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Piccole fate

Vivere il sogno


di Marina Zinzani

Scrivere poesie non è difficile. Difficile è viverle. (Charles Bukowski)

Ho bisogno di scrivere. Anche adesso, da vecchio, ne ho bisogno, devo ancorarmi alle parole per non impazzire, delle volte.
Devo usare parole per descrivere uno stato d’animo, per dare ad una nuvola un’anima, ad un pettirosso ali non mie, ad un cancello chiuso una rappresentazione della mia vita. Ne ho trovati tanti, di cancelli chiusi.
Le parole sono entrate piano piano, come piccole fate che hanno attraversato le sbarre di questi cancelli, ed hanno oltrepassato porte, muri, e sono entrate in palazzi dove c’erano profumi, e lì ho respirato quello che non credevo di respirare, vite e gioie degli altri, dolori degli altri.
La poesia l’ho trovata nei posti più impensabili, in un giaciglio fatto di cartoni in una via del centro, fra gente che passa veloce e non vede un uomo rannicchiato, l’ho trovata nelle mani stanche e amorevoli di una madre, nel rimorso di un amore perduto. 
La poesia l’ho vissuta nei tormenti che mi hanno lacerato, piccoli pezzi di anima strappata, con crudeltà, ho sentito allora il lamento dei poeti, quelli che hanno innalzato la loro parola così in alto che è diventata parola di tutti, per dare voce al dolore di tutti. 
Le piccole fate entrano in luoghi inaccessibili e ti portano con sé, viaggio dell’immaginazione o della realtà, ti portano fino alle viscere della terra per trasformare l’inferno in bellezza.

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