Passa ai contenuti principali

Il capanno sulla spiaggia, orme che nascondono il mistero 🛖 👣

Un capanno di vecchi legni costruito sulla spiaggia
(Introduzione ad a.p.). Piccole orme lasciate sulla sabbia, come tracce per ritrovare momenti dell’infanzia e compiere un cammino a ritroso. Verso il mistero. Correre sulla battigia alle prime luci dell'alba è un rito di comunione con la natura e la memoria.
In questo racconto, il paesaggio familiare di Fregene si trasforma nel teatro di una scoperta inaspettata, dove il silenzio della pineta e il torpore del mare fanno da cornice a un incontro che spezza la routine mattutina.

(a.p).

Il risveglio della pineta e il profumo di resina

Quando potevo correre sulla spiaggia, ero felice. Ci andavo di prima mattina, mentre il sole era appena spuntato sul mare e il buio tardava a dileguarsi. La raggiungevo in bicicletta, dopo aver percorso stradine sconnesse, punteggiate da rami o pigne, nella pineta che separava la mia casa dal mare.
Mi bastavano quelle poche centinaia di metri per sentire un forte odore di resina che, nel fresco delle prime ore del giorno, appariva più intenso e pungente.

La metamorfosi della spiaggia di Fregene

La sabbia era insolitamente scura, un manto ferroso, e dava, a chi non la conoscesse e non ne fosse abituato, una sensazione di sporcizia. Nella notte, poi, il buio trasformava la spiaggia in una grande ed uniforme macchia nera.
Non solo la battigia, battuta dalle onde del mare, ma anche l’intera ampia spiaggia si mostrava livellata, come se, da poco, gli operai degli stabilimenti balneari avessero provveduto a pulirla e a spianarla con i loro trattori, che alzavano sempre buffe nuvole di polvere miste al fumo prodotto dai motori a gasolio.

La quiete prima dell'invasione

Il trambusto del tardo pomeriggio, pur assai intenso, era breve. Poi la spiaggia, nella notte, si addormentava e alle prime luci dell’alba indugiava ancora in uno stato di torpore, quasi assaporasse gli ultimi momenti di quiete, prima che i nuovi bagnanti tornassero a violarla e a occuparla per gran parte della giornata.
Il mare, di solito violento e burrascoso durante il giorno, era più calmo nelle ore notturne. Anche lui non osava, con le sue onde tumultuose, disturbare il sonno della lunga distesa sabbiosa e così si limitava ad accarezzarla appena un po’, in silenzio.

Segni inattesi sulla battigia

Di tutta la spiaggia di Fregene, profonda almeno duecento metri tra il mare e gli stabilimenti balneari che sorgevano a partire dal lontano “villaggio dei pescatori”, preferivo una piccola striscia proprio a ridosso delle acque: era la parte impregnata d’acqua, ma non costantemente battuta dalla risacca.
Era compatta, abbastanza resistente ai passi, che così non affondavano come avrebbero fatto nella sabbia asciutta o in quella intrisa d’acqua. Il mare vi aveva deposto gusci di piccole conchiglie, incastonandole nella sabbia. Era lì che provavo una straordinaria felicità mentre correvo la mattina presto, lasciando dietro di me orme distanti di grandi passi.
Ma un mattino, il ritmo della mia corsa si interruppe. Mi sorpresi ad osservare che sulla striscia di sabbia dove stavo correndo c’erano già delle orme, forse lasciate da qualcuno che, nonostante l’ora così mattutina, mi aveva preceduto. 
Non potevano essere i pescatori di telline, che in genere arrivavano più tardi e seguivano altri percorsi. Li vedevi provenire dalla strada e dirigersi diritti verso il mare, e poi lasciavano, con i loro retoni, segni inconfondibili del loro passaggio. Nemmeno potevano essere i ragazzi che, accendendo grossi falò sulla sabbia e cantando vecchie ballate, attendevano le prime luci del giorno. Infatti, non c’erano tracce di tizzoni o rami bruciati e poi i giovani rimanevano intorno ai fuochi a scaldarsi nell’umidità della notte inoltrata, prima di tornare a casa.

