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Unorthodox

Non ortodosso? Serie di rara bellezza: la densità delle emozioni


di Marina Zinzani

“Unorthodox” è una serie di Netflix, serie magnifica che non lascia indifferenti. Esty è piccola, minuta, vibrante. È il diminutivo di Ester Shapiro, una giovane che fa parte della comunità di ebrei ultra-ortodossi di Williamsburg, a Brooklyn.
È andata in sposa ad un uomo che forse non ama, e deve fare ciò che fanno le donne della sua comunità: fare figli. Molti figli. Il suo mondo è scandito da regole, dogmi, fra cui quella di doversi tagliare i capelli a zero e mettersi una parrucca. La presenza imponente delle famiglie che aspettano che lei faccia il suo primo figlio diventa motivo di insofferenza e profonda infelicità.
Scapperà a Berlino dalla madre, anch’essa fuggita dalla comunità. L’incontro con dei giovani musicisti la proietta in un mondo artistico, da lei tanto anelato, studiava il pianoforte e il marito gliel’aveva impedito. Contro quasi ogni logica vorrà fare un’audizione per essere presa al conservatorio, e si esibirà in un canto che lascerà tutti senza parole.
Come finirà? Tornerà dal marito, che nel frattempo è venuto a Berlino con un cugino, per riportarla a casa, forse anche con la violenza? Ci si innamora di Esty fin dalla prima apparizione. La sua storia fa esplodere una miriade di sensazioni, interpretata magistralmente dall’attrice israeliana Shira Haas. È ispirata ad una vicenda reale.
Il cammino di Esty per trovare la sua dimensione, di donna e di persona, è un cammino difficile, coraggioso, pieno di insidie, ma soprattutto è la ricerca dell’affermazione di sé che domina tutto.  La domanda è questa: quanto conta il mondo attorno, si è così coraggiosi da rivendicare la propria differenza di fronte alla comunità? Si è disposti a pagare il prezzo di questa scelta?
Certo, la storia appartiene al mondo ultra-ortodosso, estremamente chiuso, e dall’altra parte c’è Berlino con le sue aperture, dove l’amore è vissuto in totale libertà. Eppure si avverte che il discorso può essere universale, il coraggio del singolo e la comunità che aspetta qualcosa, che in qualche modo influenza, anche senza apparente violenza. 
Esty è una figura che inchioda lo spettatore, che l’accompagna nel suo percorso. I suoi capelli rapati, che mostra con coraggio, diventano emblema di forza, del coraggio delle sue scelte. E piano piano, appena riesce a trovare la sua strada, il suo viso sembra illuminarsi, facendo emergere una bellezza tenuta fino ad allora nascosta.

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