Passa ai contenuti principali

Un'agenda particolare


Kakebo: si può partire proprio da un’agenda nuova di ispirazione giapponese, per mettere ordine nella propria vita. Con qualche buon proposito per il futuro

di Marina Zinzani

Un’agenda può cambiare l’anno che inizia? Forse, chissà. Si legge in questi giorni che c’è un’agenda un po’ particolare, si chiama “kakebo”, e la sua struttura viene dal Giappone.
Riporta un riassunto delle spese, e le divide in 4 categorie principali: le spese di prima necessità, gli optional,  le spese per la cultura e il tempo libero, e gli extra.
Si crea, suddividendo queste spese, un monitoraggio delle proprie uscite, e si decide su quali voci si può intervenire, per evitare gli sprechi e soprattutto per risparmiare. Si dice che questo metodo permetta di conoscere meglio se stessi, cercando di instaurare un certo ordine, non solo economico, e che liberi energie positive.
Sono cose che si leggono alla fine dell’anno, perché è proprio questo il periodo in cui nascono molti propositi, si vuole cambiare in meglio la propria vita, iniziare una dieta, fare più moto, vivere meno conflitti, e anche risparmiare. Il risparmio, si sa, alla fine crea soddisfazione e allevia certe ansie.
Il cambiare, il mutarsi, l’evoluzione di cui si avverte la necessità quando inizia il nuovo anno diventa cosa che fa sorridere, mano a mano che i mesi passano. Ci sono agende dimenticate, non si tengono più sotto controllo i conti, e i buoni propositi, beh, sono svaniti. Nessuna dieta c’è stata, nessuna nuova cosa che ci si era prefissati è stata raggiunta, tutto è fermo.
C’è qualcosa di umano, di puerile, in questa voglia di cambiare, nel desiderio di prendere un altro treno che ci porterà lontano, in una sorta di rinnovamento dell’anima e del corpo. Si fa fatica ad imporre a stessi un cambiamento in un corpo stanco, a fargli vivere il nuovo quando non c’è entusiasmo. Cosa dice la mente? Sì, lo farò, inizierò, ma poi…
Kakebo e l’idea del risparmio, dell’ordine, richiama anche ad un ordine interiore, forse primo passo per non sentirci in balia degli eventi e dei giorni che passano.

Commenti

Post popolari in questo blog

Diventare donna negli anni Settanta: il coraggio di rompere il silenzio 💃

(Introduzione a Daniela Barone). Tra i tabù degli anni Settanta e la trasparenza dei giorni nostri, il corpo femminile ha percorso un lungo viaggio verso la consapevolezza. In questo racconto, Daniela Barone ripercorre il delicato passaggio dall'adolescenza alla maturità: un tempo in cui il silenzio dei genitori e l’imbarazzo sociale trasformavano eventi naturali in segreti da nascondere o trofei da esibire. Una riflessione preziosa su come l'educazione affettiva sia diventata, oggi, il ponte indispensabile per costruire il rispetto e la libertà delle nuove generazioni. (Daniela Barone) ▪️ L'attesa e il primo reggiseno Erano mesi che spiavo ansiosamente sotto la mia canottiera. Frequentavo ormai la terza media ma il seno non ne voleva sapere di crescere. Invidiavo le mie coetanee che esibivano un petto rigoglioso e si truccavano già un po’. Siccome la mamma si era accorta che ero prossima allo sviluppo, mi aveva proposto di acquistare un bel reggipetto, come diceva lei. Per...

Il caso Rogoredo: perché la giustizia non può essere emotiva ⚖️

(Introduzione ad a.p.). Da caso scolastico di legittima difesa a indagine per omicidio volontario: la vicenda di Rogoredo scuote le coscienze e mette a nudo i rischi delle riforme giudiziarie in discussione. Tra il dovere della temperanza politica e la necessità di una magistratura indipendente, la ricerca della verità non può essere sacrificata sull'altare del consenso mediatico o della fretta legislativa. (a.p.) Il fatto: la realtà oltre l'apparenza La vicenda prende le mosse da un controllo antidroga notturno nel bosco di Rogoredo, terminato con l'uccisione di uno spacciatore da parte di un agente di Polizia. Inizialmente, il caso era stato presentato come un esempio "scolastico" di legittima difesa: un poliziotto costretto a sparare davanti a un'arma puntata (rivelatasi poi a salve). Tuttavia, il lavoro silenzioso della Procura e della Squadra Mobile ha ribaltato il quadro iniziale: l'analisi dei video e le incongruenze nei racconti hanno portato a ipo...

Tra rigore del velo e libertà del cuore: il mio viaggio nella fede ⛪

(Introduzione a Daniela Barone). Crescere nell'Istituto del Sacro Cuore di Genova negli anni Sessanta significava abitare un universo di simboli austeri e silenzi carichi di attesa, dove la fede veniva impartita come un dovere tra divise blu e velette nere. In questo racconto, l'autrice ripercorre il sentiero tortuoso che l’ha portata da una formazione basata sul timore alla riscoperta di una spiritualità libera, capace di curare le ferite del passato e scoprire che Dio abita altrove rispetto alla paura. (Daniela Barone) ▪️ L'Istituto del Sacro Cuore: un mondo in bianco e nero Era stato mio nonno a volermi mandare all’Istituto del Sacro Cuore che frequentai per due anni di ‘asilo’, come si diceva allora, e tre di elementari. Ricordo ancora quanta insofferenza provavo per quella scuola prestigiosa e severa. Mio padre, all’epoca autista dei mezzi pubblici, non avrebbe potuto certamente permettersi di pagare quelle rette elevate. Però la Madre Superiora, Suor Platania, dagli s...

La voce di Dio ai tempi del terrore

di Marina Zinzani (Commento di Angelo Perrone) (ap) È dedicato a padre Daniele Badiali, da Faenza, questo racconto. Il terrore attraversa il nostro tempo, fa strage di vite innocenti, violenta le anime di tanti, e insieme rapina il diritto ad una esistenza serena ed operosa. Non solo a Parigi e Bruxelles, ma in tante parti del mondo.  Ovunque l’uomo è barbaramente ucciso, perseguitato, umiliato od offeso. Pone interrogativi che lasciano sgomenti e rimangono senza risposte. Come è possibile? Cosa spinge l’uomo (perché anche i terroristi lo sono, nonostante tutto) al male atroce, assurdo, intollerabile, incomprensibile per la mente umana?

La fantasia smarrita

di Cristina Podestà   (Commento a Brondi, Magia del regolo, tra fiaba e tecnologia, PL, 12/6/16) Regolo è termine che riconduce a molte realtà: alla stella della costellazione del Leone, ad un calcolatore meccanico, ad un tipo di uccello protetto. Il mondo contadino di un tempo era davvero ricco, non di pane, bensì di tutto ciò che manca al giorno d'oggi, in cui abbiamo in abbondanza pane e companatico.