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La diga che crolla

La rivista Time dedica la sua cover alle donne che, denunciando le molestie sessuali subite sui luoghi di lavoro, hanno fatto crollare il muro del silenzio e dell’omertà

di Angelo Perrone *

Time pubblica la sua tradizionale copertina di fine d’anno per indicare una persona o un fatto che abbia avuto un impatto rilevante sull’opinione pubblica. Stavolta “persona dell’anno” sono definite le cosiddette Silence Breakers, coloro che hanno infranto il muro del silenzio, soprattutto le donne protagoniste di tante denunce per le molestie subite sul lavoro e nei rapporti sociali a cominciare dalle attrici di Hollywood.
Seguite a ruota, e ovunque nel mondo, da quante sono state infastidite, molestate, intimidite, se non abusate, da chi deteneva nei loro confronti una posizione di potere. Vittime, celebri o anonime, di sopraffazioni sul posto di lavoro, in casa, nelle relazioni sociali.
L’immagine pubblicata è iconica di un malessere profondo: figure di donne tutte vestite di nero, in piedi o sedute davanti all’obiettivo. Colpisce lo sguardo, con quegli occhi rivolti fermamente in avanti, con una ritrovata fierezza, senza paura, che rivelano però la sofferenza vissuta, e la dolente difficoltà di una decisione. Suona come un atto di accusa verso l’esterno, verso quanti hanno commesso abusi senza vergognarsene, o quanti troppo a lungo hanno taciuto pur sapendo; un interrogativo rude per tutte le coscienze.
Ci sono i volti di un’attrice (Ashley Judd), di una cantante (Taylor Swift), di un ingegnere di Uber (Susan Fowler), una contadina (Isabel Pascual), una lobbista (Adama Iwu). Figure rappresentative di tante altre sparse nel mondo. Storie diverse, donne di tutte le estrazioni sociali, con tante aspirazioni ed esperienze personali, accumunate da eventi del medesimo segno: la molestia sessuale.
Un bel passo in avanti si direbbe: l’anno scorso, tanto per rimanere sulla medesima iniziativa giornalistica, la stessa copertina era dedicata a lui, il futuro presidente Donald Trump. Vero che il titolo è assegnato, in modo neutro, a uomini, donne, coppie, gruppi di persone, idee, luoghi o macchinari che "nel bene o nel male, hanno fatto il massimo per influire sugli eventi dell'anno”.
Ma un anno fa il “premio” (si fa per dire) metteva in evidenza l’influenza sull’opinione pubblica di battute volgari e sessiste come appunto quella del candidato alle presidenziali Trump, che se ne era uscito con la frase: “quando sei una celebrità, con le donne puoi fare quello che vuoi”. Facevano colpo sul pubblico quelle frasi, e Trump evidentemente le pronunciava pensando che fossero apprezzate e condivisibili almeno nel suo elettorato, ma forse non è stato abbastanza sottolineato il carattere così scandaloso di frasi tanto grevi.
Stavolta, comunque, a far notizia è invece il contrario, proprio la rivolta delle donne contro quel costume sociale e contro l’omertà creatasi nel tempo a protezione degli abusi. Una rivolta iniziata nell’ottobre 2017 con il caso Harvey Weinstein, il produttore di Hollywood, accusato di molestie e abusi da un’infinità di attrici, od aspiranti tali.
Una folla di voci di donne, che è diventata sempre più nutrita ed articolata, di là e di qua dell’oceano, non solo in America ma in Europa, sino ai casi italiani di Asia Argento e del regista Fausto Brizzi, che ha finito per incrinare il muro omertoso degli uomini e persino di qualche donna trinceratisi dietro l’ipocrisia dei “non so”, “non ho visto”, mi sembrava “corretto, una brava persona”.
La successione temporale delle copertine si presta ad una lettura sarcastica, per il diverso spessore dei protagonisti e delle vicende che li hanno interessati.
Forse è bastato un solo anno, o addirittura pochi mesi, perché, fosse colma una misura, e ci fosse un passaggio così netto dal buio della volgarità e del silenzio, al clamore di una rivolta che attraversa classi sociali differenti e ambienti di lavoro così eterogenei. Dalla grossolanità di modelli sociali fondati sulla subordinazione delle donne al maschile, all’esplodere del fenomeno delle denunce di coloro che hanno avuto il coraggio di scoperchiare il vaso di Pandora delle minacce occulte, dei condizionamenti, degli abusi.
La foto è un’istantanea sul presente e dice che il mondo sta cambiando vertiginosamente. Forse qualcosa ha svelato l’ignominia dell’ipocrisia sociale, rompendo il patto occulto del silenzio su ciò che accadeva ovunque tra uomo e donna ma non doveva essere rivelato. E si apre una fase dagli esiti imprevedibili nei rapporti uomo-donna.
Non mancheranno incomprensioni e fraintendimenti, incertezze nella ricostruzione di tanti fatti che venendo alla luce hanno riempito ogni giorno le pagine dei giornali. Persino dubbi ed oscurità sulle versioni degli uni e degli altri, sulle ragioni dei ritardi nella denuncia di fatti così scabrosi, sino ai tentativi di screditare tante figure femminili che “hanno giocato con il fuoco”, che si sono “prestate al gioco” per ragioni di opportunismo: una scorciatoia verso il successo.
Tutto potrebbe tornare come prima e il vaso chiudersi ancora una volta, e frettolosamente, per nascondere le verità. Oppure la contraddittorietà del presente potrebbe essere una fase di transizione. Temporanea ed incerta, ma anche animata da uno spirito liberatorio, per sviluppare un ripensamento delle relazioni tra il maschile ed il femminile sulla base di principi di rispetto della persona. Finalmente la diga che ha retto per tanto tempo è venuta giù per merito delle tante voci che hanno mostrato il coraggio di esprimersi: le acque torbide di oggi cederanno il passo alla limpidezza di altri scenari. 

* Leggi anche:

Nella copertina del Time, il segnale di una diga sociale ormai a pezzi, di Angelo Perrone,
La Voce di New York:
http://www.lavocedinewyork.com/news/primo-piano/2017/12/09/nella-copertina-del-time-il-segnale-di-una-diga-sociale-ormai-a-pezzi/

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