(Introduzione a Maria Cristina Capitoni - commento a.p.). Ci sono date che si imprimono a fuoco nella memoria collettiva di una nazione, spartiacque temporali capaci di dividere la vita di ognuno di noi in un "prima" e in un "dopo".
Il 23 maggio 1992 è una di queste. Era un sabato pomeriggio quando il tritolo mafioso, allo svincolo di Capaci, sventrò l'autostrada e spezzò le vite del giudice Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Mentre l'Italia sprofondava nell'orrore, un'intera generazione di giovani che avevano scelto di servire lo Stato indossando la divisa della Polizia si trovò, d'un tratto, proiettata in prima linea in una guerra spietata.
Ognuno di noi ha un ricordo incandescente di quel giorno, che è rimasto impresso nella mente e nel cuore per sempre, una lacerazione tuttora viva.
Il racconto che segue, scritto dalla collaboratrice di Pagine Letterarie, restituisce intatta l'atmosfera sospesa di quelle ore: il passaggio repentino dall'innocenza di una festa di fine corso al peso immane di una realtà drammatica.
È un frammento di memoria intimo e potente, che colma il silenzio della cronaca con la voce del cuore. Un tributo commosso a quel martirio, affinché il fango di Capaci non spenga mai la luce di quell'esempio di dignità e coerenza.
(Maria Cristina Capitoni).
Era sabato anche allora
Era sabato anche allora.
La mia classe ed io fummo
invitati a casa dell’istruttore di
tiro per festeggiare l’ormai prossima fine del corso Allievi Agenti della Polizia di Stato, il nr. 129.
Nel tardo pomeriggio la notizia
spense quel clima di allegra malinconia che aveva pervaso l’intera giornata.
Non sapevo pressoché nulla di quell’uomo né di quei ragazzi che lo accompagnarono in quell’ultimo viaggio, capii però, mio malgrado, che quel terremoto ce lo saremmo ricordati in eterno, volenti o nolenti.
Il loro sacrificio non è servito a migliorare le cose anzi, quell’evento fu l’inizio della fine costellata da altrettante tragiche morti.
Il loro esempio invece svetta ancora sulle cime della più alta dignità umana, coraggio coerenza fermezza, virtù che questi uomini hanno dimostrato appartenere al genere umano, quello vero.
Grazie per sempre.


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