Un enigma tra i granelli di sabbia

Le orme avanti a me erano piccole, ravvicinate, procedevano diritte e parallele al mare, nella mia stessa direzione da nord a sud, e cioè dal villaggio dei pescatori verso la zona del faro. A volte il loro disegno si modificava, ed esse apparivano ora più vicine, ora più distanziate. Nonostante la loro piccola dimensione, non poteva trattarsi neppure di animali, che lasciavano tracce completamente diverse e riconoscibili.
Si poteva intuire un andamento a zig zag perché le orme si dirigevano verso il mare, dove si interrompevano, per poi riapparire alcuni metri più avanti, in direzione obliqua verso la terraferma. Però, in alcuni punti, senza una apparente ragione, esse terminavano improvvisamente, ancor prima di raggiungere le onde del mare. 
La zona era completamente deserta. Intorno a quelle impronte, non vi erano segni di una presenza umana e neppure tracce del passaggio di mezzi meccanici, pur molto diffusi da quelle parti per via del turismo e della vicinanza ad una grande tenuta agricola.
Ad un certo punto, le impronte, ormai discontinue e poco visibili, scomparvero. Incuriosito, percorsi alcuni metri convinto di rivederle più avanti come era sempre accaduto, ma stavolta non riapparvero.
A quell’ora, in cui il sole si era sollevato completamente dalla linea dell’orizzonte e il mare era più mosso, le onde si allungavano profondamente sulla spiaggia deserta, risucchiando rapidamente i passi che lasciavo dietro di me sulla battigia.
All’improvviso, notai che la sabbia mostrava, tra il mare e l’entroterra, delle irregolarità; erano piccole, ma visibili da lontano perché rompevano il disegno uniforme della sabbia livellata.
Mi resi conto, avvicinandomi, che erano le stesse piccole impronte che avevo notato in precedenza. Esse dunque non erano scomparse come sembrava, ma erano state solo cancellate dalle onde diventate più impetuose e travolgenti.

Il segreto del capanno abbandonato

I passi non procedevano più nella stessa direzione di prima, lungo il mare, ma si allontanavano dall’acqua e, con una leggera curva, attraversavano tutta la spiaggia raggiungendo un vecchio capanno.
Fu costruito, chissà da chi, molti anni prima con materiali di fortuna, vecchie tavole, pezzi di lamiera, ma ormai era abbandonato. La salsedine aveva divorato le cerniere della porta, lasciandola socchiusa come una bocca stanca. Dentro non c'era nulla, se non qualche rifiuto, e talvolta vi bazzicavano cani randagi in cerca di cibo.
Seguendo le orme, raggiunsi il capanno in pochi attimi e quando fui lì, scrutai all’interno del piccolo locale: il mio sguardo incrociò due occhi spauriti che brillavano nella penombra. Era un bimbo, rannicchiato tra i resti di vecchie reti, che si nascondeva. 
Non sapevo ancora, in quel momento, che durante la notte un bambino, allontanatosi dal villaggio, si era perso sulla spiaggia ed aveva vagato per diverse ore, prima di rifugiarsi in un capanno che gli era sembrato simile a quello del padre pescatore. 

Commenti

  1. Mi è piaciuto molto per la poesia delle parole e il mistero che poi si svela.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Genova, l'eskimo e i liceali: una ragazza degli anni Settanta 👩

(Introduzione a Daniela Barone). Il racconto di una giovinezza vissuta a Genova a cavallo tra due decenni formidabili. Dalle prime trasgressioni pomeridiane in discoteca alle canzoni di De André, fino alla cattedra di un liceo, l’autrice ci regala il ritratto nitido e nostalgico di una generazione che ha scoperto la libertà alzando il pollice in autostop e l'ha difesa nelle assemblee, lasciando un'eredità che ancora oggi sa contagiare i giovani. (Daniela Barone). Tra zeppe e De André: i contrasti di una famiglia degli anni '70 A 14 anni, nel pieno delle grandi rivendicazioni giovanili degli anni '70, a Genova indossavo come le mie coetanee minigonne vertiginose, pantaloni a zampa d' elefante e casacche a stampe floreali. Completavano il tutto occhiali da sole enormi e zatteroni con altissime zeppe. Papà aggrottava le sopracciglia di fronte a quell’abbigliamento vistoso ma la mamma insorgeva sempre in mia difesa: «Non fare il padre meridionale antiquato, Nino. Dopotu...

