Passa ai contenuti principali

Solitudini: Ettore

di Marina Zinzani

Ettore, 59 anni, operaio.
La mia pensione è ancora lontana. Potrei dire che è quasi un miraggio, e come tanti dico “Chissà se ci arriverò”.
Lavoro con 40 gradi, sono uno di quelli che si incrociano sulle strade, mentre ci sono rallentamenti perché si rifà l’asfalto di una corsia.
La gente in macchina, a lamentarsi del caldo mostruoso, ma con l’aria condizionata, ed io vestito con gli indumenti antinfortunistica, sotto il sole, pieno di sudore, che non so come fare ad arrivare a sera. Ad arrivare alla fine dell’estate, anche dell’anno, dei prossimi anni, fino alla pensione.
Non ho studiato e questo è l’origine del problema, del perché mi trovo qui, su una strada a rifare l’asfalto, con la paura costante che un automobilista distratto mi investa. È successo, in qualche caso. Se avessi studiato ora sarei in un ufficio, al massimo con il problema dei gradi dell’aria condizionata, che non siano troppi, altrimenti arriva la cervicale.
Non ho studiato, è vero, non ho preso un diploma, ma sono stato obbligato ad andare a lavorare presto, c’era bisogno, mio padre è mancato quando io ero piccolo e dovevo aiutare mia madre e i miei fratelli.
Mio figlio Riccardo ha 16 anni, e poca voglia di studiare. Io che ne avevo voglia, ho dovuto fermarmi alla scuola dell’obbligo, lui, che potrebbe farlo, preferisce passare i suoi pomeriggi con gli amici, piuttosto che applicarsi sui libri. Amici che fra l’altro mi ispirano poco.
Ricordo la mia prima paga, avevo 14 anni, ero orgoglioso di me. Erano i “miei” soldi, guadagnati lavorando. Riccardo invece mi chiede denaro continuamente, dice che i soldi gli servono per uscire con gli amici, che io sgancio poco, che gli altri genitori non fanno domande. Gli avevo prospettato l’idea di un lavoretto estivo, un mio amico ha un bar e avrebbe bisogno di un aiuto il fine settimana, fa fatica a trovare qualcuno, i giovani vogliono essere liberi il sabato e la domenica. E Riccardo mi ha quasi riso in faccia: “Io il sabato sera esco con i miei amici, cosa faccio, vado a lavorare?”
Giusto, devo aver detto un’eresia. Perfino sua madre mi ha guardato come se non stessi bene. Sua madre, cioè mia moglie, è sempre dalla sua parte, a prescindere. Mi sembra che il ragazzo spenda troppo, avanzo dei dubbi, non è che prende droga, questo pensiero mi terrorizza.
Ma Riccardo fa due moine a sua madre, la raggira raccontando di serate al ristorante, di ragazze a cui paga da bere, cose varie, e lei crede a tutto. Due contro uno, e io sto zitto. Zitto. Devo portare a casa la paga e non fare troppe domande.
Io parlo con Riccardo, non è che lascio perdere. Io gli dico che lo studio è importante, che lui deve darsi una mossa, mettersi d’impegno, se non prende un diploma cosa andrà a fare? Un lavoro manuale, duro come il mio? In strada a rifare l’asfalto con 40 gradi? O a fare il facchino, o lavori comunque di fatica? Io la conosco la fatica, lui ancora no, non ne ha idea.
Io gli parlo, e lui prende in mano il cellulare, guarda chissà cosa, si dimostra insofferente. Comprendo che non vede l’ora che io smetta di parlare. E comunque quest’anno è stato bocciato. Dice che non vuole tornare in quella scuola, che la colpa è dei professori, e comunque vedrà, ci penserà, adesso vuole riposarsi e divertirsi. Sta sdraiato nel divano tutto il giorno, esce la sera, rientra la mattina. Non aiuta neanche in casa, tanto per dire.
Poi sento il mio migliore amico che parla di suo figlio, dei suoi successi scolastici, della laurea che vuole prendere, un ragazzo che non ha mai dato nessun problema. Io non sono invidioso, ci mancherebbe, però mi chiedo cosa abbia fatto la differenza fra me e lui, siamo persone simili, genitori simili. È il caso, la fortuna, chissà. 
Caldo oggi. La gente sta partendo per le vacanze. Macchine piene di bagagli. Arriveremo anche a sera.

Commenti

Post popolari in questo blog

La faccia nascosta della Luna: da Apollo a Artemis, tra ricordi di famiglia e futuro 🌓

(Introduzione a Daniela Barone). Un filo invisibile lega il bianco e nero sfuocato del 1969 alla nitidezza digitale della missione Artemis II. Attraverso gli occhi di un bambino e i ricordi di una nonna, la Luna smette di essere solo un corpo celeste per diventare lo specchio delle nostre fragilità. Un racconto intimo sul senso di appartenenza a quel "piccolo puntino azzurro" che chiamiamo casa. (Daniela Barone).  Tra generazioni e memorie lunari «Nonna, vieni a vedere la luna.» Così aveva reclamato la mia attenzione Luca, il mio nipotino di due anni e mezzo. Era sul poggiolino della casa dei miei quella sera d’estate del 2019. Indossava un pigiamino corto leggero e si teneva alla ringhiera arrugginita. Mio padre, vedovo da diversi mesi, già dormiva ma lui non ne voleva sapere di andare a letto. Aveva buttato per gioco nel cortile sottostante numerose mollette e si trastullava con le poche rimaste nel cesto. Stringendo la manina di Luca non potei fare a meno di pensare a qua...

