Passa ai contenuti principali

Il torturatore e la vittima: Jafar Panahi racconta il dilemma morale della giustizia clandestina 🎥✮⋆˙ 🗝️ 🔒

Un furgone vecchio e arrugginito nella notte, con accanto un arnese per torturare
(Introduzione a Marina Zinzani). Un’analisi profonda e toccante dell'ultima opera di Jafar Panahi: un viaggio nel cuore dell'Iran clandestino per affrontare il confine morale tra giustizia e vendetta.

(Marina Zinzani) ▪️

L'incontro casuale con il passato

Il film “Un semplice incidente” del regista iraniano Jafar Panahi, uscito in questi giorni su SKY, è una storia di denuncia, drammatica, seppur con una mano a tratti leggera.
Un uomo guida di sera con la figlioletta e la moglie incinta, quando ha un semplice incidente, investe un cane. La macchina è danneggiata, riesce a portarla in un’officina dove qualcuno, non visto, sembra riconoscerlo, perché ha una protesi in una gamba e il suo suono metallico non è mai stato dimenticato.
Quell’uomo che crede di riconoscerlo in officina è Vahid, e l’uomo dalla gamba di legno è stato probabilmente il suo torturatore. 

Il sequestro e il peso della memoria

Vahid lo sequestra, vuole ucciderlo, ma vuole essere sicuro al 100% della sua identità. Per questo va da un amico, il quale lo indirizza ad una fotografa, la quale sta preparando un servizio fotografico con degli sposi.
Piano piano Vahid raccoglierà queste persone, la fotografa, il suo ex compagno, gli sposi, dentro il furgone su cui è nascosto il presunto torturatore. Questi, a parte lo sposo, sono legati a quell’uomo sequestrato, è colui che ha rovinato la loro vita.
Può sembrare una storia anche ironica, a tratti. È lui, non è lui, cosa facciamo, ma piano piano si svela nel suo piano più drammatico, attraverso ciò che queste persone hanno subito: la loro carcerazione perché protestavano anche solo per portare a casa un pezzo di pane per la famiglia, le violenze inaudite, non raccontabili, giorni e giorni di torture e di impiccagioni simulate, annullate all’ultimo momento. 

La scelta: giustizia o vendetta?

Quando emergerà chi è veramente quell’uomo, la rabbia dei superstiti si mischia all’esplosione del dolore, che questi hanno cercato negli anni di relegare, ma una deflagrazione in loro porterà a fare i conti su ciò che sono. Questo è il terribile dilemma.
Sono brutali come lui? Sono degli assassini? Se lo uccidono pareggeranno i conti o si metteranno al suo stesso livello? Che cosa li rende umani? Il perdono, o solo lasciarlo andare dalla moglie che ha appena partorito? Vahid prenderà la sua decisione. Ma la paura, in un’intensa e indimenticabile scena finale, non lo abbandonerà più.

Un messaggio universale oltre i confini

Girato in clandestinità, questo film di Panahi, premiato con la Palma d’Oro a Cannes nel 2025, racconta una storia ambientata in Iran, ma potrebbe essere ambientata anche altrove, perché il tema è universale: il torturatore e la sua vittima, che vorrebbe vendicarsi. E la vittima ha nonostante tutto uno spazio limitato, perché se si vendica ne pagherà comunque le conseguenze.

La via del "passare oltre"

Il passare oltre rimane cosa sulla carta, quando una vita è stata distrutta, e quello che viene dopo è solo ricucitura di frammenti, incubi che tornano, il corpo segnato, la mente che non trova pace. Eppure il passare oltre diventa l’unica strada percorribile che può allontanare la morsa dal torturatore, che lo fa sganciare dalla propria realtà, quella che si sta faticosamente ricostruendo.
Film di grande impatto, di denuncia e di profonda umanità, in cui il regista percorre gli anfratti più nascosti dell’animo umano, regalandoci un’opera di disperazione, di riflessione e forse di speranza.

Commenti

Post popolari in questo blog

Lettera a Elisabetta, la figlia nata due volte 🤱

(Introduzione a Daniela Barone). I legami superano le distanze, le incomprensioni e persino le separazioni forzate. In questa lettera, una madre ripercorre la storia di sua figlia Elisabetta: un viaggio fatto di ribellioni necessarie, rinascite dolorose e una ricerca incessante della propria libertà. Dalla sofferenza di un "secondo parto" emotivo alla conquista di una vita autentica, questo racconto è un inno all'amore indissolubile e alla forza di ricominciare. (Daniela Barone). Il debutto di "Pentolina" e i primi anni Eri nata una mattina soleggiata di dicembre, alla stessa ora in cui avevo dato alla luce Francesco, il tuo fratello maggiore. Quando ti avevano messa fra le mie braccia ero rimasta un po’ delusa dalle tue fattezze: mi aspettavo una bimba dai capelli biondi e radi come quelli di Francesco ma tu stranamente avevi una capigliatura castana lunga e folta che ti faceva assomigliare ad una scimmietta.  Il tuo visino era così largo che tuo padre ti aveva...

