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La pandemia delle idee

Il ritorno alla normalità si confronta con la radicalità del cambiamento che ha trasformato le nostre vite


(Angelo Perrone) Vorremmo lasciarci alle spalle la pandemia. Abbiamo una gran voglia di fuggire. Specie ora che arriva l’estate. Ma rischiamo di perdere lucidità e chiarezza. A causa dei soliti guai: demagogia, protagonismi, incertezze, messaggi contraddittori.
Stiamo riassaporando il diritto di uscire, di tornare a lavorare, di recuperare il senso di normalità. Vorremmo riprenderci, tutto d’un colpo, il tempo perduto. L’esitazione, la confusione delle idee, però, frenano lo slancio, creano disorientamento, rallentano il passo. È proprio inevitabile?
Il passato non è ancora alle spalle. Le sofferenze umane sono snocciolate ogni giorno. 120 mila decessi. Per non dire di contagi, ricoveri, malattie.
Tocchiamo con mano le turbolenze economiche, la perdita dei posti di lavoro, la riduzione dei redditi.
Scontiamo le ripercussioni sulla scuola e il pregiudizio sulla formazione dei giovani: tutte incognite che pesano, e condizionano il futuro.
La violenza della pandemia ha introdotto nuove parole d’ordine, un “linguaggio” diverso, testimonianza del cambiamento epocale, espressione della trasformazione del pensiero. Quanto progettato non vale più. Gli strumenti costruiti non servono ora. Altre, le necessità da affrontare. Il ritorno alla normalità si confronta con la radicalità della trasformazione sociale provocata dal Covid.
Sono cambiate le priorità, le gerarchie di valore. L’agenda delle cose da fare va riscritta. Il compito spetta ai politici, ma non può essere delegato solo a istituzioni e scienza: la vita di ciascuno è destinata a cambiare volto, ora che tutto è mutato. L’esistenza di tutti va “ricomposta” secondo altre regole.

Commenti

  1. concordo pienamente.
    tutto questo lascia una base di tristezza. Un profondo disorientamento.
    La vita quotidiana va reimpostata.
    le priorità vanno riviste e riscritte.
    la paura del domani è molto forte.
    la paura dell'altro è diventata spontanea e inconsapevole.
    dovevano chiamarlo distanziamento fisico, invece lo hanno chiamato ''distanziamento sociale'' e questo a livello psicologico ed umano ha fatto danni profondi che chi lo ha vissuto, dal piu' piccolo al piu' adulto, non scorderà mai. Ha lasciato una ferita profonda e la cicatrice interiore la porteremo dentro per sempre, che lo si voglia o no.
    Un vero trauma psicologico, sociale, emotivo, culturare, oltre che fisico ed economico.
    Posso abbracciarti Ora ?
    posso darti la mano ora ?
    posso sorriderti senza maschera, ora ?
    posso parlarti di persona, ora ?
    e fino a quando ?

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