Passa ai contenuti principali

Vizio di vivere

Difficile ritrovare quelle parti di sé andate perdute nel corso della vita

di Bianca Mannu

Da lei qualcosa si staccò
come organo esule - da lei -
in cerca d’un corpo ad hoc …
Lei lo inseguì lo superò
volgendosi a guardarlo … mh?
Un modo di aspettarlo
per fissarselo sul dorso
come si fa con lo zaino
all’inizio di una gita
su terreno in salita
Un impeto e un moto
ignoti nel germe e nel destino
che lei - a sorsi e morsi - inghiotte
ora e per sempre come propri
Pari a un’ameba ignara
connivente con il tutto e con il niente
dimenerà torso e appendici
cucendosi a toppe e lune
sensi e senso
per fabbricarsi il - giusto? -
tempo di esercizio
atto a scovarne il mistero e le ragioni
o contrarne appena il vizio

Commenti

  1. Sì, durante l'esistenza qualcosa si perde,ma capita anche che si acquisisca qualcosa:per esempio esperienza, senso dei propri limiti...
    Ma questa composizione non si occupa di ciò. Qui il problema è la creazione patriarcale del modello di femminilità a cui ogni umano femmina ha dovuto uniformarsi fin dalla nascita. Pensiamo a questo tratto: tu terrai le gambe ben strette e terrai nascosto il tuo sesso in quanto segno osceno e negativo. All'opposto il maschietto non solo non avrà problemi a mostrare i propri genitali, ma incontrerà spesso chi lo loderà per essi e li vivrà come emblema di forza, di aggressività, di stima sociale. Le stesse cose possono dirsi rispetto alla vivacità intellettuale negativa e sfrontata nella femminuccia, necessaria importante lodevole in un maschietto. Operazioni consimili avvenivano ad opera di tutte le componenti sociali sotto il controllo dei corpi educativi intermedi (madri, padri, preti, suore, predicazioni religiose, ecc.) avevano lo scopo di selezionare i caratteri desiderabili nei generi, di modo che venisse tutelato in tutti i campi importanti il primato maschile assicurando ad esso l'acquiescenza femminile. La molla interiore a scrivere un tale testo non si attiva in virtù di una considerazione astratta, ma nasce dalla diminutio, dal disagio che nasce dalla coartazione,dalla repressione e dallo spostamento psicologico delle pulsioni fondamentali e dalla sofferenza determinata dall'azione depressiva.

    RispondiElimina
  2. Anche in mancanza di questa illuminante e profonda spiegazione, dal tuo testo sale, prepotente,a pugni alzati,una protesta.Sembri parlare con te stessa o per meglio dire con una te stessa che nel tempo è diventata specchio dell'umanità lasciata fuori di te.E nel tuo discorso a muso duro,dici quanto c'è da dire,senza più paura o remore.

    RispondiElimina
  3. No, la poesia non è per tutti.Bianca Mannu mi rende ogni volta orgogliosamente felice di appartenere alla schiera di coloro che colgono e sentono e capiscono al di là della logica,al di là della cultura.Io stessa non so dire come si sia affinata ,attraverso l'alchimia delle parole,la comprensione prima,quasi primitiva.

    RispondiElimina
  4. Sì, Angela, sono quella coi pugni alzati forse più per ricordare a me stessa che cosa non dovessi più accettare neanche nel pensiero. Se non che molto di ciò che non avrei voluto essere si era già insediato nell'inconscio super egoico e ho pagato un pedaggio lungo una vita.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Ibusemi: la malinconia sottile che non sappiamo spiegarci 🇯🇵

(Introduzione a Marina Zinzani). Esistono emozioni che la lingua italiana fatica a perimetrare con un unico termine. “Ibusemi” è una di queste: una parola giapponese che tenta di dare forma a uno stato d’animo. Non è solo tristezza, ma una vibrazione dell’anima che ci connette a ciò che manca o che avrebbe potuto essere. (Marina Zinzani).  La geografia dell'assenza “Ibusemi” è una parola giapponese che cerca di cogliere uno stato d’animo di non facile lettura. La malinconia che assale, senza una spiegazione ben precisa. Ma la malinconia in sé ha contorni spesso indefiniti. È la mancanza di una persona cara, di un ambiente che si ricorda gradevole, di una persona amica. È quel senso di solitudine della domenica pomeriggio, quel vedere il sole e la vita là fuori suggerita, e percepire la mancanza di qualcosa, quello che poteva essere e non è stato, quello scontro umano quando doveva esserci assonanza, quel fiore che non colsi. Tra versi e tempeste dell'anima La malinconia che fa ...

