mercoledì 5 febbraio 2020

Magnificat

E’ un errore magnificare l’età della giovinezza? La lotta contro il pessimismo quando si osserva la realtà di oggi

di Paolo Brondi

Si affannano i poeti a cantare la bella età della giovinezza, ma commettono il solito errore di magnificare il passato. Certo, giunti ai 30, 40 anni, si potranno rimpiangere i 18, 20, ma solo perché allora saranno dimenticate le sofferenze degli anni cruciali: quelli del passaggio dalla adolescenza alla giovinezza.
La giovinezza, oggi, dacché le crisi politico-economiche si sono manifestate, è il periodo più triste nella vita di un uomo. E’ il periodo dei mille contrasti, delle incomprensioni, delle solitudini, della falsità. Tu li vedi, questi giovani, in certi quartieri, in certe piazze, sprezzanti e cinici, sempre pronti ad un sorriso beffardo, a schernire, magari poi si commuovono per un nonnulla, bagnano di lacrime il cuscino e soffrono: soffrono terribilmente, ossessionati da una costante agitazione.
Forse verranno tempi migliori, forse la maturità e un buon lavoro, dissolverà queste turbolenze, ma bisogna essere forti, avere un carattere di ferro per resistere, per lottare contro la sfiducia in sé stessi, il pessimismo.

1 commento:

  1. Osservazione molto giusta.
    Bellissima riflessione.
    Grazie Liana

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