Passa ai contenuti principali

Il giardino dei cachi: memorie di un’infanzia tra muri di casa e azzurro del cielo 🌲 🏞️

un muro con una piccola fessura da cui guarda una bambina, al di là un giardino verde e un albero di cachi
(Introduzione a Valeria Giovannini). Un racconto che esplora il confine tra la solitudine domestica e la libertà della natura. L’autrice ci conduce in un giardino d'altri tempi, dove il profumo dei cachi e il suono delle campane diventano l'unico argine contro l'ansia di una famiglia "infelice per difetto". Una riflessione commovente sul tempo che trasforma i luoghi, ma non riesce a scalfire l'essenza dei sogni.

(Valeria Giovannini).

Oltre il muro dell'infelicità

Ho vissuto in una famiglia infelice che, come tale, non somigliava ad alcun'altra. Infelice per difetto. Per l'assenza di calore. E di colore. Ospiti costanti erano l'ansia e la tensione. Mi sembrava che ogni altra famiglia fosse felice.
Dalla finestra della mia stanza di ragazzina vedevo un muro imponente, oltre il quale si spalancava un giardino immenso, circondato da una lunga fila di abeti. La gioia era oltre quel muro. Lì respiravo l'intenso profumo dei cachi. La presenza leggera di mia nonna. 

L'architettura del rifugio

Il giardino era su due livelli: un’enorme distesa d'erba, in basso. E sopra, un giardino d'altri tempi, con la ghiaia sottile e una fontana di porfido rosa. Osservavo per ore le formiche rosse, intente nelle loro operose attività. Guardavo il cielo, e le nuvole rapide che cambiavano forma, e le fronde degli alberi che danzavano nel vento.
Gli alberi erano innumerevoli, di ogni forma e colore. Soprattutto, naturalmente, in autunno, quando la natura dipinge i colori più caldi e variegati. Ho sempre amato gli alberi di caco. Le considero opere d'arte incomparabili. Le foglie ovali color verde scuro. I frutti, splendidi. Un albero di cachi riempie, con la sua potenza espressiva, un campo intero. E poi, il profumo. Unico, immenso. 
In quel giardino, immersa nella natura, ero parte del creato. La mia anima, costantemente in tumulto, si placava.

Il sogno di una "famiglia felice"

In quel giardino, un giorno, vidi la pubblicità su un giornaletto. Era la pubblicità della famiglia felice, un gruppo di bambolotti sorridenti, in vendita nei negozi di giocattoli di allora. Quanto l'avrei voluta, una mia famiglia felice! Una famiglia, in cui semplicemente essere. Esistere, libera di stare, di sentirmi a casa. 
In quel giardino, avevo trovato uno squarcio d'azzurro. E poi, il suono delle campane. La domenica mattina, mi emozionava il loro concerto potente da ogni angolo della città sottostante. Un respiro profondo, per non far scivolare il mio cuore tra le labbra.

L'abbandono e la ricostruzione interiore

Un giorno, mia nonna se ne andò. E con lei, la sua casa e quel giardino. E il profumo dei cachi. 
Con il tempo, divenne una casa abbandonata. E io sognavo di abitare di nuovo quel giardino. Mi figuravo di passare lì le mie giornate. La ricreavo nei disegni, fotografie dei miei ricordi e proiezioni dei miei sogni. E poi, il giardino. Immenso, curato, odoroso. Inebriante, arcobaleno di emozioni per tutti i cinque sensi. Una foresta verde oltre la quale non si vedeva nulla, se non il cielo. E il sole. E la luna. E le stelle. 
Con il tempo, ho cambiato pelle e casa. Sotto la pelle, sono cambiata io. Ho ritrovato la mia famiglia imperfetta. Il calore che mi era mancato. E i colori che sognavo. Ho ritrovato la mia famiglia, un po' meno infelice. Un po' più consapevole.

Il ritorno: la radura dei ricordi

Dopo vent'anni, ho rivisto il mio antico giardino. Il tempo ha abbassato l'altezza di quel muro che lo separava. Numerose piante sono state abbattute. La mia foresta è diventata una radura. Sono spuntate nuove abitazioni tutt'attorno, tanti nuovi occhi che hanno portato via la speciale intimità che ricordavo.
Tutto è cambiato. Solo i rintocchi delle campane sono rimasti uguali. Nell'udirli, la malinconia mi ha sopraffatta. Ho socchiuso piano gli occhi e, per inesplicabile magia, ero di nuovo in quel giardino. E ho ritrovato i miei sogni di allora. E l'anima gentile e delicata di mia nonna.

