Passa ai contenuti principali

La bell'aria al liceo Virgilio di Roma

Liceo Virgilio, Roma
Dietro i fatti gravi che hanno scosso la vita dello storico istituto scolastico di Roma, le reazioni divergenti dei genitori rivelano come sia controverso il ruolo degli adulti nell’educazione dei ragazzi. Come eravamo, quando avevamo i capelli lunghi?


(ap*, ex alunno del Virgilio) Non si respira affatto una bell’aria al Virgilio, lo storico liceo di via Giulia a Roma, dopo le polemiche scaturite dalle dichiarazioni del preside dell’istituto, Carla Alfano, che ha denunciato l’esistenza di un atteggiamento di intimidazione e di minacce (ha parlato addirittura di un “clima mafioso”) da parte di un gruppo ristretto di studenti sui 1300 che lo frequentano.
Un’esagerazione? A novembre, erano scoppiate nel cortile due “bombe carta”. A ottobre scorso, 400 alunni avevano occupato l’istituto dopo il crollo di parte del solaio dell’ala seicentesca della scuola provocando danni per circa 20.000 euro.
Di recente è stato diffuso sul web un video che ritrae scene di sesso con una ragazza minorenne avvenute proprio durante quell’occupazione. Nel 2015 erano dovuti intervenire persino i Carabinieri che procedevano all’arresto di uno studente che in cortile cedeva droga ad altro minorenne.
Eppure a fronte di genitori e insegnanti che, preoccupati, chiedono, anche in appoggio all’azione del preside, il ripristino della legalità e una azione ferma per contrastare questi episodi gravi di spaccio, di video rubati, di lancio di petardi, altri minimizzano l’accaduto, riducendo l’esplosione delle bombe carta ad una “goliardata”, la diffusione di alcol e droga durante l’occupazione ad una condotta in qualche modo non preoccupante e quasi “normale” (c’è ovunque, evidentemente “la droga era buona”, è stato osservato) infine l’ attenzione dell’opinione pubblica alla conseguenza di un “attacco mediatico” contro l’istituto, che “dura da cinque anni”.
Sul banco degli imputati alla fine il preside stesso, colpevole di aver usato un linguaggio “inadeguato” perché capace di “diffamare” l’intero istituto, e di non aver informato i genitori e chiesto la loro collaborazione.
Si confonde tra la durezza del linguaggio usato e quella della realtà che viene rappresentata, come se oggetto del giudizio debba essere chi lo usa, prima che la situazione denunciata. Vediamo di che si tratta, poi valutiamo come ci si è espressi.
Una posizione che ridimensiona la gravità dei fatti, ne minimizza il disvalore anche rispetto al contesto scolastico, e, in mancanza di chiarezza, finisce per equiparare colpevolmente i pochi facinorosi alla grande maggioranza degli studenti. Un rapporto squilibrato rispetto ai figli e agli insegnanti, i primi (e quindi anche i responsabili di singoli gesti) che appaiono comunque compresi e giustificati, i secondi colpevolizzati rispetto agli studenti “diffamati”.
Quei genitori – scegliendo la strada della strenua amicizia con i figli senza alcun distinguo e della sottovalutazione delle imprese di alcuni - sembrano mostrare nostalgia di quando avevano i capelli lunghi e conducevano altre battaglie nello spirito libertario dei loro tempi.
Un’ideologia però, quella libertaria (la voglia di libertà dei figli, nessuna museruola da parte dei genitori), che disconosce la differenza tra le generazioni e aggira il ruolo degli adulti (genitori od insegnanti) nel processo di formazione dei giovani. Una abdicazione, di fronte al loro compito di responsabilità nella educazione dei ragazzi. 

* Leggi anche:
Caso “Virgilio” a Roma, tra illegalità e nostalgia (sbagliata) dei tempi andati, di Angelo Perrone,
La Voce di New York:

Commenti

  1. Oscilla il tempo nostro, non solo quello di Erasmiana memoria, tra follia allegra e follia furiosa le quali , unite oltre l’opposta tendenza, contribuiscono a spazzare via verità condivise e ad infrangere ogni riparo alla perversione del sentire . Non a quel movimento del pensiero che , denominato da Platone “mania”, era fonte di esaltazione e crescita spirituale, ma al delirio cattivo, voce caustica e paranoica di quotidiani messaggi, ispirazione di sfruttamento fino all’ultimo di beni materiali e di persone, causa di pesante involuzione dell'esistere etico e sociologico. Un delirio che ancor più ispessisce la sua negatività quando infetta le menti dei giovani, circola negli ambienti scolastici e assume per i più il carattere della certezza del naturale e perfino ovvio, snodarsi di siffatti accadimenti . Appare preponderante il numero di chi non ha dubbi che la forza del corpo , dei suoi piaceri e della velleità dell’agire , entrino a far parte delle forze del potere; che proposte di recuperato equilibrio e di rispetto di luoghi e tempi, sono inascoltate svaniscano in un nulla che rincorre il nulla e lontana è la voce che s'imponga ed educhi coscienza e civiltà. Anche la norma, di memoria antica, di dare a ciascuno ciò che gli spetta, appare trasformata in gioco, o in una strategia che differisce o respinge la possibilità del giudizio razionale ed autentico. Globale sembra farsi il processo di evanescenza delle cose e incessante l'esercizio del niente. L’attesa che sia avvertita la paradossalità di tali situazioni, e che si faccia dinamica e produttiva di un senso diverso e proprio dell’esistere, si allunga nel tempo e la speranza s’infrange sulla prevalente volontà di altri che negano ogni controllo .
    Paolo Brondi

