Passa ai contenuti principali

Privacy, la vendetta del sesso

di Marina Zinzani

“Privacy” è una serie spagnola in onda su Netflix. Tocca il tema del revenge porn attraverso la storia di una donna (Itziar Ituno), candidata a sindaco di Bilbao, che vede la sua carriera distrutta per un video hot con un uomo che non è suo marito, video che circolerà ovunque, compromettendole la corsa alla candidatura. È una donna forte, il matrimonio era ormai solo di facciata, ma la sua vita andrà a rotoli.
Questa donna coraggiosa ha momenti di cedimento ma non si lascia sopraffare, affronta tutto a testa alta, non vuole rinunciare alle elezioni. Incontra la sorella di un’altra vittima di revenge porn, una giovane che non ce l’ha fatta e si è tolta la vita.
Questa serie è un viaggio, prima di tutto dentro le anime, dentro le famiglie, esplora il silenzio e la vergogna, quello che accade a chi si vede il proprio corpo esposto, oggetto di risa, di scherno, di una grossolanità di pensiero che diventa criminale. Perché di revenge porn qualcuno è morto, non ce l’ha fatta. E chi non è morto ha avuto la vita cambiata per sempre. 
La storia della ragazza che si è suicidata diventa tragedia raccontata attraverso la poesia, il racconto di uno strazio silenzioso. Una giovane che poteva vivere, e che non ha retto la condanna dell’ambiente di lavoro, in cui erano state diffuse le sue immagini. La sua voce fuori campo ne ripercorre la storia, con momenti di rara intensità.
Donne a cui viene data giustizia da una poliziotta, che riuscirà a trovare i colpevoli. Ma nessuno grida evviva. Ogni cosa non sarà più come prima. Eppure il coraggio di andare fino in fondo, il non arrendersi, diventa lezione e monito. Si avverte una forza in tutta la storia affinché le vittime non rimangano vittime. Perché questo crimine non si ripeta, perché si opponga coraggio, e soprattutto leggi adeguate, alla rovina di un’immagine, di una persona, che sarà segnata per sempre. Perché la privacy incute rispetto. È privacy la vita intima delle persone, è privacy ogni loro scelta personale. 
Serie toccante, con tratti poetici, e tremendamente attuale. Un viaggio di impegno civile che sarebbe da condividere.

Commenti

Post popolari in questo blog

Insegnavo inglese nella scuola professionale: tra gonne al ginocchio e domande sul sesso

(Introduzione a Daniela Barone). Gli anni Novanta nelle scuole professionali hanno rappresentato un microcosmo di transizioni sociali e generazionali. In questo racconto, una giovane insegnante di inglese condivide l'impatto con l'Istituto Professionale di Vigevano: un ambiente ruvido, dominato da dinamiche maschiliste e presidi grotteschi. Tra provocazioni e sanzioni, sarà l'ascolto empatico e un progetto di educazione affettiva – ispirato alle note dei Litfiba – a trasformare un conflitto di classe in un'autentica occasione di accoglienza e crescita reciproca. (Daniela Barone). L'arrivo all'IPSIA di Vigevano: dalle illusioni alla realtà Quando diventai insegnante di ruolo nel 1991 avevo 35 anni. La scuola che mi venne assegnata era l’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato di Vigevano. Pur avendo dovuto rinunciare alla cattedra in un liceo per il mio punteggio non altissimo, mi sentivo comunque abbastanza serena. Infatti dieci anni prima a Genov...

La strage di Amendolara e il sistema del caporalato: contro le agromafie, una legalità del fare

(Introduzione ad a.p.). La strage di Amendolara del giugno 2026, in cui quattro giovani braccianti stranieri sono stati bruciati vivi per aver chiesto il proprio salario, svela la violenza mafiosa che governa il caporalato in Calabria.  La paura, l'isolamento linguistico e una "clandestinità funzionale" alimentano lo sfruttamento nell'economia agricola, controllata dalle ’ndrine. Due interventi concreti: una regolarizzazione trasparente della manodopera immigrata necessaria al sistema produttivo e l'applicazione rigorosa delle leggi di contrasto già esistenti attraverso controlli sistematici sul campo.  (a.p.) La brutalità del fatto e la reazione collettiva La mattina del primo giugno 2026, presso un'area di servizio sulla statale 106 ad Amendolara, in provincia di Cosenza, la barbarie ha squarciato il velo di ipocrisia che troppo spesso avvolge le campagne del nostro Mezzogiorno.  Quattro giovani braccianti agricoli – Amin, Ullah, Safi e Waseem, tre afghani e...

Il senno di poi: quando la mente si fa specchio dell'anima

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Un filo sottile attraversa la memoria e il tempo. Con uno stile geometrico, l'autrice fotografa quell’istante in cui la mente, superati i propri confini ("scalata la mente"), trova finalmente la lucidità del senno di poi. Il contrasto finale tra la frammentazione terrena e l'armonia ideale si risolve in un'immagine potente: la divisione non è solo frattura, ma lo specchio necessario per riflettere l'assoluto. (Maria Cristina Capitoni) Sì d’accordo  ma la consapevolezza  viene dopo, quando tutto sarà presente, quando, scalata la mente, ricorderai la scelta. Un mondo diviso fa da specchio al paradiso.

Il lievito dell'anima: quando il profumo del pane ferma il tempo 🥖

(Introduzione ad a.p.). Il racconto può essere un’epifania sensoriale che trasforma un gesto quotidiano — l’acquisto del pane — in un viaggio a ritroso verso le radici dell'anima. La narrazione esplora il contrasto tra la frenesia digitale del presente e la "lentezza sacra" del passato, identificando nella memoria olfattiva non un semplice ricordo, ma un "lievito silenzioso" che continua a far crescere la nostra consapevolezza. È un invito a riscoprire la pazienza come forma d'amore e la cucina come primo altare della cura domestica. (a.p.). L'epifania tra le notifiche Succede all’improvviso, come quando un’onda di vento spalanca una finestra e il ricordo ti piomba addosso, fresco e prepotente. Stamattina ero in fila al panificio, una sagoma tra le tante, con la testa china sul telefono e le dita che scorrevano notifiche lampeggianti a raffica. Ero prigioniera di un presente rumoroso, finché il profumo del pane appena sfornato non ha squarciato l'ari...

Risveglio in cucina: silenzio e rito del caffè ☕

(Marina Zinzani) ▪️ 🧘 Solitudine necessaria: silenzio, aria fresca e la tregua dalle notizie Il risveglio del mattino, silenzio in cucina, guardare fuori, aprire la finestra e respirare l’aria fresca: quei minuti prima che tutto inizi si accompagnano ad una solitudine piacevole, necessaria. Il rituale del caffè. Il preparare la colazione. La televisione spenta. Nessuna notizia è ancora entrata, provocando in qualche modo pensieri, reazioni emotive: un nuovo femminicidio, venti di guerra che non si attenuano. Si è da soli, in quei minuti di silenzio. ☕ Il rito della quiete: caffè, pensieri tenui e l'imminente flusso Il caffè sorseggiato. Pensieri per la giornata. Le cose da fare. Uno spazio dove il silenzio è vita, l’assaporare una quiete che dura pochi minuti, perché poi la casa si anima. È tutto un correre, poco dopo. O un fare delle cose, assorbiti da un flusso continuo, spesso fatto di doveri e incombenze. Ma prima, in cucina, guardando dalla finestra, si riesce a vedere il tet...