Commenti

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Dal caso Almasri al salva-Bartolozzi: quando la politica è refrattaria alla legge 👩‍⚖️

(a.p). Il quadro che emerge dalle recenti cronache giudiziarie e politiche delinea una frattura profonda tra l’attuale gestione del potere in Italia e i principi fondamentali dello Stato di diritto, sia sul piano interno che su quello internazionale. Il caso Almasri: dalla cattura alla "liberazione" di Stato Il deferimento dell’Italia all’Assemblea degli Stati membri della Corte Penale Internazionale (CPI) affonda le radici in un episodio che rappresenta una ferita aperta nei rapporti tra Roma e la giustizia internazionale. Njeem (noto come Almasri), ricercato dalla CPI per gravi crimini, era stato individuato e arrestato in territorio italiano. Tuttavia, invece di dare esecuzione al mandato di cattura internazionale e procedere alla sua consegna all’Aia, le autorità italiane hanno intrapreso una strada opposta. L’Italia è accusata non solo di aver ignorato la richiesta di cooperazione della Corte, ma di aver attivamente ostacolato l’esercizio delle sue funzioni. Nonostante l...

Dalla spiaggia alle terme: frammenti di un’infanzia tra sorrisi e tempeste 🛵🚩🌊

(Introduzione a Daniela Barone). Un viaggio nella memoria che profuma di miscela per la Lambretta e tabacco Amphora. Attraverso gli occhi di una bambina, riscopriamo l’Italia degli anni d’oro, fatta di gite domenicali a Pra e complicate telefonate in teleselezione, ma anche di dinamiche familiari sospese tra l'allegria di un padre solare e le inquietudini indecifrabili di una madre. (Daniela Barone). Il vento tra i capelli e la Lambretta bianca Papà aveva comprato una Lambretta bianca. Gli serviva per andare e tornare dal lavoro, specie la sera, quando l’ultimo autobus era ormai passato da un pezzo, ma anche per portarmi in giro qualche pomeriggio d’estate sulle alture del Righi.  La teneva con cura maniacale, come aveva fatto in precedenza con la moto Guzzi di un rosso fiammante. A me piaceva moltissimo scorrazzare con lui sulla Lambretta. Ritta in piedi davanti, sentivo il vento che mi scompigliava i capellini biondi e cantavo a squarciagola le canzoni del mio idolo, Domenico Mod...

L'aquilone caduto dal cielo 🪁

(Introduzione ad a.p.). Un giovedì di dicembre nella Roma degli anni passati. Tra i banchi di un mercato rionale e l'uscita da una scuola elementare gestita dalle suore, si consuma un rito quotidiano: l'attesa di un padre per la sua bambina. Questo racconto ci porta per mano attraverso le strade di Prati, tra l'odore di caldarroste e il suono delle zampogne, fino a un incontro inaspettato con un oggetto caduto dal cielo. Un'indimenticabile lezione sulla cura, sulla pazienza e sul filo invisibile, ma robustissimo, che lega un genitore al proprio figlio. (a.p.). In attesa a dicembre Era un giovedì di dicembre, e quel giorno sarebbe stato difficile immaginare, in circonvallazione Clodia, che mancavano pochi giorni alle vacanze natalizie. I negozi che sorgevano in quella strada erano in ritardo nella preparazione degli addobbi. Le vetrine della zona erano ancora spoglie, mancavano alle finestre i colori della festa, la gente si aggirava distratta tra i banchi del vicino...

Ogni uomo, un cimitero

Vedere in noi tutte le persone amate di Marina Zinzani "Perché alla fine i morti non vanno da nessuna parte, sono stati sempre tutti qui. Ogni uomo è un cimitero, un cimitero presente in cui vivono tutti i nostri nonni, il padre, la madre, la moglie, il figlio."

Il primo amore della mamma: tra sogni, ombre e nostalgia 💭👤

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa resta del primo amore quando la vita prende un’altra direzione? In questo racconto, l’autrice scava nei ricordi di sua madre, una donna divisa tra il fascino pericoloso di un fidanzato di gioventù e la solida, rassicurante tenerezza di un marito scelto "piano piano". Un viaggio tra vecchi album di foto, sale da ballo degli anni Cinquanta e quel sottile confine dove il passato torna a bussare sotto forma di sogno (o di presagio). (Daniela Barone). Il rossetto rosso e il rigore di nonna Elia Quando era giovane la mamma adorava ballare. Aspettava ansiosamente la domenica pomeriggio, quando finalmente poteva mettere le scarpe con i tacchi a spillo e il rossetto rosso fiamma. Lo metteva sul pianerottolo di nascosto dalla madre che non tollerava che la figlia si truccasse o rientrasse a casa in ritardo. Ascoltare mia mamma che raccontava della crudeltà della nonna Elia mi coinvolgeva al punto da sentirmi io stessa castigata severamente. Chissà ...