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Diventare donna negli anni Settanta: il coraggio di rompere il silenzio 💃

(Introduzione a Daniela Barone). Tra i tabù degli anni Settanta e la trasparenza dei giorni nostri, il corpo femminile ha percorso un lungo viaggio verso la consapevolezza. In questo racconto, Daniela Barone ripercorre il delicato passaggio dall'adolescenza alla maturità: un tempo in cui il silenzio dei genitori e l’imbarazzo sociale trasformavano eventi naturali in segreti da nascondere o trofei da esibire. Una riflessione preziosa su come l'educazione affettiva sia diventata, oggi, il ponte indispensabile per costruire il rispetto e la libertà delle nuove generazioni. (Daniela Barone) ▪️ L'attesa e il primo reggiseno Erano mesi che spiavo ansiosamente sotto la mia canottiera. Frequentavo ormai la terza media ma il seno non ne voleva sapere di crescere. Invidiavo le mie coetanee che esibivano un petto rigoglioso e si truccavano già un po’. Siccome la mamma si era accorta che ero prossima allo sviluppo, mi aveva proposto di acquistare un bel reggipetto, come diceva lei. Per...

Il caso Rogoredo: perché la giustizia non può essere emotiva ⚖️

(Introduzione ad a.p.). Da caso scolastico di legittima difesa a indagine per omicidio volontario: la vicenda di Rogoredo scuote le coscienze e mette a nudo i rischi delle riforme giudiziarie in discussione. Tra il dovere della temperanza politica e la necessità di una magistratura indipendente, la ricerca della verità non può essere sacrificata sull'altare del consenso mediatico o della fretta legislativa. (a.p.) Il fatto: la realtà oltre l'apparenza La vicenda prende le mosse da un controllo antidroga notturno nel bosco di Rogoredo, terminato con l'uccisione di uno spacciatore da parte di un agente di Polizia. Inizialmente, il caso era stato presentato come un esempio "scolastico" di legittima difesa: un poliziotto costretto a sparare davanti a un'arma puntata (rivelatasi poi a salve). Tuttavia, il lavoro silenzioso della Procura e della Squadra Mobile ha ribaltato il quadro iniziale: l'analisi dei video e le incongruenze nei racconti hanno portato a ipo...

La voce di Dio ai tempi del terrore

di Marina Zinzani (Commento di Angelo Perrone) (ap) È dedicato a padre Daniele Badiali, da Faenza, questo racconto. Il terrore attraversa il nostro tempo, fa strage di vite innocenti, violenta le anime di tanti, e insieme rapina il diritto ad una esistenza serena ed operosa. Non solo a Parigi e Bruxelles, ma in tante parti del mondo.  Ovunque l’uomo è barbaramente ucciso, perseguitato, umiliato od offeso. Pone interrogativi che lasciano sgomenti e rimangono senza risposte. Come è possibile? Cosa spinge l’uomo (perché anche i terroristi lo sono, nonostante tutto) al male atroce, assurdo, intollerabile, incomprensibile per la mente umana?

Tra rigore del velo e libertà del cuore: il mio viaggio nella fede ⛪

(Introduzione a Daniela Barone). Crescere nell'Istituto del Sacro Cuore di Genova negli anni Sessanta significava abitare un universo di simboli austeri e silenzi carichi di attesa, dove la fede veniva impartita come un dovere tra divise blu e velette nere. In questo racconto, l'autrice ripercorre il sentiero tortuoso che l’ha portata da una formazione basata sul timore alla riscoperta di una spiritualità libera, capace di curare le ferite del passato e scoprire che Dio abita altrove rispetto alla paura. (Daniela Barone) ▪️ L'Istituto del Sacro Cuore: un mondo in bianco e nero Era stato mio nonno a volermi mandare all’Istituto del Sacro Cuore che frequentai per due anni di ‘asilo’, come si diceva allora, e tre di elementari. Ricordo ancora quanta insofferenza provavo per quella scuola prestigiosa e severa. Mio padre, all’epoca autista dei mezzi pubblici, non avrebbe potuto certamente permettersi di pagare quelle rette elevate. Però la Madre Superiora, Suor Platania, dagli s...

Ponte Morandi, 43 vite nel vuoto: la ferita di Genova e i simboli del dolore

(Introduzione a Daniela Barone e a.p. Commento). Il 14 agosto è il giorno della vigilia di Ferragosto, dei viaggi verso il mare o della spensieratezza in famiglia. Da otto anni, per chiunque abbia Genova nel cuore o nelle proprie radici, quella data evoca un rumore sordo, un vuoto improvviso e una ferita lacerante che ha cambiato per sempre la percezione della sicurezza e del destino. In questo racconto, la cronaca si intreccia con la memoria personale: il contrasto doloroso tra la bellezza incontaminata di un viaggio in terra francese e l'eco di un disastro che, rimbalzando sugli schermi dei cellulari, ha congelato il tempo, spezzato 43 vite e ridisegnato il profilo di una città intera. (Daniela Barone). Una spensierata vigilia di Ferragosto Quel martedì del 14 agosto di otto anni fa mi trovavo con la mia amica Silvana a bordo di un pullman alla volta della Francia. Nella prima tappa di questo viaggio organizzato, visitammo Aix-en-Provence e le splendide gole dell’Ardèche. Rimanem...