Nefertiti, regina silenziosa, e la mia voce ritrovata: il riscatto come donna 👑

(Introduzione a Daniela Barone). Gli incontri attraversano i millenni per parlarci direttamente al cuore. Durante un viaggio in Egitto, tra i colossi di pietra e il soffio del deserto, la figura di Nefertiti esce dai libri di storia per diventare lo specchio di una rinascita personale. Questo racconto è il diario di un’epifania: la scoperta che la regalità non risiede in un copricapo d’oro, ma nella forza di riprendersi la propria voce. (Daniela Barone). Sotto il sole di Luxor: l’incontro con l’eterno Nel mio ultimo viaggio in Egitto trascorsi una giornata al maestoso sito archeologico di Luxor, la Tebe dell’antichità. La guida locale che parlava italiano con un leggero accento calabrese ci aveva mostrato sotto un sole rovente i colossi di Memnone, la Valle dei Re e il tempio di Karnak. Dopo aver ammirato la mummia annerita del giovane Tutankhamon, morto a soli diciannove anni, contemplammo i mirabili dipinti che ritraevano il faraone Akhenaton.  Nella stele di confine che prende i...

Michela, l’amore che bruciava in silenzio: una storia clandestina nata in ospedale 🏥

(Introduzione a Daniela Barone). Il ricordo di un primo amore è spesso custodito in un cassetto a doppia mandata, dove la nostalgia si mescola alla consapevolezza della maturità. La storia di Orlando e Michela non è solo il racconto di una passione nata tra le corsie di un ospedale alla fine degli anni '90, ma una riflessione profonda sul peso del tempo, sulle convenzioni sociali e sulla differenza tra l'amore clandestino e la libertà di tenersi per mano. Un viaggio emotivo che esplora il confine sottile tra l'incanto di un sogno giovanile e la realtà dell'età adulta. (Daniela Barone). L'inizio tra le corsie Era la metà di dicembre del 1999 quando io, Orlando, allora appena ventunenne, ero stato assunto come infermiere all’ospedale di C. Avevo conseguito brillantemente il diploma e non vedevo l’ora di iniziare a lavorare. I turni erano pesanti, specialmente quelli di notte ma dopotutto mi restava abbastanza tempo per il riposo e lo svago. Non uscivo con nessuna raga...

Il diritto a peso: quando la tangente diventa "modica" 💊

(Introduzione ad a.p.). L’Italia sperimenta la "farmacopea del diritto". Il ministro Carlo Nordio replica alle richieste di rigore dell’Unione europea in materia ammnistrativa e propone di sdoganare la corruzione di "lieve entità", equiparando la mazzetta alla modica quantità di stupefacenti. Un’analisi sul rischio di una democrazia svenduta al dettaglio, dove la legalità si misura col bilancino e il malaffare diventa un peccato veniale. (a.p.). Mentre l’Unione Europea sollecita l’Italia ad adottare misure più incisive contro la corruzione, il ministro della Giustizia Carlo Nordio risponde in Parlamento con una tesi che ha il sapore del paradosso: «Non è una bestemmia parlare di modeste mazzette». Secondo il Guardasigilli, se l’ordinamento già contempla la "lieve entità" per il possesso di stupefacenti, lo stesso principio dovrebbe valere per il pretium sceleris della corruzione. La farmacopea del diritto: dosi omeopatiche di malaffare Siamo alla farmacope...

25 aprile, la Resistenza come manutenzione della democrazia 🇮🇹

(Introduzione ad a.p.). Il 25 Aprile oggi: non solo memoria, ma cantiere aperto della democrazia. In un’epoca di spinte autoritarie e riforme che minacciano gli equilibri costituzionali, la Resistenza si riscopre come forza dinamica e costruttiva: il presidio necessario per garantire diritti, dignità e giustizia a ogni cittadino. (a.p.). Un’eredità dinamica tra memoria e progetto C’è un filo rosso che lega le montagne della Val d’Ossola alle aule della Corte Costituzionale, un’eco che non si è spenta con l’ultima raffica del 1945 ma che continua a vibrare ogni volta che un "peso" cerca di schiacciare il suo "contrappeso". Oggi la cronaca ci impone di declinare questo termine nel suo significato più alto e urgente: la resistenza delle istituzioni. È necessario però liberare il termine da una concezione puramente “negativa”: la Resistenza non è solo un’attività passiva e difensiva, un semplice "no" opposto al declino, ma una posizione costruttiva e dinamica,...