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Gaza la “miniera d’oro”, tra psicosi e profitto diabolico

(a.p.) ▪️Gaza, «una miniera d'oro, un grande investimento da spartire con gli Usa». La frase del ministro israeliano Smotrich supera l’inimmaginabile. Un Eldorado da costruire sul sangue di innocenti.
In un quadro di disconnessione dalla realtà, il concetto travalica la propaganda politica e impone una riflessione d’altro tipo.
Mentre nella striscia si consuma una catastrofe umanitaria di proporzioni mai viste, l’uscita verbale di quel tale non può essere ridotta a esempio estremo di distorsione cognitiva. Certo, la psiche umana, di fronte a un'esperienza traumatica, si attiva in qualche modo: nega, banalizza o razionalizza l'orrore, insomma adotta un meccanismo di difesa.
Ma in questo caso, volendo ragionare allo stesso modo, quel meccanismo, per così dire, sarebbe azionato dallo stesso soggetto che ha causato ciò da cui si difende, un assurdo. Qualcosa non torna.
La prefigurazione di una "miniera d'oro", con la trasformazione del martirio in un asset finanziario, deumanizza la sofferenza, espropria le vittime della loro stessa umanità. Solo un cervello perverso può dapprima provocare distruzione e morte, poi creare una realtà alternativa in cui le macerie sono la fase preliminare di un assurdo progetto edilizio. Però non c’è solo il progetto, a posteriori, di autoassoluzione da una colpa.
La prospettiva del profitto vorrebbe ora annullare l'empatia, ridurre le vittime a accidenti di un "business plan", per questo il disegno è l’eliminazione fisica delle persone che abitano quella terra. Smotrich non è il solo a usare questa retorica. Anche Donald Trump ha parlato, in termini simili, di una "riviera" a Gaza, suggerendo una visione che trasforma il conflitto in un'opportunità di sviluppo turistico ed economico.
Si tratta di un'inversione di valori radicale, in cui il dolore e la perdita sono finalizzati fin dall’inizio ad una speculazione. Non c’è nemmeno lo sfruttamento di un’opportunità a posteriori. Al contrario, c’è la creazione deliberata di essa.
La mente prima crea l’orrore poi lo annulla nella visione "utopica" di una Gaza rigenerata. Il passaggio determinante è l’eliminazione dell’orrore, non già attraverso la speranza, ma con l’eliminazione fisica delle persone.
Non è solo cinismo. La psiche, in pieno delirio, si è rinchiusa in una bolla, ormai irraggiungibile dalla verità dei fatti: l’auto-inganno permette ogni cosa, anche la negazione dell’umanità e la falsificazione del vero. Il male non ha più limiti.

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