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Baby gang, violenza giovanile e crisi di empatia nella società

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(Marina Zinzani) ▪️ Giovani che non sanno cosa sia l’empatia, la compassione, la pietà. Giovani che dentro hanno un vuoto, un vortice che risucchia qualsiasi cosa di vivente. È la morte che predomina. Una vita di facciata, ma dentro c’è la morte, l’assenza di un ideale, a parte la violenza, l’assenza di cultura, l’assenza delle normali regole dello stare al mondo basate sul rispetto della vita altrui, delle opinioni altrui. Il vuoto di ideali e l'assenza di empatia Accendere la televisione e ascoltare un telegiornale fa impressione ormai: la violenza sembra un veleno che si sparge a macchia d’olio, dalle metropolitane fino ai paesini di campagna. Violenza gratuita, senza senso, se mai può esistere un senso. Violenza per un video da mettere sui social, o per vantarsi con gli amici, nell’immagine di forza falsata, immagine invece di orrore. Violenza sulle donne, tema continuo, ricorrente, facile per chi se la prende con le persone più deboli. Violenza gratuita: il senso della morte s...

Baby gang, le chiamano

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Aggrediti, picchiati, malmenati, talvolta colpiti a morte, da gruppi di minorenni. Senza motivo. Le chiamano baby gang, scorrazzano nelle nostre città, impunemente, dissennatamente di Paolo Brondi La morte sorprende, e sfugge alla conoscenza quando interviene a troncare la vita di un ragazzo, ancora intento a progettare il significato della sua vita. Provoca vertigine, profonda lacerazione e doloroso sentimento dell'instabilità di ogni cosa.

I veleni del web

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L’anonimato copre nel web l’infamia delle parole di Marina Zinzani Il web e le sue insidie, i veleni portati dalle parole: la giovane donna che ha abbandonato la figlioletta in auto, causandone la morte, è stata ricoperta di insulti, i più impensabili. Si può dire tutto ormai, tanto c'è l'anonimato.

La deriva pericolosa

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Il bullismo e la mancanza di responsabilità individuale di Francesco Gozzi (Commento a Il contagio della folla, PL, 6/2/17) L'autore ha toccato un problema che mi tocca ben a fondo e che suscita in me sorde angosce, anche solo ripensando al ruolo che ha avuto il tipo di folla descritto nelle vicende storiche del secolo scorso; in forma un po' diversa mi pare lo stia avendo anche in questo secolo, in cui la rinuncia alla responsabilità individuale si manifesta pure, mi sembra, in un fenomeno che sta assumendo proporzioni sempre più allarmanti, il bullismo (intendo anche, naturalmente, il ciberbullismo). 

Il futuro di un figlio

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di Marina Zinzani Se tu avessi parlato se tu mi avessi chiesto consiglio se tu avessi chiesto il mio aiuto se tu anima fragile e inquieta avessi spalancato le tue stanze mostrato le tue paure urlato la tua rabbia detto ciò che pensavi se tu  mi avessi ascoltato, qualche volta

Emilie, il suo diario

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di Marina Zinzani (Suicida per i bulli a scuola, il diario di Emilie pubblicato dai genitori) “A chi subisce la vita. A chi lotta. Resistete. Battetevi. Alla fine ce la caveremo”. E’ l’inizio di un diario. Non un diario di un soldato al fronte. Non le pagine di un malato con una malattia da cui forse non ne uscirà vivo.

Bullismo: cosa rimane?

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di Marina Zinzani (Dedicato a Britney Mazzoncini, suicida per bullismo a Glasgow) Quando andare a scuola significa anche altro. Quando la propria casa protetta è lontana, e la mamma, il papà, l'adorata nonna sono lontani, e non riescono a difenderti. Quando le offese, le vessazioni sono forbici che entrano dentro la carne e mutano la mente, e tolgono l'autostima, timida compagna di se stessi. Quando a poco servono altre parole, affettuose, perché la ferita è profonda, troppo profonda.