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Vulcano spento?

L’amore non ha età: la struggente atmosfera dei sentimenti in ogni momento della vita

di Paolo Brondi

Per la “saggezza” latina, l’amore senile è una cosa turpe (turpis est senilis amor). E’ considerare bruttezza quel riscoprire, anche in là degli anni, un amore, o di coppia o di affetto, favorito oggi dalla vita media (settantanove anni per le donne e settantatré per gli uomini) e che può gioiosamente impedire di trascorrere più di un decennio della propria vita senza affetti, come un vulcano spento.
Quando c'è poco futuro, e c'è tanto passato dietro le spalle, torna prezioso il suggerimento ne Il rosso e il nero (1830) di Stendhal, il quale racconta di come si può restare sempre innamorati, per un amore, che è mobilità, vaghezza, come di una bellezza delicata e vaga.
A differenza dei vecchi, c'è una specie di vulcanismo attivo nei giovani, essi sono più aperti al nuovo per cui l'amore è sempre presente. Il loro simbolo può essere la scarpa da ginnastica che indica la velocità: hanno tanto futuro davanti e poco passato dietro, quindi corrono senza posa.
Il sandalo, invece, come quello dei monaci, che denota una vita ordinata e lenta nei suoi ritmi, può simboleggiare la senilità che fa assaporare l'atmosfera di nuovi amori assai meglio di quanto sperimentato in gioventù.
Altro è il respiro e la luce che su questi temi fanno discendere  i greci che mai mancano di cantare l'amore senile come fa, ad es. Anacreonte, con i versi: “Ascolta me, benché sia vecchio, fanciulla che hai la chioma bella che porti il peplo d'oro”.

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