Passa ai contenuti principali

Dal caso Almasri al salva-Bartolozzi: quando la politica è refrattaria alla legge 👩‍⚖️

A sinistra una colonna antica, al centro una donna alata con la bilancia in mano, a terra rovine su cui sono annotate parole come diritto, cooperazione internazionale, legalità
(a.p). Il quadro che emerge dalle recenti cronache giudiziarie e politiche delinea una frattura profonda tra l’attuale gestione del potere in Italia e i principi fondamentali dello Stato di diritto, sia sul piano interno che su quello internazionale.

Il caso Almasri: dalla cattura alla "liberazione" di Stato

Il deferimento dell’Italia all’Assemblea degli Stati membri della Corte Penale Internazionale (CPI) affonda le radici in un episodio che rappresenta una ferita aperta nei rapporti tra Roma e la giustizia internazionale.
Njeem (noto come Almasri), ricercato dalla CPI per gravi crimini, era stato individuato e arrestato in territorio italiano. Tuttavia, invece di dare esecuzione al mandato di cattura internazionale e procedere alla sua consegna all’Aia, le autorità italiane hanno intrapreso una strada opposta.
L’Italia è accusata non solo di aver ignorato la richiesta di cooperazione della Corte, ma di aver attivamente ostacolato l’esercizio delle sue funzioni. Nonostante la presenza del ricercato sul suolo nazionale, il governo non ha dato corso all’arresto ai fini della consegna alla CPI.
Al contrario, si è giunti alla sua liberazione e al successivo trasferimento in Libia, avvenuto utilizzando un aereo di Stato italiano.
Questa gestione della vicenda, che ha visto un ricercato internazionale sottratto alla giustizia per essere riconsegnato a un Paese terzo con mezzi governativi, costituisce il cuore dell’inadempienza constatata dalla Camera preliminare I. 
La Corte ha rimarcato come l’Italia non abbia né consultato né collaborato con l’organo giudiziario per risolvere eventuali conflitti legati al mandato, preferendo una soluzione politica unilaterale che ha violato i trattati internazionali e lo Statuto di Roma.

Il caso Bartolozzi e la "blindatura" della politica

Parallelamente allo scontro internazionale, si consuma una vicenda interna altrettanto emblematica del clima di tensione tra poteri dello Stato. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del Ministro Nordio, accusata di false dichiarazioni al PM proprio nell'ambito dell'inchiesta Almasri.
La reazione della maggioranza di governo è stata un immediato arroccamento difensivo:

La "blindatura":

La destra ha scelto di proteggere la propria esponente attraverso un atto parlamentare.

Il conflitto di attribuzione: 

Alla Camera è stato fatto passare il ricorso alla Corte Costituzionale per sollevare un conflitto di attribuzione. L'intento appare chiaro: cercare di sottrarre la Bartolozzi alla giurisdizione ordinaria sostenendo che i suoi presunti reati (false dichiarazioni) debbano essere "attratti" dalla disciplina dei reati ministeriali, tentando di fatto di bloccare l'azione della magistratura.

Un sistema refrattario alla legalità

Questi episodi, letti insieme, confermano una preoccupante tendenza del governo a considerare la legge non come un limite invalicabile, ma come un ostacolo da aggirare o forzare.

Eversione linguistica:

Le definizioni della magistratura come "plotone di esecuzione" (Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero Giustizia) non sono solo attacchi verbali, ma si collocano nel terreno culturale degli interventi legislativi volti a limitare l'indipendenza dei giudici.

Continuità di visione:

Questa refrattarietà all'osservanza della legge si inserisce nel solco della riforma costituzionale Nordio (già bocciata dal referendum), evidenziando una volontà politica persistente di subordinare il potere giudiziario a quello esecutivo.
Tra il deferimento internazionale per violazione dei trattati sui diritti umani e i tentativi di salvare i propri membri dai processi interni, si sta delineando un'idea di giustizia "a due velocità", dove l'appartenenza politica o ministeriale sembra voler garantire un'immunità di fatto, a scapito della credibilità istituzionale dell'Italia nel mondo.

Commenti

Post popolari in questo blog

Uno strano incontro: un appuntamento "bislacco" tra nostalgia e paradossi 🕯️

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa succede quando il passato bussa alla porta sotto forma di un'email istituzionale? In questo racconto, l'autrice ci conduce attraverso le tappe di un "ritorno di fiamma" mai nato, trasformando un incontro potenzialmente romantico in una commedia dell'assurdo. Tra pantofoline rosa, case-tabernacolo e clamorose fughe notturne, emerge il ritratto di un uomo intrappolato nel proprio egocentrismo e la sagace ironia di una donna che impara a ridere dell'improbabile. (Daniela Barone).  Le radici a Savona e il ricongiungimento bizzarro Mi stavo preparando per uscire con Savio. Avevamo deciso di vederci in una pizzeria del centro di Moncalieri dove abitavamo entrambi. A dire la verità ci conoscevamo, anche se solo di vista, fin da ragazzi. Vivevamo tutti e due a Savona, nostra città natale. Io già gli piacevo ma, essendo fidanzata con un suo compagno delle medie, non aveva mai osato corteggiarmi. Il modo in cui dopo tanti anni ci er...

