Passa ai contenuti principali

📸 Fotografare: un ritratto di vita e la postura di chi guarda

Una coppia abbracciata e vicina ad un bacio, con la donna dai capelli riccioli rossi e l'uomo di spalle, in un momento intimo che evoca emozione e connessione.
(a.p.) ▪️L’immagine, nei media e nel privato, coglie l’attimo e vorrebbe conservarlo nel tempo per trasmetterne il senso. Molti i contenuti e gli scopi: avvenimenti storici e di costume, episodi di vita quotidiana e mutamenti sociali, semplici suggestioni visive o ricordi personali. La fotografia si configura come uno specchio di vita, catturando l'esistenza e rivelando, in ogni scatto, la postura e l'angolazione unica dell'uomo. Ma è un’illusione il proposito di rivedere con gli stessi occhi la realtà mutevole che un tempo abbiamo osservato, siamo noi a cambiare spesso il punto di vista. E a rimanere sorpresi, guardando le foto di un tempo.

1. ⏳ L'illusione di conservare la traccia

Il volto di un agente di polizia, con una parte della figura coperta da un palo verticale, che guarda attentamente fuori campo con espressione concentrata e vigile, simbolo dell'attenzione al dettaglio.
Un microcosmo in cui sfumano i confini tra finzione e realtà. Eppure, la fotografia è una buona amica che accompagna alcuni momenti della vita e trasmette l’illusione di conservarne una traccia indelebile. «La nostra memoria, quando i ricordi iniziano a perdersi nel tempo che passa», si augura la poetessa friulana Silvana Stremiz. Può essere questo una semplice fotografia, il desiderio di andare oltre l’immediato per catturare un certo particolare, nella speranza di tornare ad emozionarci come avvenne quella volta.

2. ⚡ La velocità dello scatto

Una piccola chiocciola dal guscio giallo striato di nero che si muove lentamente su una superficie di legno rustico, simbolo di un particolare minuto colto nella sua unicità.
Basta un attimo e il gioco è fatto: in una frazione di secondo la luce attraversa l’obiettivo e lascia un segno sulla scheda digitale, tanto minuscola quanto capace di regalare spazi sconfinati alle nostre ambizioni, diversamente da ciò che avveniva con la pellicola di celluloide. Intanto la vita scorre, il mondo cambia senza sosta, non è più quello di prima e non gli assomiglierà più. Coltiviamo la speranza di fermare la piega nascosta in cui la vita si raccoglie, l’angolatura imperdibile, il particolare minuto. Ogni scatto è una situazione mai uguale all’altra.

3. 📰 L'immagine regina dei media

Un ampio paesaggio fluviale al tramonto, con un fiume che riflette il cielo, un sentiero illuminato da lampioni, e un antico castello o fortezza sulla riva opposta, che evoca un viaggio o un ricordo lontano.
È molto intensa, nei media e sui social, la forza esplicativa dell’immagine. Qualche volta persino a discapito della parola. Inchieste e reportage, ma anche semplici opinioni o approfondimenti ricorrono alle immagini come prezioso arricchimento, e persino come sintesi conclusiva. Cercata o casuale, coltivata o commissionata, la fotografia trionfa nel giornalismo. Non importa se ispirata al modello Life d’oltreoceano oppure utilizzata per esaltare l’Italian style, o infine per svolgere uno scopo documentaristico, ma di segno tecnico raffinato alla maniera de Il Mondo di Mario Pannunzio.

4. 📢 Il potere del messaggio veicolato

Un bambino con una maglietta rossa e pantaloncini che gioca a terra con piccole macchinine sulla sabbia o terra battuta, con un'espressione di concentrazione e innocenza.
Serve, l’immagine, per rivolgersi al grande pubblico e veicolare un qualsiasi messaggio, come nella pubblicità, cartina di tornasole delle idee, e dei pregiudizi, della società stessa. Con un ridimensionamento del testo ridotto a mera didascalia, o addirittura una sua esclusione dalla pagina o dallo schermo. È su questa linea, in Italia la rivista Toiletpaper (Damiani editore), basata su sole immagini, che raccoglie il meglio dell’informazione commerciale selezionandola in base ad una visione surreale e perturbante della realtà.

