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La farfalla di Giacomo Puccini

di Marina Zinzani

Una storia ambientata in Giappone. Una donna che si uccide per amore. Si sorride: si può morire per amore?
Incantati, sottomessi, trasportati dalle arie di Puccini, assistiamo a quell’espressione dell’arte che ci trasporta lontano, in un mondo delicato e fantastico dove vivono però i drammi umani:  il dramma dell’amore tradito, ingannato, dell’amore che uccide.
La tragicità parla al cuore, mentre si viene trasportati fra alberi in fiore e case giapponesi. E’ una tragicità universale, quella che ha raccontato Puccini. Non si muore per amore, alla notizia che tutto, tutto il proprio mondo crolla alla luce dell’inganno, della meschinità, non ci si uccide con un coltello come Cio Cio-san, non si lascia un figlio perché l’uomo amato ha un’altra donna.
Ma: si può sfiorire per amore, si può cambiare, e lo sguardo verso le vetrine può non attirare più, ci si può spegnere piano piano, ogni giorno il silenzio del cuore si esprime con una nuova ruga, con la malinconia che si è insediata negli occhi, con il passo stanco, con il senso di assenza anche quando si è in mezzo agli altri, con i sorrisi forzati, ci si può perdere in strade alla ricerca, ricerca del balsamo miracoloso che tutto sembra alleviare.
Puccini chiamò Cio Cio-san col nome di Madama Butterfly, e come le farfalle la sua vita sembra un battito d’ali. L’amore cercato, l’amore trovato, l’amore perduto: e la felicità in questa ricerca sembra essere di una farfalla, che si leva sopra i fiori per un attimo, e poi scompare.

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