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Il caso Almasri e i dubbi su Nordio

(Italiainforma)
(Angelo Perrone) L'affaire Almasri si sta rivelando un terremoto politico-giudiziario che mina la credibilità del governo italiano e, in particolare, del ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
Le rivelazioni del Tribunale dei ministri contraddicono le versioni ufficiali, suggerendo una gestione opaca di un caso internazionale.
La vicenda ruota attorno all'arresto a Torino di Osama Najim Almasri, alto ufficiale libico con mandato di cattura della Corte Penale Internazionale (CPI) per crimini contro l'umanità. Nonostante la gravità delle accuse, è emersa una sequenza di silenzi e contraddizioni che ha portato al suo rilascio e rimpatrio in Libia con un aereo di Stato italiano.
Le dichiarazioni di Nordio in Parlamento, secondo cui fu informato tardi, sono contraddette dagli atti del Tribunale dei ministri: il suo capo di gabinetto era a conoscenza già la domenica, e una mail segnalava la mancanza di autorizzazione all'arresto, con raccomandazioni di "massimo riserbo". Ciò suggerisce non un errore burocratico, ma una scelta politica precisa per favorire il rimpatrio di Almasri, sottraendolo alla giustizia internazionale.
La gestione del caso da parte di Nordio solleva perplessità, poiché sembra aver privilegiato la cautela diplomatica o presunti interessi di Stato rispetto agli obblighi internazionali, minando la trasparenza e la sua credibilità politica.
L'affaire Almasri si inserisce in un quadro di comportamenti più ampi del ministro. È recente l'iniziativa di riaprire i "tribunalini" chiusi nel 2012, una decisione anomala e priva di un disegno organico per l'efficienza, che appare dettata da logiche di consenso elettorale, alimentando sospetti di favoritismo politico che mina l'imparzialità.
Soprattutto, l'attenzione è richiamata dall’energia di Nordio verso la separazione delle carriere dei magistrati. Questa riforma, controversa e criticata da magistratura e Accademia, è percepita come un potenziale attacco all'indipendenza della funzione giudiziaria. L'enfasi su tale riforma distoglie l'attenzione da problemi più urgenti, come la carenza di risorse, alimentando la percezione che il governo cerchi di indebolire il potere giudiziario ignorandone le reali necessità.
Infine, si accentua la tendenza del governo a una "governance by decree" che svilisce il ruolo del Parlamento, mostrando insofferenza verso i controlli di legalità, come in occasione dei rilievi della Cassazione sul "Decreto Sicurezza". L'incredulità espressa da Nordio rivela una difficoltà ad accettare i limiti costituzionali.
Le azioni e decisioni del ministro Nordio, dalla gestione del caso Almasri alle riforme giudiziarie e all'approccio al controllo di legalità, sollevano interrogativi sulla sua idoneità a ricoprire un ruolo così delicato, mettendo in discussione principi fondamentali come trasparenza, responsabilità e indipendenza della magistratura.

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