5. 🔮 La riproduzione che varia

Due persone sedute di spalle sotto l'ombra di un grande albero in un prato verde e assolato, con un paesaggio collinare sullo sfondo, che suggerisce un momento di pausa e riflessione.
Lo scatto affronta la realtà cangiante e mutevole, se ne fa carico per conservarne in futuro un’immagine, ma la riproduzione si rivela diversa dalla realtà originaria, non è mai un semplice riflesso di quanto abbiamo visto: chissà come, forme, trasparenze, ombre non sono quelle di una volta, un gioco magico le fa variare, oscillare, diventare altro. Ecco allora la domanda: Che cosa abbiamo davvero intravisto, e voluto rappresentare?

6. 🖼️ Il frammento che contiene l'intero

Un letto matrimoniale in legno bianco, in stile esotico e usurato, posizionato su una piattaforma di legno all'aperto, con uno specchio d'acqua o una piscina adiacente sotto un cielo nuvoloso, che suggerisce un'assenza o un sogno.
La fotografia seziona e scompone in tanti frammenti, ognuno dei quali però appartiene ad un intero, e dovrebbe darne la sensazione complessiva. In fondo la vita stessa è una trama piena di dettagli, almeno quando, come ricordava Johann Wolfgang Goethe, facciamo nostra la condizione del «viandante che intreccia discorsi in frammenti». Andare oltre il bordo della singola immagine, oltre il suo limite. Come se la realtà fosse scomponibile in tante miniature, ma ciascuna potesse raccontare qualcosa delle altre, non rinunciando all’appartenenza al tutto. Possibile farlo?

7. 🎭 Presenza, assenza e mescolanza

Una distesa di spiaggia di ciottoli con una serie di ombrelloni di paglia che proiettano ombre allungate sotto un cielo azzurro e un mare calmo, che simboleggia l'alternanza di luce e ombra nella vita.
Non importa l’oggetto. Può essere una presenza, come accade di solito, oppure un’assenza, a cui si allude sottilmente, o qualcosa che si vede ma non è dato possedere interamente con lo sguardo. Oppure tutte le cose insieme, una mescolanza di elementi come quelli che si avvertono guardando luci e ombre, il bianco e il nero, colori sgargianti e tenui riflessi: «una fotografia è insieme una pseudopresenza e l’indicazione di un’assenza», precisava Susan Sontag. Volti solitari, angoli della natura, avvenimenti, persino vicende complesse, e di varia durata, più o meno breve. Il risultato? Sorprendere, divertire, educare. Documentare un fatto, lasciare una testimonianza di sé.

8. 🔍 Il dettaglio che confonde

Una vista dall'alto di un lungo tratto della Grande Muraglia Cinese che si snoda tra montagne verdi, popolata da numerose persone che camminano, simbolo di un viaggio collettivo e di una prospettiva ampia.
A volte però lo sforzo di riprodurre la realtà appare senza senso. Avvertiamo una sconnessione. Guardando oltre il sipario, non riusciamo a scorgere quello che avevamo visto prima. L’osservazione del dettaglio nuoce alla chiarezza, aumenta la confusione, produce un risultato oscuro, ci lascia smarriti. Fuori dal movimento e dall’insieme, si direbbe dal contesto, il dettaglio perde la sua capacità di raccontare qualcosa.
Trasmette insensatezza, la visione del particolare. Più si approfondisce cercando la minuzia, meno è dato comprendere: magari si conserva una sensazione, ma il suggerimento è troppo vago. Introduce un segreto ulteriore, che si aggiunge a quel mistero grande, e forse sempre indecifrabile, che abbiamo colto all’inizio.

