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Visualizzazione dei post con l'etichetta bullismo

Émilie e il suo diario: una storia di bullismo scolastico 📖

(Introduzione a Marina Zinzani). La storia è quella di Émilie, una studentessa di 17 anni di Lille (Francia), che si è tolta la vita a cavallo tra il 2015 e il 2016 dopo aver subito insulti, sputi e violenze quotidiane a scuola. I suoi genitori decisero di pubblicare i file del suo diario segreto (prima sui quotidiani La Voix du Nord e Libération) per rompere il muro del silenzio e sensibilizzare il mondo sulla piaga del bullismo. L’autrice ricorda qui il dramma di quella ragazza. (Marina Zinzani). Un grido di resistenza dal fronte quotidiano «A chi subisce la vita. A chi lotta. Resistete. Battetevi. Alla fine ce la caveremo». È l’inizio di un diario. Non un diario di un soldato al fronte. Non le pagine di un malato con una malattia da cui forse non ne uscirà vivo. Non le parole di chi ha perduto un affetto, ogni cosa materiale, tutto. Eppure siamo al fronte. Quello quotidiano, quello che non si pensa minimamente possa diventare un fronte, con parole e gesta e violenze e soprusi che so...

Lettera a un bullo: il dolore di una madre e il coraggio di Enrico 📃

(Introduzione a Marina Zinzani). Alcune parole nascono dal dolore più profondo, quello di un genitore che vede il proprio figlio spegnersi sotto i colpi di una violenza silenziosa e gratuita. In questa l’autrice dà voce a una madre immaginaria che osserva le macerie della felicità familiare travolta dal bullismo. È un grido di dignità e una speranza di riscatto. Questo testo ha ricevuto un importante riconoscimento, il “Premio nazionale di arti letterarie - Prosa inedita”, Torino, 26 ottobre 2024, a testimonianza del suo valore civile ed emotivo. (Marina Zinzani). La maschera della crudeltà a undici anni Caro Vincenzo, sono la mamma di Enrico, il tuo compagno di classe. Lo conosci bene Enrico, dato che l’hai scelto per scaricare tutto quello che di male può inventarsi un ragazzo di 11 anni.  Sì, hai solo 11 anni ed hai dimostrato in un anno la crudeltà che solo dei personaggi loschi, pregiudicati, riescono ad esprimere. Complimenti, sei sulla buona strada. Il tuo futuro sarà radios...

Bullismo, le schegge dell’anima 💥

(Introduzione a Marina Zinzani). La cronaca ci consegna spesso date simboliche, ma il dolore non conosce calendario. Superata la giornata del 7 febbraio (giornata contro il bullismo), resta l'eco di una realtà che definita come "una crepa silenziosa". In questa riflessione cruda e necessaria, l'autrice ci invita a guardare oltre la ricorrenza, lì dove le parole si fanno schegge e i danni diventano memoria indelebile dell'anima. (Marina Zinzani) ▪️ La memoria delle microfratture Quello che è celato, allontanato dagli sguardi altrui, conserva memoria. E’ una memoria di rotture, di microfratture, di crepe. È una narrazione silenziosa, o raccontata raramente e in modo superficiale: i danni restano nell’intimo, raramente si condividono.  Parole come schegge di vetro È difficile immaginare che un bambino torturi un altro bambino, anche solo con delle parole, e che un ragazzo torturi un altro ragazzo, anche solo con delle parole. Quelle parole possono essere schegge di v...

🥀 L’incapacità di godersi la vita: il danno invisibile delle vittime

(Introduzione a Marina Zinzani). Il dolore che segue un trauma non è fatto solo di ferite visibili, ma di una sottile e persistente erosione del futuro. Attraverso la voce di chi ha subito abusi e violenze, Marina Zinzani esplora quella "perdita della capacità di godersi la vita" che rappresenta il vero fulcro del danno esistenziale. (Marina Zinzani) -  Il danno permanente e l'eredità del dolore Virginia Roberts Giuffre, nel suo libro autobiografico “Nobody’s girl”, scrive ad un certo punto che presentò nel 2009 una denuncia contro Jeffrey Epstein, per gli abusi subiti. C’è una frase alla fine dell’istanza che rimane impressa, parla del suo danno: della perdita della capacità di godersi la vita. Un danno di natura permanente. L’invisibilità della sofferenza interiore La vittima e questa perdita: non ci si pensa mai a fondo. È il danno di una persona abusata, che non mostrerà mai quello che porta dentro, e se lo fa in pubblico non troverà comunque la pace che cerca, anzi, ...