Bambini innocenti: l'affetto incontrato per caso e la lezione di Alex oltre il pregiudizio 🍋

(Introduzione a Cristina Podestà). Un'avventura estiva tra i profumi della macchia mediterranea si trasforma in una lezione di vita. Attraverso la voce di Alex, il racconto ci interroga sul confine tra protezione e libertà, ma soprattutto ci ricorda come l'innocenza dei bambini sappia guardare oltre l'apparenza, abbattendo i muri del pregiudizio per riscoprire l'umanità universale. (Cristina Podestà). La libertà nel profumo dei limoni Il profumo dei limoni aveva segnato la vita di Alex fin dalla nascita. La limonaia dei nonni era immensa, quasi più grande dell’uliveto. La mamma non voleva che lui si spingesse da solo troppo lontano, mentre il padre la riprendeva per queste sue apprensioni ingiustificate. Esiste una linea che ogni genitore traccia, diversa per ogni persona ed è quella che separa la giusta dose di libertà da dare al figlio dal timore che corra pericoli.  L'incidente nel terreno incolto Alex quando era con i nonni correva sotto le piante di limoni, in ...

La bacchetta magica, un viaggio nel mistero della natura 🪄

(Introduzione ad a.p.). Forza, energia, ispirazione, volontà: sarebbe bello poterle concentrare in qualcosa da usare all’occorrenza. Per superare disgrazie, dare una svolta alla vita. Un’illusione ben rappresentata dalla favola della “bacchetta magica”, metafora della speranza più ingenua. Che tuttavia racconta anche una verità: nella ricerca dell’impossibile, è il viaggio stesso, così concreto e alla portata di tutti, che nasconde misteriose sfumature di magia. (a.p. - FAVOLA) ▪️ Ci vuole poco tempo, non intralcia i tuoi programmi ed è una cosa utile. Hai molti pensieri per la testa e ti riesce difficile fermarti un attimo. Ma può servirti farlo, ne rimarrai sorpreso e contento. Magari ti propone qualcosa di inatteso, regalandoti buon umore e sollievo. 🚶 Il primo passo: esci e osserva La cosa da fare è fuori casa. Questo il primo punto. Non puoi rimanere dentro, devi uscire. Non sarebbe la stessa cosa altrimenti. Lo so, ci sono tante ragioni contro: abitudini, pigrizia, persino una v...

Tra i due litiganti il terzo gode: la saggezza popolare in una mollica

(a.p. - Introduzione a Laura Maria Di Forti) ▪️ Il proverbio di oggi: “ Tra i due litiganti il terzo gode ”. Non si è mai soli neppure nei litigi. Chi beneficia dei contrasti altrui? La tradizione popolare italiana si è sempre espressa con proverbi e modi di dire, rimasti poi nella memoria comune. Oltre le apparenze, non sono una ingenua semplificazione della realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Molto di più, uno sforzo per riflettere e capire. E magari scovare il bandolo della matassa. Interpretano sentimenti diffusi, traducono in poche battute concetti complicati, tramandano una saggezza solo apparentemente spicciola, qualche volta sono persino di aiuto per suggerirci le mosse opportune. Ci hanno consolato, ammonito, contrariato. Ce ne siamo serviti per affrontare momenti difficili e uscire da situazioni scabrose. Già pubblicati: Il mattino ha l’oro in bocca ,  Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco (Laura Maria Di Forti – PROVERBIO) ▪️ Senza pensieri seduto su una pan...

Tre anni insieme in uno scatolone, quando finisce la magia dell'amore

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono canzoni che non vorremmo mai ascoltare in determinati momenti della nostra vita, perché capaci di trasformarsi nella colonna sonora di un fallimento. Nel racconto che segue, le note dei Los Galos accompagnano Santiago mentre riempie scatoloni alla rinfusa, pronto a lasciare quella che per tre anni è stata la sua casa. Una confessione che scava nelle radici delle incomprensioni di coppia: dalle differenze culturali e generazionali, fino all'incapacità di comunicare, tra silenzi punitivi e sfoghi di rabbia. Una storia sulla fine dell'amore, le ferite dell'infanzia che riaffiorano quando meno ce lo aspettiamo e la difficile accettazione di un game over emotivo. (Daniela Barone). Il peso di tre anni in uno scatolone Sono seduto sulla montagna di scatoloni che ho riempito alla rinfusa dei miei vestiti e di tutte le mie cose. Non è facile farci stare dentro tre anni di matrimonio. Mi serviranno altri borsoni, magari quelli del supermercat...