9. 🎨 L'immagine come autoritratto

Un uomo anziano con una lunga barba bianca e la kippah, seduto a un tavolo, che scrive diligentemente su un grande foglio con una penna d'oca, immerso nella tradizione e nella concentrazione della scrittura.
Se la raffigurazione del reale si rivela illusoria, l’esito alla fine è un ritratto, ma l’oggetto cambia, è diverso da quello che ci attenderemmo. A mostrarsi sono il carattere e la sensibilità, in una parola la cultura, di chi si pone al di qua dell’obiettivo, non ciò che è oltre. L’immagine non rappresenta affatto il mondo che abbiamo osservato ma noi stessi. «La fotografia non mostra la realtà, mostra l’idea che se ne ha», avvertiva Alberto Moravia.
Lo scatto corrisponde all’emozione provata dal fotografo in quel momento, è la reazione rapida e precisa ad un impulso tanto impellente quanto in sé oscuro. L’immagine è il riflesso di una percezione: parziale, approssimativa, imperfetta. È la speranza di permettere a qualcun altro di vedere con i propri occhi. O magari tornare noi stessi a rivedere con gli occhi di quel giorno.

10. 🔄 Il paradosso della memoria e del nuovo sguardo

Vista panoramica su una spiaggia rocciosa con una piccola baia di acqua calma, diverse barche ormeggiate e un sole che tramonta o sorge all'orizzonte, creando un'atmosfera serena e suggestiva.
La fotografia più nitida fa aprire gli occhi su ciò che si sente in un particolare momento e che vorresti vivere mille altre volte, fermando un dettaglio prima che scivoli nell’oblio. La realtà raffigurata suscita nel tempo ricordi e fa riprovare delle sensazioni. Rabbia o felicità, miste comunque ad una sottile nostalgia suggerita da quelle schegge di vita vissuta, da ciò che si è stati un tempo più o meno lontano, e non si è più.
L’immagine descrive alla fine quello che è accaduto una sola volta fuori e dentro di noi, e che non può ripetersi. «La fotografia ci mostra cose che non esistono più», ricordava malinconico Marcel Proust. Il tentativo di rivivere l'istante è vano: ogni raffigurazione ci offre, come per magia, una realtà nuova e sempre diversa. Rimane uguale a sé stessa nella sua materialità l’immagine raccolta, ma cambia la persona che la guarda.

🧩 L'intuizione del momento

Ritratto ravvicinato di una donna asiatica sorridente, con capelli scuri e lunghi, che guarda fuori campo con espressione serena e felice, accanto a una bandiera italiana che si intravede sulla destra.
La sorpresa più frequente è quella di trovare, nella fotografia, qualcosa di diverso da quanto si è visto un tempo. Perché? “Vivere è essere un altro”, scriveva mestamente Fernando Pessoa, e anche il “sentire” nel presente ha forma nuova rispetto al passato. Non siamo mai stati prima come ci sentiamo ora rivedendo quell’immagine. Mai c’è stata davvero quella luce, quel riflesso. Siamo pervasi da una visione nuova.
Non rimane davvero che l’immaginazione per intuire l’antico sapore dei momenti vissuti. La fotografia, mostrava di credere Henri Cartier-Bresson, cultore straordinario di un raffinato umanesimo «tra eternità e momento», evidenzia «con intuito e spontaneità, attraverso lo scatto rapido ed improvviso, il significato di un evento». La fotografia ritaglia una porzione di realtà, ma soprattutto indica lo stile con cui si vedono le cose, l’idea che si ha della realtà.

Tutte le foto sono a.p.
1. Campo de' Fiori (Roma)
2. New York (Usa)
3. Careggine (LU)
4. Pskov (Russia)
5. Villa Celimontana (Roma)
6. Campocatino (LU) 
7. Fregene (Roma)
8. Patrasso (Grecia)
9. Pechino, Grande Muraglia (Cina)
10. La Maddalena (Sardegna)
11. Xi'an, Shaanxi (Cina)

Commenti

Post popolari in questo blog

La città dell’anima e del silenzio: Pavia tra ricordi e nebbia 🎨

(Introduzione a Daniela Barone). Un viaggio a ritroso tra le nebbie di Pavia e il vento di Genova. In questo racconto, la città lombarda smette di essere solo uno sfondo geografico per farsi specchio di un’esistenza: tra scoperte artistiche tardive, ferite storiche come il crollo della Torre Civica e la ricerca di una fede ritrovata nel silenzio delle cripte. Un’analisi intima su cosa significhi lasciare un luogo per ritrovare sé stessi. (Daniela Barone) ▪️ L'incontro nel Duomo e la bellezza rivelata Fu nel maggio 2017 che con mia figlia Elisabetta partecipai ad una conferenza di Sgarbi all’interno del Duomo di Pavia, città dove vissi trentacinque anni. Come spesso accadeva, il bizzarro critico si presentò all’evento con una buona mezz’ora di ritardo ma se ne guardò bene dallo scusarsi con il folto pubblico. Iniziò subito a presentare delle slide sui capolavori meno noti della cittadina con un eloquio affascinante che rapì fin da subito gli spettatori. Verso la fine Sgarbi raccontò...

