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Alberi, vecchi amici

Monte Sumbra, Garfagnana (foto ap)

I venti contrari, l’esempio della natura

(ap) Cercarli ed osservarli, accoglierli come buoni amici, parlare con loro. Suscita in ciascuno un senso di curiosità e meraviglia.
I cedri altezzosi nella solitudine delle montagne. Le rustiche conifere tra geli improvvisi e prolungati periodi di siccità. Le betulle, dal fogliame caduco, che parlano di storie e leggende.
Le maestose querce, così alte e dal portamento vigoroso, ricoperte di fessure scavate dal trascorrere del tempo. I lecci sempre verdi, pieni di ghiande ricoperte da foglie spinose a protezione dai predatori.
Sono alberi che resistono alle avversità in tanti luoghi: sulla costa e in collina, in aree pianeggianti e sulle vette. Dove la vita trova strade misteriose di sopravvivenza. Tra terre rocciose, campi sconfinati e solitari, pendii scoscesi, paludi circondate dalle acque, persino ridotti angoli di terreno nelle città convulse. Radicati nel terreno profondo, gli alberi si rivestono di cortecce lisce o increspate per adattarsi al calore e al freddo, attirano comunque il vento, ne subiscono l’impetuosità e le bizzarrie, conservandone poi la forma sul loro tronco.
Alberi che svettano comunque verso l’alto, e vivono insieme agli uomini che lottano per salvarli. Sono cari ai poeti che li hanno ispirati in qualche modo, scoprendo che l’anima, avendo cura delle proprie radici, incontra i suoi sogni.

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