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Belve, la sincerità televisiva che diventa vanto 🦁 🦥 🐘

Una donna seduta su uno sgabello in uno studio tv si guarda allo specchio
(Introduzione a Laura Maria Di Forti – Commento a.p.).  In un’epoca dominata dall’auto-rappresentazione digitale, dove ogni scatto è filtrato e ogni parola pesata per il consenso, esiste un luogo televisivo che sembra andare in direzione ostinata e contraria. Non è solo televisione: è un esperimento sociale che ci interroga su quanto sia diventato sottile il confine tra l’ammissione delle proprie fragilità e l’esibizione orgogliosa del proprio lato oscuro.

(Laura Maria Di Forti)

L'intervista come interrogatorio del sé

Ultimamente mi sono appassionata alla trasmissione “Belve” di Francesca Fagnani. Un personaggio più o meno noto, più o meno bravo nel destare la curiosità popolare, viene intervistato dalla giornalista che utilizza frasi pronunciate dal malcapitato e brani di interviste precedenti, e viene interrogato su vicende private o sulla carriera.
Fin qui nulla di strano, si potrebbe dire, se non che alcune domande si ripetono puntata dopo puntata e alle quali tutti debbono rispondere.
Ecco alcuni esempi: «Che belva si sente?», «Ci racconti una belvata che rivendica o di cui si pente».

La rivendicazione del lato oscuro

Il titolo del programma la dice lunga: la Fagnani incita il personaggio a tirar fuori il lato oscuro, quello nascosto ma che tanto intriga.
Molti dichiarano quasi con orgoglio di sentirsi leoni o tigri, di essere vendicativi, di aver goduto nell’aver reso pan per focaccia, altri, sornioni o magari anche sinceri, perché no, rivendicano un’angelica visione del mondo. Altra domanda non facile riguarda il pregio e il difetto che più caratterizza il povero intervistato.
Riquadro colorato con tanti animali, leoni, scimmie, giraffe, serpenti, ecc

Lo specchio della TV

Ora, sappiamo tutti molto bene quanto sia facile trovare difetti negli altri e non in sé stessi, così come ci raccontano Esopo e poi La Fontaine con la favola delle due bisacce che ogni uomo porta con sé, una davanti in cui può benissimo vedere le altrui mancanze, imperfezioni, vizi e debolezze, l’altra sulle spalle con i propri difetti che, naturalmente, essendo posti dietro, sono nascosti alla propria vista.
E qui la maggior parte degli intervistati confessa ogni imperfezione di carattere: ostinazione, gelosia, irresponsabilità, orgoglio sfrenato, ricorso alle bugie, agli inganni, ma anche alle droghe, ad una vita sessuale allegra e senza regole. Insomma, evidentemente oggi come oggi non ci si vergogna più di niente.

💠💠💠💠💠
a.p. - Commento

Onestà o narcisismo?

Siamo davanti a un interrogativo: la confessione pubblica dei propri "vizi" è un atto di coraggiosa onestà o l'ultima frontiera del narcisismo?
Se un tempo il difetto veniva celato per pudore, oggi sembra che venga mostrato quasi con orgoglio, quasi a dire: «Sono così, prendetemi o lasciatemi». Ma in questo processo, la linea tra l'umano errore e la "belvata" rivendicata si fa sempre più sfumata.
Forse abbiamo barattato il senso del limite con il desiderio di essere "personaggi" a ogni costo? O forse, paradossalmente, è proprio ammettendo di essere "belve" che cerchiamo disperatamente di sentirci più umani in un mondo che ci vorrebbe perfetti e performanti? E voi, cosa ne pensate? 

Commenti

  1. Qualche volta ci siamo immaginati seduti su quello sgabello, e abbiamo pensato: quale "belvata" avrei il coraggio di raccontare?

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