🎨 L'attesa di Felice Casorati: il tempo sospeso e la speranza

(Introduzione a Marina Zinzani e ad a.p.). Il ciclo poetico di Marina Zinzani evoca la solitudine del nido vuoto e l'inquietudine di chi cerca un segno. Questa tensione tra il desiderio di pienezza e l'isolamento trova un riflesso pittorico intenso nell'opera di Felice Casorati, "L'Attesa" (1918). Il quadro, austero e metafisico, non dipinge solo uno stallo, ma la membrana sottile e vibrante che separa la paura dalla speranza.

🎭 Totò e l'arte della truffa: il sogno di possedere la Fontana di Trevi

(a.p.)  ▪️ L’arte comica di Totò è molto più di una collezione di gag; è un commento sottile e malinconico su un’epoca, uno stile, un’idea. I suoi film non offrono solo risate, ma ritratti complessi di un’Italia in bilico tra furbizia e ingenuità, espedienti e grande cuore. Questa comicità, che ha saputo esprimere e definire un intero periodo storico, ci regala momenti di pura magia, capaci di trasformare persino un reato in una ballata di ilarità. Il ricordo di un’emozione si lega indissolubilmente all'episodio culmine di Totò Truffa '62, l’immagine dell'attore che vende la Fontana di Trevi a un ingenuo italo-americano, ironicamente chiamato Decio Cavallo (e subito storpiato in Caciocavallo). 🕵️‍♂️ La truffa perfetta e il mito dell'ignoranza Nella celebre scena, Totò, affiancato dal fido Nino Taranto, individua la vittima perfetta: uno straniero, ignorante delle cose d’arte e credulone. La truffa si basa sulla sapiente str...

Davanti alla TV, tra panni da stirare e sogni d’evasione 📺

(Introduzione a Marina Zinzani). Il vapore del ferro da stiro, una montagna di camicie e, sullo sfondo, l'immagine radiosa di una donna che sembra aver sconfitto il tempo. Quante volte ci siamo guardate nello specchio della TV cercando di decifrare il segreto di una bellezza che non conosce occhiaie né stanchezza? Qui, un monologo interiore che è un viaggio tra centrifughe e capelli 'fai da te'. Forse la realtà ha tutto un altro sapore. (Marina Zinzani) ▪️ Lo specchio catodico I panni da stirare, mio figlio è fuori e mio marito sonnecchia davanti alla tv. Io cerco qualche programma, mi tiene compagnia la televisione, quando stiro. Ah, ha quasi la mia età questa della tv. Ma non li dimostra. La sua immagine mi ricorda tutte le cose che non ho fatto, per salvaguardare il mio aspetto: mi sono tolta il trucco la sera? Ho fatto lunghe passeggiate, se non un po’ di corsa quasi ogni giorno? Ho curato la mia dieta? Ho letto che lei mangia molta frutta e verdura, dei grandi centrifu...

Rispondere al grido: il coraggio di perdersi per ritrovarsi

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). In questi versi, l’autrice ci conduce in un territorio dove il perdersi non è un errore, ma una necessità etica. La poesia esplora quella solitudine necessaria per chi decide di ignorare i sentieri battuti per correre incontro al "lamento stridente" di un cucciolo umano, ricordandoci che la vera direzione non è data dai segnali, ma dall'empatia. (Maria Cristina Capitoni) ▪️ Lasciami andare Non solo per fare il buffone  o per chiedere aiuto  lasciami andare  anche quando  mi perdo nel buio cercando il cammino  Oltre i sentieri battuti non seguo sentieri  o segnali  ma un grido lontano  lamento stridente e impaurito  di un cucciolo umano.