Coppedè: l'isola del sogno nel cuore di Roma🏝️ 💭

(Introduzione ad a.p.). Ripercorrere le strade di questo angolo di Roma non è una semplice passeggiata, ma un’immersione in un’estetica che sfida il tempo. Qui, il confine tra l’architettura e la leggenda si fa sottile, lasciando spazio a un’emozione che riaffiora ogni volta che lo sguardo incrocia i suoi dettagli ipnotici. (a.p.). Un’invenzione di inizio secolo Lo chiamano quartiere, ma non lo è, almeno a considerare le dimensioni di Roma. È piuttosto un’isola, un frammento di un altrove che ha deciso di naufragare nel cuore della città. Il nome lo deve al suo inventore, l’architetto Gino Coppedè, che ebbe l’idea e fu incaricato di realizzarla. Lo fece a inizio secolo — l’altro, ovviamente — e così nacque la maggior parte di quei villini nel quartiere Trieste: una sfida alla geometria e alla monotonia urbana. Piazza Mincio: il cuore e l’acqua Lo definiscono pure un complesso architettonico, però il concetto non si adatta, è riduttivo. Il cuore pulsante resta piazza Mincio, dove il tem...

Sporca come una pozzanghera: l’incontro che trasformò una giornata storta 👩

(Introduzione a Marina Zinzani - Commento a.p.). L’acqua è un tema poliedrico. In questo specifico episodio, tratto dai “Racconti dell’acqua”, l'elemento acquatico si manifesta nella sua forma più umile e sgradevole: l'acqua sporca di una pozzanghera. Uno schizzo imprevisto, causato dal passaggio maldestro di un'auto, colpisce una giovane donna, Linda, bagnandole gli indumenti. Questo banale incidente domestico diventa però il catalizzatore di una riflessione interiore e l'inaspettato pretesto per una svolta nella sua vita. (Marina Zinzani).  Il peso dei giorni no C’erano dei giorni no. Giorni in cui il corpo faceva fatica a muoversi, come quelle auto che fanno fatica a mettersi in moto la mattina, colpa dell’usura degli anni o di una cattiva manutenzione.  Il corpo che risponde poco, malattia subdola e depressione dietro la porta: difficile restare in equilibrio e trovare il sorriso quando di anni, dentro, se ne sentono cento. Linda guardò dalla finestra appena sveglia...

Uccello in gabbia: la follia gelida di Daniela tra sangue e sbarre ⛓️

(Introduzione a Vespina Fortuna). Ci sono vittime che cercano disperatamente una via d’uscita. Questo nuovo capitolo tratto dalla serie "Donne maledette", storie di donne immaginarie, ci pone invece di fronte a un abisso differente. L’autrice dà voce a Daniela: una donna che non subisce l’orrore, ma ne è strumento e interprete. Attraverso una lettera gelida e priva di rimpianto, scopriamo il delirio di chi ha scambiato il sangue per un ideale e la cella per un piedistallo morale. È la storia di un "uccello in gabbia" che non vuole essere liberato, perché convinto che le sbarre siano l'unico luogo da cui guardare il mondo con purezza, mentre fuori la vita — e gli affetti — si consumano inesorabilmente. (Vespina Fortuna). Una notizia tra le sbarre Cara mamma, ho saputo che papà ci ha lasciati. Ieri è venuto Maurizio e me l’ha detto. Me l’ha sbattuta in faccia questa notizia, guardandomi dritta negli occhi, quasi come se volesse farmi male o se la colpa fosse mia...

Marc Chagall e il messaggio biblico: la poesia oltre il colore 🎨 🧑‍🎨

(Introduzione a Marc Chagall – Commento a.p.). Entrare nel Museo Marc Chagall a Nizza non è solo un'esperienza estetica; è un'immersione in un 'messaggio' che trascende l'arte stessa. Prima di lasciarsi rapire dalle immense tele del Messaggio Biblico, dai blu profondi e dai rossi vibranti, esiste un luogo, fisico e ideale, in cui l'artista stesso ci accoglie. È la sua dedica, scritta nel 1973, un testo che è insieme testamento artistico, preghiera laica e utopia di pace. Queste parole sono la soglia necessaria: ci dicono non 'cosa' guardare, ma 'come' ascoltare. Marc Chagall (Dedica del 1973 al Museo di Nizza) La soglia delle parole Fin dalla mia prima giovinezza sono stato conquistato dalla Bibbia: mi è sempre apparsa e ancora mi appare come la più grande fonte di poesia di tutti i tempi. Fin d’allora ho cercato questo riflesso nella vita e nell’arte. La Bibbia è come una grande eco della natura ed è questo segreto che ho cercato di trasmettere....