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Tempi di attentati

Contatti, preparativi, arruolamenti. Tra logge segrete e gruppi terroristici. Storie di persone, dietro gli attentati

di Davide Morelli

Si era preso una pausa di due giorni. Voleva osservare come era cambiata Padova dai suoi tempi. La cosa che lo interessava di più non era apprezzare la bellezza della città. Non gli importava della bellezza della Basilica di Sant'Antonio o della Cappella degli Scrovegni. La cosa che lo interessava di più era ritornare in certi luoghi a lui cari e vedere come il tempo aveva cambiato la fisionomia delle cose.
Si era reso conto che la vecchia e familiare osteria in cui andavamo a bere il Fragolino aveva chiuso i battenti ed era stata sostituita da un bar ipermoderno. In Piazza del Capitaniato in cui sostavano spesso non c'era nessuno. Aveva notato che il Comune aveva dato il permesso a tutti i bar del centro di invadere con i loro tavolini le piazze. Gli studenti si riunivano comodamente seduti davanti ad uno Spritz. Alcuni esercizi commerciali avevano chiuso ed altre attività avevano preso il loro posto.
Era strano passeggiare per Padova e non trovare più amici quando un tempo bastava girare l'angolo per imbattersi in un volto familiare. Era il segnale inequivocabile che una stagione della vita era finita. In fondo era tutto molto strano. Passeggiava per le vie del centro e tutti quei volti gli erano indifferenti e lui indifferente a loro. Pensava che ogni città era infinite città interiori. Si era messo a riflettere sugli scalini di Piazza dei Signori. Era andato anche davanti a certi appartamenti un tempo abitati da amici e amiche. Nelle sue vecchissime agende erano rimasti i numeri telefonici di questi appartamenti.
Era passato troppo tempo. Le persone erano cambiate. Conosceva gli imperativi di questa epoca: non si poteva essere statici, bisognava essere dinamici, bisognava adattarsi a tutto (a costo di snaturarsi), bisognava accettare dei compromessi, bisognava far buon viso a cattivo gioco. Ma in fin dei conti era così per tutti. Per tutti indistintamente. In definitiva Padova era il passato ed era lontana: forse era per entrambe queste cose che aveva nostalgia di quei tempi e di quella città.
Oramai era un estraneo, uno straniero. Quel giorno aveva appuntamento con Luigi, un suo amico di vecchia data. Avevano fatto l'università assieme. Poi lui aveva spiccato il volo ed era diventato un grande imprenditore. Aveva le mani in pasta dappertutto. Custodiva segreti sui più grandi misfatti italiani. Aveva la coscienza sporca. Nonostante questo era riuscito a essere un buon padre di famiglia. Erano le undici di mattina quando il suo telefonino squillò. Rispose. Era Luigi che aveva assolutamente bisogno di parlare con lui in tutta segretezza. Gli disse che aveva bisogno di una mano. Si fidavano ciecamente l'uno dell'altro.
Il nostro sapeva dove abitava Luigi. Una villa in campagna. Prese un taxi. Lo andò a trovare all'ora prestabilita. Lo accolse subito con una stretta di mano forte ed una pacca sulla spalla. Era riuscito a tenersi in ottima forma. Aveva ancora un aspetto giovanile, grazie ai lifting e alle ore di palestra. Salirono le scale a chiocciola. Quindi lo fece accomodare nel suo studio. Non era tipo da preamboli e digressioni Luigi. Era un uomo molto pratico e sicuro di se stesso. Era decisionista fino all'inverosimile. 
"Ti abbiamo chiamato per metterti al corrente di un nostro progetto. Tu sai quanto ti stimiamo. Non capiamo perché non hai mai voluto trasferirti e non hai mai voluto lavorare con noi. Hai voluto rimanere con la famiglia ed hai vissuto quasi in povertà. Sei stato per molto tempo senza lavoro. Sappiamo le tue sofferenze nella tua regione rossa. Hai avuto una vita piena di noia, contrarietà, meschinità, momenti no. Noi ti offriamo l'occasione di vendicarti di tutte quelle ingiustizie subite."
"Cosa avreste in mente?"
"Si tratterebbe di destabilizzare per stabilizzare. La nostra loggia segreta annovera tra le proprie fila uomini dello stato, militari di ogni genere, imprenditori, politici, uomini di onore. Tutto verrebbe insabbiato a dovere. Potrebbero catturare gli esecutori. Ma si troverebbero dinnanzi ad un muro di gomma per quanto riguarda gli strateghi e i mandanti. Ci avvaliamo anche della lunga mano degli americani. Tu non sarai mai perseguibile perché l'Italia di fatto è un paese a sovranità limitata." 
