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Il giudizio degli altri

Il difficile equilibrio tra noi e gli altri


di Marina Zinzani

“Mi sono già chiesto tante volte con stupore come mai ciascuno ami sé stesso più di tutti gli altri, eppure nel giudicare sé stesso dia meno peso alla propria opinione che a quella degli altri. Rispettiamo quello che pensa di noi il prossimo più di quanto rispettiamo noi stessi.” (Marco Aurelio)

Quanto peso hanno avuto i giudizi degli altri? A scuola quel professore che non ci ha visti di buon occhio da subito ha reso antipatica la sua materia, e ci ha fatto sentire inadeguati, mai preparati abbastanza. Forse un altro professore, dotato di più pazienza, di più empatia, avrebbe sollecitato capacità che facevano fatica ad esprimersi.
I bambini sanno essere crudeli, non hanno filtri, e le loro parole possono diventare delle frecce appuntite che anche dopo averle tolte non riescono a rimarginarsi. Basti pensare a chi ha sofferto di bullismo e lo ricorda ancora dopo tanti anni, forse era un bambino robusto, lui si sentiva orribile perché si vedeva attraverso gli occhi degli altri bambini, era quello l’unico giudizio che contava. Non il proprio, sepolto chissà dove.
Con gli anni la cosa si ripete, donne che incontrano uomini che le fanno sentire delle nullità, donne che di fatto si sentono così, dimenticando che la loro vera essenza è ben diversa, è un fiore che ha bisogno di acqua, un fiore calpestato ma è sempre un fiore. Anche gli uomini possono subire questo condizionamento, non sentirsi mai adeguati a ciò che vorrebbe la compagna, e la sua insoddisfazione, le sue lamentele e critiche lo fanno dubitare di sé.
È un mantello pesante, il giudizio degli altri, un mantello lungo e nero in grado di rabbuiare una figura, un volto, di rabbuiare anche il pensiero. Tante volte, anni dopo, con altri scenari completamente cambiati, una parte di sé si sente ancora insicura, in balia di qualcosa di oscuro, come se quelle voci di allora abbiano fatto un danno perenne. Il cammino per metterle a tacere è lungo, e quasi sempre è fatto in solitudine, perché i propri fantasmi devono essere mandati via solo da noi stessi, credendo in noi stessi.

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