Passa ai contenuti principali

Canzoni di ieri

Milva e la coscienza del tempo


di Marina Zinzani

I cantautori ci hanno fatto compagnia. Parlavano di stati d’animo, di inquietudini, di denunce, parlavano ad una gioventù che si affacciava alla vita, le loro parole sono state raccolte e mai dimenticate.
Se guardiamo indietro, Vecchioni, De Andrè, Guccini, Tenco, Jannacci, Endrigo, e tanti altri ci appaiono compagni di viaggio che ci hanno fatto dono di poesie. Le abbiamo ascoltate più e più volte quelle melodie, con parole che sembravano un faro, perché illuminavano dei sentimenti, dicevano cose importanti. 
Milano e il tempo che passa, la mutevolezza della vita, le cose che si perdono, che si rimpiangono, non potevano essere descritti meglio che in “Luci a San Siro” di Vecchioni. Quel “luci a San Siro non se ne accenderanno più” diventa il canto di qualcosa che scivola via, è diverso il presente, e può essere pieno di traguardi raggiunti, ma ciò che si è perduto può avere un valore incalcolabile. 
“E purtava e scarp del tenis” di Jannacci diventa denuncia del correre, della fretta, e del non vedere la realtà dei barboni, in un affresco struggente. E lui ha cantato così spesso la gente comune, i non eroi o meglio gli eroi quotidiani silenziosi, e gli ultimi.
Tenco e l’amore, sofferto, perduto, inquieto, che ancora ci tocca corde così profonde, per la sua fine prematura e misteriosa. “Ciao amore ciao” rimane nella memoria: era così bella, perché non fu capita a Sanremo? E “Vedrai, vedrai” è un inno alla speranza, frammentata dal realismo che è così poco poetico, ma quelle parole vanno sopra a tutto, vedrai, vedrai che il mondo cambierà.
I cantautori ci hanno accompagnato per decenni e veramente oggi ci appaiono per quello che furono. Dei poeti. Abbiamo attinto a qualcosa di vero, di non confezionato, preconfezionato, fabbricato a tavolino, sponsorizzato, imposto. Parlavano al cuore e quelle parole hanno aiutato intere generazioni. Hanno provato a raccontare la vita, in percorsi in cui si intravedeva il sottofondo di solitudine che hanno fatto da sottofondo a certi capolavori, l’individualismo doloroso in cui ricade spesso il poeta. 
Oggi in tanti supermercati si ascolta della musica, o meglio si ascoltano delle canzoni. Risultano fastidiose spesso, le stesse parole ripetute all’infinito, senza melodia. Certo, “luci a San Siro non se ne accenderanno più”. Forse chi pensa questo fa parte di una generazione a disagio in questo presente, che trova poca emozione in ciò che offre il mercato. Sarà così. Ma l’uscita di un album allora appariva come una piccola felicità a venire, una felicità in forma di cassetta da aprire e da ascoltare. Una promessa mantenuta, un dono immenso.

Commenti

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Diventare donna negli anni Settanta: il coraggio di rompere il silenzio 💃

(Introduzione a Daniela Barone). Tra i tabù degli anni Settanta e la trasparenza dei giorni nostri, il corpo femminile ha percorso un lungo viaggio verso la consapevolezza. In questo racconto, Daniela Barone ripercorre il delicato passaggio dall'adolescenza alla maturità: un tempo in cui il silenzio dei genitori e l’imbarazzo sociale trasformavano eventi naturali in segreti da nascondere o trofei da esibire. Una riflessione preziosa su come l'educazione affettiva sia diventata, oggi, il ponte indispensabile per costruire il rispetto e la libertà delle nuove generazioni. (Daniela Barone) ▪️ L'attesa e il primo reggiseno Erano mesi che spiavo ansiosamente sotto la mia canottiera. Frequentavo ormai la terza media ma il seno non ne voleva sapere di crescere. Invidiavo le mie coetanee che esibivano un petto rigoglioso e si truccavano già un po’. Siccome la mamma si era accorta che ero prossima allo sviluppo, mi aveva proposto di acquistare un bel reggipetto, come diceva lei. Per...

