultimi spazi del ‘900, ma frequente nel decennio del dopoguerra. Un suono che metteva a confronto con altre voci, via via che il ricordo si faceva più vero.
Giolì, Giolì: era un tintinnio incalzante. Una fanciulla bionda, delicata nell’azzurro degli occhi e ridente nelle parole, che allora lo sorprendeva a sentire dentro flussi di piacevoli formicolii.

L’idillio tra i viottoli e le fisarmoniche

Con lei, nella sua prima giovinezza, se ne andava in segreto nei viottoli della campagna oltre il paese, tra pergolati di viti, peschi e susini. Era un'innocenza di modi consentita da tempi in cui il consumismo dei corpi non aveva ancora fatto sentire le sue ali funeste. La felicità degli incontri, attesa con il provvido differimento del piacere durante i giorni di scuola, esplodeva nel fine settimana.
Le ore si riempivano di tempi lunghi; le fresche parole d’amore sussurrate da Giolì si mescolavano alle struggenti note delle fisarmoniche — Gelosia, Tango delle rose, Sul bel Danubio blu — musiche che Luca avrebbe poi recuperato in vecchie musicassette per i suoi viaggi. I giovani di allora ballavano all’aperto, appena sbocciata la primavera, in una danza che era gioia dei corpi e ali per gli affetti.

L'addio silenzioso e l'ira del distacco

"È tardi. Devo tornare a casa! Mio padre mi aspetta", ripeteva Giolì verso sera, mossa da un’ansia sconosciuta ai giovani disabituati alla poesia dei tramonti. Si stringevano la mano e lei mormorava: “ti amo, ora, domani, sempre”.
Sul finir dell’estate del 1963, tra le lucciole e il profumo di verbena, Giolì donò a Luca la rosa verginale del suo amore. Ma in un giorno d'autunno avanzato, Luca aspettò invano. Seppe poi che il padre di lei, funzionario della prefettura, era stato trasferito d'urgenza.
L’ira e la delusione spezzarono il circuito amoroso. Perché non lo aveva cercato? Perché non un arrivederci? L’orgoglio lo indusse al silenzio, finché la nostalgia non lo portò a scrivere poesie indirizzate a Milano, rimaste ingiallite nel fondo di un cassetto.

Le poesie del tempo diviso

Luca conservava ancora quei versi, frammenti di uno spazio irrimediabilmente diviso:
Distacco
In questo svanire di te / invano / tace memoria / dell’incanto spezzato / Nell’ultima luce di sole / Sospira su me il profumo / di te nel vuoto di questo / mio cuore
Nulla più seppe di Giolì. Alla nostalgia subentrò la delusione e la vita lo prese nel turbinio della carriera: la laurea, la professione, il ruolo di primario e docente universitario.

Il naufragio e la rinascita in Via della Spiga

Ma la freccia del tempo non è sempre diretta in avanti. Anni dopo, durante un convegno a Milano, Luca passeggiava in Via della Spiga. Improvvisamente, un profumo radicato in memoria lo colse come uno shock. Lo orientava verso una donna che camminava davanti a lui con passo danzante. L'emozione salì fino a farsi voce: “Giolì!?”
La donna si voltò. Aveva lo sguardo di chi riconosce un volto ammirato per anni in una vecchia fotografia di casa.
“Mi consenta, signore, non sono Giolì. Il mio nome è Giulia, l'unica figlia di Giolì”.
Tutto in un istante si riannodò. Si trassero a sé in un abbraccio teneramente struggente e piansero insieme, come chi si riconosce vivo dopo un naufragio.

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