🤫 Ladri di sogni? La denuncia più amara sulle vessazioni giovanili

(Introduzione a Cristina Podestà). Quando una giovane ragazza entra in caserma per denunciare il furto dei suoi beni più preziosi, non sta parlando di portafogli o gioielli, ma di qualcosa di molto più intimo e difficile da difendere: i suoi sogni e la sua serenità. Un dialogo toccante che svela la violenza invisibile del bullismo, del classismo e della pressione sociale giovanile, e il coraggio di una richiesta di aiuto. 📝 La denuncia impossibile (Cristina Podestà – RACCONTO) ▪️ “Scusi, non ho capito bene, che cosa le avrebbero rubato?” chiese sorpreso il carabiniere.   “I sogni” rispose Elena.  “Come i sogni signorina?” “Certo, i sogni.” “Mi scusi ancora, non riesco a comprendere. Vuole spiegare meglio come mai adesso è qui? Cosa è venuta a fare?”  📝 L'inventario dei desideri rubati “Sono venuta a denunciare tutte quelle persone che mi hanno derubato. Mi hanno sottratto, nel modo peggiore, tutti i miei sogni, come quello di crescere bene, di studiare in modo prod...

Baby gang, violenza giovanile e crisi di empatia nella società

(Marina Zinzani) ▪️ Giovani che non sanno cosa sia l’empatia, la compassione, la pietà. Giovani che dentro hanno un vuoto, un vortice che risucchia qualsiasi cosa di vivente. È la morte che predomina. Una vita di facciata, ma dentro c’è la morte, l’assenza di un ideale, a parte la violenza, l’assenza di cultura, l’assenza delle normali regole dello stare al mondo basate sul rispetto della vita altrui, delle opinioni altrui. Il vuoto di ideali e l'assenza di empatia Accendere la televisione e ascoltare un telegiornale fa impressione ormai: la violenza sembra un veleno che si sparge a macchia d’olio, dalle metropolitane fino ai paesini di campagna. Violenza gratuita, senza senso, se mai può esistere un senso. Violenza per un video da mettere sui social, o per vantarsi con gli amici, nell’immagine di forza falsata, immagine invece di orrore. Violenza sulle donne, tema continuo, ricorrente, facile per chi se la prende con le persone più deboli. Violenza gratuita: il senso della morte s...

Baby gang, le chiamano

Aggrediti, picchiati, malmenati, talvolta colpiti a morte, da gruppi di minorenni. Senza motivo. Le chiamano baby gang, scorrazzano nelle nostre città, impunemente, dissennatamente di Paolo Brondi La morte sorprende, e sfugge alla conoscenza quando interviene a troncare la vita di un ragazzo, ancora intento a progettare il significato della sua vita. Provoca vertigine, profonda lacerazione e doloroso sentimento dell'instabilità di ogni cosa.

I veleni del web

L’anonimato copre nel web l’infamia delle parole di Marina Zinzani Il web e le sue insidie, i veleni portati dalle parole: la giovane donna che ha abbandonato la figlioletta in auto, causandone la morte, è stata ricoperta di insulti, i più impensabili. Si può dire tutto ormai, tanto c'è l'anonimato.

La deriva pericolosa

Il bullismo e la mancanza di responsabilità individuale di Francesco Gozzi (Commento a Il contagio della folla, PL, 6/2/17) L'autore ha toccato un problema che mi tocca ben a fondo e che suscita in me sorde angosce, anche solo ripensando al ruolo che ha avuto il tipo di folla descritto nelle vicende storiche del secolo scorso; in forma un po' diversa mi pare lo stia avendo anche in questo secolo, in cui la rinuncia alla responsabilità individuale si manifesta pure, mi sembra, in un fenomeno che sta assumendo proporzioni sempre più allarmanti, il bullismo (intendo anche, naturalmente, il ciberbullismo). 

Il futuro di un figlio

di Marina Zinzani Se tu avessi parlato se tu mi avessi chiesto consiglio se tu avessi chiesto il mio aiuto se tu anima fragile e inquieta avessi spalancato le tue stanze mostrato le tue paure urlato la tua rabbia detto ciò che pensavi se tu  mi avessi ascoltato, qualche volta

Bullismo: cosa rimane?

di Marina Zinzani (Dedicato a Britney Mazzoncini, suicida per bullismo a Glasgow) Quando andare a scuola significa anche altro. Quando la propria casa protetta è lontana, e la mamma, il papà, l'adorata nonna sono lontani, e non riescono a difenderti. Quando le offese, le vessazioni sono forbici che entrano dentro la carne e mutano la mente, e tolgono l'autostima, timida compagna di se stessi. Quando a poco servono altre parole, affettuose, perché la ferita è profonda, troppo profonda.