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Due madri

Ragazzi in guerra


di Marina Zinzani

Cala la sera, e il cuore è inquieto. Lo è inquieto dalla mattina, veramente, lo è sempre. Anzi, è un cuore disperato che non sa trovare una via di fuga, non c’è via di fuga.
È tutto devastato, distrutto, un barlume resta, di forza e speranza, e si prega perché tutto questo finisca. Lui, l’amato figlio, è lì, combatte, i rumori fanno tremare, è il suono del diavolo, del Male, sì, perché il Male ha tanti suoni, e uno di questi è quello delle bombe.
Resisti figlio mio, che ti proteggano i santi, i nostri cari da lassù. Io prego per te, e cerco di essere forte, di sigillare il mio cuore che muore invece di paura, ma non posso lasciarmi andare. Devo essere forte anche per te, figlio mio.
Cala la sera, e il cuore, da un luogo lontano, è inquieto. Si contano i numeri dei morti, e non si sa perché l’amato figlio è al fronte, in nome di cosa, certo lui non l’ha scelto. Ha una ragazza che lo aspetta, ha una madre, un padre e dei fratelli. Doveva essere da qualche parte con i suoi amici questa sera, a bere, a progettare il futuro, e invece è in un campo nemico, a sparare, e lui non vorrebbe, lui è buono, l’amato figlio.
Ma la guerra è così, uno decide, gli altri partono, gli altri si sacrificano, gli altri cadono. Tutte le guerre sono così, maledette guerre.
Cala la sera e il tormento di due madri, che hanno i figli uno contro l’altro, è lo stesso, provano la stessa paura, sentono l’odore maledetto della morte, è lì, ad un soffio, e loro sono impotenti.
Dove sei figlio mio ora? Un unico pensiero, in questa notte inquieta. Terribile. 

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