La voce di Dio ai tempi del terrore

di Marina Zinzani (Commento di Angelo Perrone) (ap) È dedicato a padre Daniele Badiali, da Faenza, questo racconto. Il terrore attraversa il nostro tempo, fa strage di vite innocenti, violenta le anime di tanti, e insieme rapina il diritto ad una esistenza serena ed operosa. Non solo a Parigi e Bruxelles, ma in tante parti del mondo.  Ovunque l’uomo è barbaramente ucciso, perseguitato, umiliato od offeso. Pone interrogativi che lasciano sgomenti e rimangono senza risposte. Come è possibile? Cosa spinge l’uomo (perché anche i terroristi lo sono, nonostante tutto) al male atroce, assurdo, intollerabile, incomprensibile per la mente umana?

Il caso Rogoredo: perché la giustizia non può essere emotiva ⚖️

(Introduzione ad a.p.). Da caso scolastico di legittima difesa a indagine per omicidio volontario: la vicenda di Rogoredo scuote le coscienze e mette a nudo i rischi delle riforme giudiziarie in discussione. Tra il dovere della temperanza politica e la necessità di una magistratura indipendente, la ricerca della verità non può essere sacrificata sull'altare del consenso mediatico o della fretta legislativa. (a.p.) Il fatto: la realtà oltre l'apparenza La vicenda prende le mosse da un controllo antidroga notturno nel bosco di Rogoredo, terminato con l'uccisione di uno spacciatore da parte di un agente di Polizia. Inizialmente, il caso era stato presentato come un esempio "scolastico" di legittima difesa: un poliziotto costretto a sparare davanti a un'arma puntata (rivelatasi poi a salve). Tuttavia, il lavoro silenzioso della Procura e della Squadra Mobile ha ribaltato il quadro iniziale: l'analisi dei video e le incongruenze nei racconti hanno portato a ipo...

La prima neve di primavera: la voce di una bambina dal grembo materno

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa prova una vita prima ancora di venire alla luce? In questo racconto, la voce narrante appartiene a una bambina che osserva il mondo esterno attraverso i filtri emotivi della madre. Dal miracolo del concepimento nella notte di San Giovanni a Genova, passando per la nube scura di un lutto improvviso, fino a una nascita avvolta da un evento atmosferico straordinario. Attesa, dolore e rinascita: il legame materno supera ogni tempesta. (Daniela Barone). Un inizio invisibile Ho dovuto viaggiare per otto giorni prima di arrivare dentro il tuo grembo, mamma. Sono così piccola che nessuno può vedermi e nemmeno tu sai della mia esistenza. La notte di San Giovanni, patrono di Genova, hai pregato papà di lasciarsi finalmente andare e così mi avete concepito. Immagino gli scoppi dei fuochi d’artificio e i meravigliosi colori che non sono in grado di percepire mentre mi accoccolo un po’ smarrita in te.  Non so quanto tempo sia passato ma ora mi sento tutta s...

Ponte Morandi, 43 vite nel vuoto: la ferita di Genova e i simboli del dolore

(Introduzione a Daniela Barone e a.p. Commento). Il 14 agosto è il giorno della vigilia di Ferragosto, dei viaggi verso il mare o della spensieratezza in famiglia. Da otto anni, per chiunque abbia Genova nel cuore o nelle proprie radici, quella data evoca un rumore sordo, un vuoto improvviso e una ferita lacerante che ha cambiato per sempre la percezione della sicurezza e del destino. In questo racconto, la cronaca si intreccia con la memoria personale: il contrasto doloroso tra la bellezza incontaminata di un viaggio in terra francese e l'eco di un disastro che, rimbalzando sugli schermi dei cellulari, ha congelato il tempo, spezzato 43 vite e ridisegnato il profilo di una città intera. (Daniela Barone). Una spensierata vigilia di Ferragosto Quel martedì del 14 agosto di otto anni fa mi trovavo con la mia amica Silvana a bordo di un pullman alla volta della Francia. Nella prima tappa di questo viaggio organizzato, visitammo Aix-en-Provence e le splendide gole dell’Ardèche. Rimanem...