Odore di arance e rimpianti: l’estate a Tindari che decise il destino 🍊

(Introduzione a Daniela Barone – Commento a.p.). L'estate del 1972 è stata il palcoscenico di un bivio esistenziale, non solo una vacanza. Tra i profumi di una Sicilia mitica e l’azzurro di Tindari, la protagonista Mara sperimenta per la prima volta l'ebbrezza di un amore che sa di imprevisto. Eppure, al ritorno, la sicurezza di un fidanzamento solido e il conflitto mai risolto con una madre critica la spingono verso una scelta conservativa. Un racconto spietato su come la paura della solitudine e il desiderio di ribellione possano tracciare il destino di una vita intera. (Daniela Barone). Verso la Sicilia: una profezia materna L’estate del ‘72 fu un periodo esaltante per me. La partenza tradizionale con i miei per il campeggio in qualche luogo marino incantevole si stava avvicinando. Papà aveva scelto la Sicilia, desideroso com’era di mostrare a me e alla mamma il suo paese natio, il borgo di Novara al confine fra i Nebrodi e i Peloritani. «Conoscerete mia zia e i miei cugini....

Lettera a Elisabetta, la figlia nata due volte 🤱

(Introduzione a Daniela Barone). I legami superano le distanze, le incomprensioni e persino le separazioni forzate. In questa lettera, una madre ripercorre la storia di sua figlia Elisabetta: un viaggio fatto di ribellioni necessarie, rinascite dolorose e una ricerca incessante della propria libertà. Dalla sofferenza di un "secondo parto" emotivo alla conquista di una vita autentica, questo racconto è un inno all'amore indissolubile e alla forza di ricominciare. (Daniela Barone). Il debutto di "Pentolina" e i primi anni Eri nata una mattina soleggiata di dicembre, alla stessa ora in cui avevo dato alla luce Francesco, il tuo fratello maggiore. Quando ti avevano messa fra le mie braccia ero rimasta un po’ delusa dalle tue fattezze: mi aspettavo una bimba dai capelli biondi e radi come quelli di Francesco ma tu stranamente avevi una capigliatura castana lunga e folta che ti faceva assomigliare ad una scimmietta.  Il tuo visino era così largo che tuo padre ti aveva...

Concerto all'alba: quando la musica incontra il risveglio del mondo 🌅

(Introduzione a Liana Monti). Un acquerello sensoriale che cattura la magia di un concerto all'alba. Non è solo la cronaca di un evento musicale, ma il racconto di una sinergia perfetta tra l'arte umana e lo spettacolo della natura, dove il sorgere del sole diventa parte integrante della partitura. (Liana Monti). L'attesa: tra marea e aurora Ore 05.30, in riva al mare, una mattina di estate, fra poco sorgerà il sole. Il pubblico è arrivato presto, con largo anticipo, dalle varie parti della zona, per essere puntuali a questo evento. C’è attesa nell’aria. Il panorama offre uno spettacolo molto suggestivo. Il mare è calmo, la marea si sta ritirando. Nel cielo uno spettacolo in evoluzione dal buio della notte piano piano verso il chiarore. Ed ecco giungere l’aurora che ci mostra nubi che adornano il cielo ed un gioco di luci e colori affascina i presenti che con gli occhi puntati verso l’orizzonte attende anche l’imminente arrivo dell’alba. L'incanto: violino, chitarra e m...

Il treno all’alba: Vincenza e il sogno proibito di un altro destino 🚉 📚

(Introduzione a Vespina Fortuna). Alcuni destini sembrano scritti sulla pelle prima ancora di nascere, eredità pesanti come catene che passano di madre in figlia tra i profumi di zagara e il silenzio di case senza porte. In questo crudo spaccato tratto da "Donne maledette", l’autrice ci racconta di Vincenza: una bambina "secca e lungagnona" che commette l'errore più imperdonabile in un mondo di rassegnazione: sognare una vita diversa. Una storia di resistenza silenziosa, colletti bianchi e un treno all'alba che diventa l'ultimo, disperato confine tra il fango e la libertà. (Vespina Fortuna).  Un’eredità di profumi e peccato Vincenza già conosceva il suo destino, sino dal giorno in cui era nata. La madre e le sorelle trascorrevano la vita a compiacere gli uomini del paese. Era cresciuta tra essenze di violetta e profumi di rosa canina in una casa un poco fuori dal paese, tra vigneti e agrumeti abbandonati. Il profumo delle zagare indicava la strada ai fru...