"Cosa dovrei fare?"
"Tu dovresti essere uno stratega. Dovresti pianificare gli attentati. Verresti affiancato da diversi alti ufficiali dell'esercito."
"E se rifiutassi?"
"Pensaci bene. In fondo tu potrai vendicarti personalmente dei tuoi nemici. Non ti basta colpire nel mucchio e vuoi delle vendette ad hoc? Vuoi farla pagare ai tuoi nemici? Provvederemo noi. Tu dicci chi sono e li colpiremo. In fondo tutti in quei giorni parleranno degli attentati. Se ci saranno tre o quattro morti ammazzati con la pistola saranno morti di serie b. Ne parleranno pochi. Quei pochi morti passeranno in secondo piano."
"Pensavo che certe cose avvenissero tramite cerchi concentrici. La cosiddetta strategia della tensione non pensavo che venisse così esplicitata. Pensavo che fossero passati i tempi della guerra fredda, del regime dei colonnelli greci, eccetera eccetera."
"Sappiamo che di te ci possiamo fidare. Devi capire le nostre esigenze. Si tratta di un sacrificio necessario. Dobbiamo punire quella parte di Italia che non è con noi. Deve avere una piccola lezione. D'altronde sono una esigua minoranza nella nazione e a livello paramilitare sono totalmente inferiori. Diciamo che il loro spontaneismo armato ci fa ridere. La loro violenza è molto disorganizzata. Appena provano a fare i rivoluzionari finiscono in carcere. I brigatisti rossi non sanno mai quello che fanno quando sono autentici brigatisti rossi. La stragrande maggioranza delle volte le brigate rosse sono state infiltrate alla base e manovrate ai vertici."
"Non vedo perché volete farmi partecipe di questo vostro progetto. Io in fondo ho già rifiutato di lavorare con voi. In fondo ammetto che vivo molte negatività, ma tutto sommato tollero. Diciamo che vivo e lascio vivere."
"Ma non devi avere paura. Tu sei dalla parte giusta e sotto la nostra egida."
"Mi dispiace ma non parteciperò."
"Mi deludi. Non ti conviene dire niente di tutto ciò. Tu sei un insetto e ti schiacciamo quando vogliamo. Il minimo che ti possa accadere è passare per pazzo o finire in carcere per reati che non hai commesso."
Si salutarono. Il nostro venne congedato freddamente. Erano troppo lontani i tempi della giovinezza. Tre giorni dopo Luigi morì per un infarto. Ne dettero notizia tutti i quotidiani e le televisioni. Il nostro non sapeva cosa fare. Quell'attacco di cuore aveva fermato gli attentati oppure tutto era soltanto rimandato a data da destinarsi? In fondo il nostro dei potenziali stragisti conosceva soltanto Luigi e non sapeva cosa fare. Inoltre Luigi in quella conversazione era rimasto nel vago. Forse era tutto uno scherzo, ma Luigi non era il tipo: aveva sempre preso la vita maledettamente sul serio. Non aveva nemmeno detto nomi, date o luoghi. In fondo da quel tipo di persone non c'era da aspettarsi che facessero complimenti quando qualcuno intralciava i loro progetti.
C'era da sperare che Luigi fosse l'ideatore e il capo assoluto di quella loggia segreta. Forse questo progetto sarebbe rimasto una opera incompiuta. Ma il nostro era indeciso sul da farsi. Forse era una questione di coscienza e doveva cercare di fermare in ogni modo gli eccidi. Forse il futuro era già scritto. Il nostro forse non poteva fare alcunché per cambiare la storia. Forse ci sarebbero state reazioni della loggia segreta che avrebbero annullato ogni sua azione. Nessun algoritmo previsionale poteva prevedere le catene di eventi. Tutto forse era in mano al caso, ad un processo aleatorio.
C'erano tantissime variabili e tantissime dinamiche in gioco. Forse la rete delle relazioni della loggia poteva causare una molteplicità di eventi che avrebbe annichilito ogni suo intento. Chi avrebbe preso le decisioni ora che Luigi era morto? Quando e dove sarebbero avvenuti gli attentati? Impossibile dirlo. Era così difficile prevenire il crimine perché tutto dipendeva da molti fattori. Forse il cosiddetto paradosso della predestinazione, teorizzato dagli scrittori di fantascienza, valeva non solo per il passato ma anche per il futuro. Forse non si poteva cambiare alcun evento. Forse. Andò alla stazione per prendere il treno. Aveva l'inferno nell'animo. Certe cose era meglio non saperle. Era meglio forse vivere inconsapevolmente.

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