Émilie e il suo diario: una storia di bullismo scolastico 📖

(Introduzione a Marina Zinzani). La storia è quella di Émilie, una studentessa di 17 anni di Lille (Francia), che si è tolta la vita a cavallo tra il 2015 e il 2016 dopo aver subito insulti, sputi e violenze quotidiane a scuola. I suoi genitori decisero di pubblicare i file del suo diario segreto (prima sui quotidiani La Voix du Nord e Libération) per rompere il muro del silenzio e sensibilizzare il mondo sulla piaga del bullismo. L’autrice ricorda qui il dramma di quella ragazza. (Marina Zinzani). Un grido di resistenza dal fronte quotidiano «A chi subisce la vita. A chi lotta. Resistete. Battetevi. Alla fine ce la caveremo». È l’inizio di un diario. Non un diario di un soldato al fronte. Non le pagine di un malato con una malattia da cui forse non ne uscirà vivo. Non le parole di chi ha perduto un affetto, ogni cosa materiale, tutto. Eppure siamo al fronte. Quello quotidiano, quello che non si pensa minimamente possa diventare un fronte, con parole e gesta e violenze e soprusi che so...

Lo spettacolo del dolore: se la tragedia fa audience (ma ferisce) 📣 📺

(Introduzione a Daniela Barone). Il trauma collettivo di Vermicino scosse profondamente il paese, ma ha anche segnato un punto di svolta nella comunicazione pubblica. Oggi la “TV del dolore” domina il panorama mediatico, trasformando la sofferenza privata in un prodotto di consumo. L'autrice analizza questa evoluzione, mostrando come il dolore sia strumentalizzato in un carosello mediatico che sacrifica l'empatia sull'altare dell'audience e del voyeurismo. Si dimentica che il vero dolore, per sua natura, richiede silenzio.  (Daniela Barone). L'archetipo del dolore mediatico: Vermicino 1981 Era il 10 giugno 1981, una giornata soleggiata in cui io e mio marito organizzammo una gita al mare. All’epoca eravamo sposati da tre anni e non avevamo ancora bambini. Appena tornati a casa abbronzati e accaldati avevamo acceso la televisione per guardare il telegiornale. Con sgomento avevamo appreso che un bambino di sei anni era caduto in un pozzo a Vermicino, una località non ...

Alpini a Genova, tra identità, memoria e il tempo che cambia 🪶

(Introduzione a Daniela Barone). Genova, la città "Superba" distesa fra mare e monti, ha vissuto l'invasione pacifica di 400.000 Penne Nere. Fra strade chiuse, cori notturni e il tipico "mugugno" ligure, emerge un ritratto umano fatto di contrasti: dai pregiudizi di chi vede solo il caos, al ricordo dei valori di sacrificio e dedizione che il cappello alpino porta con sé. Un racconto che attraversa i decenni, dal servizio militare sulle Alpi Carniche alle sfide del presente. (Daniela Barone).  L'invasione pacifica e il "mugugno" genovese La 97ª Adunanza Nazionale degli Alpini, svoltasi dall’8 al 10 maggio nella mia città, ha sollevato un dibattito acceso su un tema ricorrente: la difficile convivenza tra grandi eventi e le fragilità strutturali di Genova. L’invasione pacifica di 400.000 Penne Nere ha destato una comprensibile preoccupazione. Genova si scontra da decenni con problemi di viabilità, parcheggi, microcriminalità e degrado, oltre che con...

Lettera a un bullo: il dolore di una madre e il coraggio di Enrico 📃

(Introduzione a Marina Zinzani). Alcune parole nascono dal dolore più profondo, quello di un genitore che vede il proprio figlio spegnersi sotto i colpi di una violenza silenziosa e gratuita. In questa l’autrice dà voce a una madre immaginaria che osserva le macerie della felicità familiare travolta dal bullismo. È un grido di dignità e una speranza di riscatto. Questo testo ha ricevuto un importante riconoscimento, il “Premio nazionale di arti letterarie - Prosa inedita”, Torino, 26 ottobre 2024, a testimonianza del suo valore civile ed emotivo. (Marina Zinzani). La maschera della crudeltà a undici anni Caro Vincenzo, sono la mamma di Enrico, il tuo compagno di classe. Lo conosci bene Enrico, dato che l’hai scelto per scaricare tutto quello che di male può inventarsi un ragazzo di 11 anni.  Sì, hai solo 11 anni ed hai dimostrato in un anno la crudeltà che solo dei personaggi loschi, pregiudicati, riescono ad esprimere. Complimenti, sei sulla buona strada. Il tuo futuro sarà radios...