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Effetto Venezia

“La Venezia”, a Livorno (foto ap)

Livorno, quella schietta asprezza dei modi e dei sentimenti: una cosa interiore che potremmo chiamare identità

(ap) Case alte dall’intonaco chiaro, raramente scrostato nelle parti più esposte al libeccio, persiane sospese nel vuoto come foglie in procinto di staccarsi dal ramo, stretti balconcini circondati da parapetti in ferro di un marrone che il tempo ha reso pallido.

Le facciate si immergono nella silenziosa acqua dei canali dal colore verderame, accompagnano pazientemente il tortuoso percorso dei “fossi”, scavalcati a tratti da ponticelli seicenteschi, nel quartiere livornese della Venezia nuova, a ridosso del Porto Mediceo.
"Fossi" a Livorno (foto ap)
Riflessi dorati e lucenti si alternano, lungo il rettilineo percorso di via Borra, negli antichi cortili del palazzo delle Colonne e del Monte di Pietà. Angoli stretti e improvvisi disegnano i vicoli esterni trattenuti da ripide spallette sui canali.
I numerosi portoni in legno verde sul filo dell’acqua chiudono magazzini costruiti per lo stoccaggio delle merci che venivano trasportate lungo le vie d’acqua navigabili da Pisa al mare.
Edifici costruiti sull’acqua, secondo le tecniche della laguna veneta che portarono a identificare il quartiere con il nome di Venezia nuova. Odori di cucina interna, mescolati a sapori di mare e di pesce fresco, provengono dalle case sovrastanti gli antichi depositi, come i Bottini dell’olio, risalenti al ‘600 e nati per la conservazione dell’olio locale.
La Fortezza nuova a Livorno (foto ap)
Un’area a forte valenza commerciale un tempo, che ha raccolto anche una classe borghese mercantile nei palazzi di maggior prestigio a ridosso proprio delle zone di intenso traffico economico. Non disegnata con la matita dolce, squadra e compasso, al modo degli ordinati architetti del granduchi di Toscana.
Ma inventata nel cuore stesso della città, una pianta pentagonale circondata da un fossato d’acqua e poi allargatasi secondo le necessità, anche a scapito della Fortezza Nuova, il bastione difensivo collocato nell’entroterra.
"Fossi" a Livorno (foto ap)
Un’architettura aperta e libera, che ispirava a Curzio Malaparte, “un senso di libertà popolaresca e di nobiltà un po’ stanca”. E che racconta qualcosa del passato dei livornesi e del loro presente.
Forse davvero, percorrendo quegli stretti vicoli, affacciandosi a guardare le barche che raggiungono accortamente il mare nelle limpide giornate di sole, incontrando tanti che dicono “deh” e ti parlano a mano aperta muovendo le dita, puoi immaginare, come pensava il toscano maledetto, che in quelle parole “non c’è imbroglio” e che star di casa alla Venezia sarebbe “una vita semplice e bella”.

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