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Fantasmi

La paura per il futuro: fonte di inquietudine in ogni epoca


di Marina Zinzani

Le circostanze che ci spaventano sono più numerose di quelle che ci opprimono e soffriamo più spesso per la nostra immaginazione che per la realtà concreta. (Seneca)

Esiste un mondo immaginario, potente, spesso pauroso, condizionante. È il “non accaduto ma che potrebbe accadere”, è l’avvoltoio che gira nel cielo e potrebbe venire da noi, portandoci via qualcosa di prezioso, è l’inquietudine della sera, del buio, la paura per il giorno dopo.
Il non accaduto, così condizionante, è come un personaggio a sé, ha raccolto dati, ha visto cose accadute ad altri, suggerisce che potrebbero accadere. Richiama la paura sottile, mista ad ansia ma anche ad apatia, alla consapevolezza della precarietà e del capriccio degli dei, oggi è così, domani può non esserlo più.
Governare le paure è stato tema di saggi, di religioni, di uomini coraggiosi che si sono addentrati nei sentimenti cercando di comprenderli, anche di dominarli. C’è qualcosa di beffardo in questo non accaduto condizionante, che inquina e inquina parecchio. Se da un lato esorta alla prudenza, alla riflessione, al prendere delle misure, a cercare di avere in mano il proprio destino, dall’altra intossica e avvilisce, restituisce ansia mentre ci si addentra nelle possibilità del giorno: il non vissuto condizionante è nutrito da continue notizie, terribili, da tanta informazione che ci fa vivere sempre nella sottile paura. Ma anche se si fosse impermeabili alla cronaca, la mente verrebbe influenzata da altro, generando comunque inquietudine.
La nostra immaginazione porta a soffrire, dice Seneca. Certo, fermare la mente e le sue paure non è facile. Peccato, perché dei giorni belli, positivi, vengono animati da fantasmi. Tempo dopo si comprende che erano fantasmi, paure infondate, e lo si comprende con rammarico, perché quei giorni non torneranno più.

Commenti

  1. "quei giorni non torneranno più" sagge parole, da tenere presente ogni giorno, per assumere maggiore consapevolezza della preziosità del tempo presente.
    Grazie

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