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Le facce del progresso

Il Taiiitu, rappresentazione di Ying e Yang

La tecnologia e i vaccini: i passi della scienza sono sempre complicati


di Laura Maria Di Forti
(Commento a Angelo Perrone Come usare la scienza)

Nell’universo esiste la materia e l’antimateria, il bene e il male, il bianco e il nero. Ogni cosa ha il suo inverso, il suo opposto, insomma un antagonista, così come esiste il rovescio in una medaglia.
Nella filosofia cinese vige la dualità dello yin e dello yang che si riflette in ogni aspetto della natura, essi hanno una origine reciproca, sono interdipendenti e l’uno non esiste senza l’altro.
Nella filosofia occidentale la dicotomia è la separazione di un concetto in due nuovi concetti che si esauriscono a vicenda e al contempo si compiono a vicenda.
Anche per le invenzioni fatte dall’uomo sembra esistere questa dualità, questo generarsi di due fini contrapposti che sembrano rincorrersi in un eterno dualismo.
L’invenzione dell’elettricità, che dai primi del Novecento ha riempito di luce le case e le strade del mondo, è anche la causa di molti incidenti; le navi, il treno o l’aereo, che ci consentono di spostarci in ogni parte del mondo in tempi ragionevoli, possono essere causa di morte; i cellulari, di cui non riusciamo ormai più a fare a meno, possono indurre i tumori. I conservanti nei cibi provocano allergie, i pesticidi inquinano la Terra così come gli esami radiologici e le TAC possono determinare gravi rischi alla salute.
Insomma, ogni scoperta, ogni nuovo passo, ogni progresso contiene delle insidie. Persino i farmaci, i vaccini, tutto ciò che è fatto per curare le malattie o salvaguardarci da morbi e pestilenze, possono avere controindicazioni o, addirittura, essere letali e di questo, negli ultimi mesi, ne siamo ben consapevoli. 
In questi ultimi cento anni, poi, dove si sono susseguite centinaia di scoperte che hanno cambiato radicalmente il nostro modo di vivere e soprattutto negli ultimi cinquanta anni, che hanno visto l’uomo sulla luna e l’avanzare quasi sconsiderato della tecnologia in ogni atto dell’esistenza umana, una cosa è emersa prepotentemente: la consapevolezza che stiamo, forse, andando oltre, che gli scienziati dovrebbero avere un codice etico da rispettare e che alcune pratiche, quali la clonazione, non possono ledere la sacralità della vita che è unica e irripetibile.
Insomma, la modernità è bella e semplifica la vita ma, come la famosa medaglia, contiene una faccia nascosta che non ci piace, non ci fa bene, anzi, probabilmente ci è dannosa.
La scienza pensa solo a fare passi avanti senza porsi la domanda se, proseguendo per quella strada, si possa trovare qualche strapiombo. E cosa serve per capirlo? Il buon senso, la morale, la religione? 
Gli interrogativi sono molti perché, se è facile capire che la lama di un coltello non serve per uccidere un essere umano ma a ben altro, non è altrettanto semplice comprendere sino a dove l’uomo può spingersi per migliorare la propria esistenza quando il miglioramento origina degli squilibri, degli scompensi, delle complicazioni nell’eterno dualismo di bene e male.

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