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Magnificat

E’ un errore magnificare l’età della giovinezza? La lotta contro il pessimismo quando si osserva la realtà di oggi

di Paolo Brondi

Si affannano i poeti a cantare la bella età della giovinezza, ma commettono il solito errore di magnificare il passato. Certo, giunti ai 30, 40 anni, si potranno rimpiangere i 18, 20, ma solo perché allora saranno dimenticate le sofferenze degli anni cruciali: quelli del passaggio dalla adolescenza alla giovinezza.
La giovinezza, oggi, dacché le crisi politico-economiche si sono manifestate, è il periodo più triste nella vita di un uomo. E’ il periodo dei mille contrasti, delle incomprensioni, delle solitudini, della falsità. Tu li vedi, questi giovani, in certi quartieri, in certe piazze, sprezzanti e cinici, sempre pronti ad un sorriso beffardo, a schernire, magari poi si commuovono per un nonnulla, bagnano di lacrime il cuscino e soffrono: soffrono terribilmente, ossessionati da una costante agitazione.
Forse verranno tempi migliori, forse la maturità e un buon lavoro, dissolverà queste turbolenze, ma bisogna essere forti, avere un carattere di ferro per resistere, per lottare contro la sfiducia in sé stessi, il pessimismo.

Commenti

  1. Osservazione molto giusta.
    Bellissima riflessione.
    Grazie Liana

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  2. Come non essere d'accordo?
    I giovani trasgressivi, provocatori, con delle facce da schiaffi su quei corpi violati da tatuaggi e piercing, con un atteggiamento scostante e un linguaggio scurrile, con la persuasione apparente di vincere sempre, sono le persone più deboli e infelici che esistano.
    Le nostre generazioni hanno fallito nella genitorialita'... Abbiamo cresciuto esseri incapaci di superare un problema, anche piccolo, anche insignificante!
    È vero che il mondo che li circonda è solo fatto di crisi e di difficoltà, ma loro corrono su un altro binario perché il lavoro lo vogliono buono, pagato bene e non troppo faticoso, e al primo ostacolo ne cercano un altro che li deve soddisfare assolutamente in tutto.
    Le coppie scoppiano perché alla prima difficoltà si lasciano , si annoiano di tutto e così, pur avendo molto, sono infelici ricordando con rimpianto gli anni dell' adolescenza paragonabile, oggi, alla mia infanzia.
    I giovani non sbagliano però. Ha sbagliato e tanto chi li ha ridotti così, chi li ha tutelati e protetti in modo assurdo e asfissiante, chi li ha fatti pensare di avere sempre ragione ed essere invincibili.
    CRISTINA PODESTA'

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