(Introduzione a Marina Zinzani). La storia è quella di Émilie, una studentessa di 17 anni di Lille (Francia), che si è tolta la vita a cavallo tra il 2015 e il 2016 dopo aver subito insulti, sputi e violenze quotidiane a scuola. I suoi genitori decisero di pubblicare i file del suo diario segreto (prima sui quotidiani La Voix du Nord e Libération) per rompere il muro del silenzio e sensibilizzare il mondo sulla piaga del bullismo. L’autrice ricorda qui il dramma di quella ragazza.
(Marina Zinzani).
Un grido di resistenza dal fronte quotidiano
«A chi subisce la vita. A chi lotta. Resistete. Battetevi. Alla fine ce la caveremo».
È l’inizio di un diario. Non un diario di un soldato al fronte. Non le pagine di un malato con una malattia da cui forse non ne uscirà vivo. Non le parole di chi ha perduto un affetto, ogni cosa materiale, tutto.
Eppure siamo al fronte. Quello quotidiano, quello che non si pensa minimamente possa diventare un fronte, con parole e gesta e violenze e soprusi che sono difficili da raccontare e difficili da ascoltare.
Sono le parole di Emilie, una diciassettenne di Lille, in Francia.
La colpa di "sentire": la sensibilità secondo Hermann Hesse
Nel riflettere sulla sua vicenda, torna alla mente un passaggio di Hermann Hesse tratto da “Sull’amore”:
«Quanto più invecchiavo, quanto più insipide mi parevano le piccole soddisfazioni che la vita mi dava, tanto più chiaramente comprendevo dove andasse cercata la fonte delle gioie della vita.
Imparai che essere amati non è niente, mentre amare è tutto, e sempre più mi parve di capire che ciò che dà valore e piacere alla nostra esistenza non è altro che la nostra capacità di sentire».
Sentire. A volte sentire è una colpa. Chissà se hanno pensato questo i genitori di Emilie.
Il cortile della scuola come un campo di battaglia
Emilie abitava a Lille, in Francia. Ha nascosto ai genitori i molteplici episodi di bullismo di cui è stata vittima. Nel suo diario, la ragazza descriveva la ricreazione e l'attraversamento del cortile come «un percorso da combattente» in cui l'unica difesa era «schivare i colpi, i calci, gli sputi. Chiudere le orecchie per non sentire gli insulti. Trattenere le lacrime».
Il cambio di scuola e il peso del silenzio
I genitori, una volta appreso delle violenze che aveva subito, le avevano fatto cambiare scuola. Ma Emilie non ce l’ha fatta. Caduta in depressione, si è suicidata. I genitori hanno pubblicato il suo diario. Invece di chiudersi in un dolore privato, hanno scelto la via della testimonianza, consegnando quelle pagine ai media e alla pubblicazione.
Il diario di Émilie è diventato così un manifesto pubblico contro il bullismo, un monito universale affinché nessun adolescente debba mai più sentirsi solo all'interno di una classe scolastica.


Il diario di Émilie ci ricorda che le parole e l'isolamento possono ferire più dei colpi fisici. La scelta dei genitori di rendere pubbliche queste pagine sarà stata straziante. È un monito per ciascuno.
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