Passa ai contenuti principali

Nessun rimpianto

Mettersi alla prova


di Marina Zinzani

Bisogna sempre provarci. Meglio avere delusioni che rimpianti. (Charles Bukowski)

E così le hai dato fiducia. E così hai aperto la porta di casa. Le hai messo la tua vita nelle sue mani. Bravo, sei stato bravo, ti dici ora, meriti un premio. Un premio della stupidità.
Ad un certo punto succede. Un uomo incontra una donna, dopo tanti incontri sbagliati, donne che non hanno lasciato nessun segno, non ti ricordi quasi niente di loro. Hai anche una ex moglie, questa te la ricordi bene, perché sempre presente per via del figlio che avete, presente con le sue lamentele, battutine sarcastiche. Non fai mai abbastanza, dovresti fare di più! 
Devi fare di più, questo te lo dicono tutti, il mondo si aspetta molto da te, in termini di denaro, presenza, e così via! È in mezzo a questo marasma, a questo avvilimento, in cui prevale la solitudine delle tue sere, in cui ceni solo con il gatto e guardi un po’ di tivù e poi ti addormenti, e un’altra giornata è andata, in questo marasma è arrivata lei. Cosa dire? Come descriverla? Un’oasi nel deserto, una luce in mezzo al buio, un fiore che nasce inaspettato?
Ti sei innamorato. Succede, anche quando non ci sono più speranze che accada. Succede e senti che la vita ti ha fatto un regalo inaspettato. Un postino è arrivato a casa tua un giorno e ti ha lasciato un pacco, e in questo pacco c’era una cosa tenera, dolce, il sorriso di questa donna, la sua storia, un pacco meraviglioso perché davvero inaspettato. Ogni cosa si è trasformata da allora, hai ripreso voglia di fare, di esserci, di vivere appieno le tue giornate. L’amore. Quante cose può fare l’amore.
È finita. Piccolo stupido, non dovevi lasciarti così andare. L’hai presentata anche a tua madre, a tuo figlio, avevi espresso l’idea di rifarti una vita con lei, di viverci anche insieme. Ti sei lasciato andare, considerando che un’altra donna così non l’avresti più trovata. Ti sentivi capito, compreso in ogni aspetto, per la prima volta ti sentivi a casa.
Le cose finiscono. Foglie morte in mezzo alla strada. Tanti ti hanno detto che succede, di non pensarci più di tanto. Un altro tassello invece per la tua distruzione.
Però pensa se non fosse accaduto. Pensa che ora avresti il rimpianto per non esserti lasciato andare. In quel lasciarti andare hai vissuto giorni felici. Il resto è vita. E vivere significa buttarsi, lasciare aperta la porta, rischiare. Esserci.

Commenti

Post popolari in questo blog

Diventare donna negli anni Settanta: il coraggio di rompere il silenzio 💃

(Introduzione a Daniela Barone). Tra i tabù degli anni Settanta e la trasparenza dei giorni nostri, il corpo femminile ha percorso un lungo viaggio verso la consapevolezza. In questo racconto, Daniela Barone ripercorre il delicato passaggio dall'adolescenza alla maturità: un tempo in cui il silenzio dei genitori e l’imbarazzo sociale trasformavano eventi naturali in segreti da nascondere o trofei da esibire. Una riflessione preziosa su come l'educazione affettiva sia diventata, oggi, il ponte indispensabile per costruire il rispetto e la libertà delle nuove generazioni. (Daniela Barone) ▪️ L'attesa e il primo reggiseno Erano mesi che spiavo ansiosamente sotto la mia canottiera. Frequentavo ormai la terza media ma il seno non ne voleva sapere di crescere. Invidiavo le mie coetanee che esibivano un petto rigoglioso e si truccavano già un po’. Siccome la mamma si era accorta che ero prossima allo sviluppo, mi aveva proposto di acquistare un bel reggipetto, come diceva lei. Per...

Il caso Rogoredo: perché la giustizia non può essere emotiva ⚖️

(Introduzione ad a.p.). Da caso scolastico di legittima difesa a indagine per omicidio volontario: la vicenda di Rogoredo scuote le coscienze e mette a nudo i rischi delle riforme giudiziarie in discussione. Tra il dovere della temperanza politica e la necessità di una magistratura indipendente, la ricerca della verità non può essere sacrificata sull'altare del consenso mediatico o della fretta legislativa. (a.p.) Il fatto: la realtà oltre l'apparenza La vicenda prende le mosse da un controllo antidroga notturno nel bosco di Rogoredo, terminato con l'uccisione di uno spacciatore da parte di un agente di Polizia. Inizialmente, il caso era stato presentato come un esempio "scolastico" di legittima difesa: un poliziotto costretto a sparare davanti a un'arma puntata (rivelatasi poi a salve). Tuttavia, il lavoro silenzioso della Procura e della Squadra Mobile ha ribaltato il quadro iniziale: l'analisi dei video e le incongruenze nei racconti hanno portato a ipo...

La voce di Dio ai tempi del terrore

di Marina Zinzani (Commento di Angelo Perrone) (ap) È dedicato a padre Daniele Badiali, da Faenza, questo racconto. Il terrore attraversa il nostro tempo, fa strage di vite innocenti, violenta le anime di tanti, e insieme rapina il diritto ad una esistenza serena ed operosa. Non solo a Parigi e Bruxelles, ma in tante parti del mondo.  Ovunque l’uomo è barbaramente ucciso, perseguitato, umiliato od offeso. Pone interrogativi che lasciano sgomenti e rimangono senza risposte. Come è possibile? Cosa spinge l’uomo (perché anche i terroristi lo sono, nonostante tutto) al male atroce, assurdo, intollerabile, incomprensibile per la mente umana?

Tra rigore del velo e libertà del cuore: il mio viaggio nella fede ⛪

(Introduzione a Daniela Barone). Crescere nell'Istituto del Sacro Cuore di Genova negli anni Sessanta significava abitare un universo di simboli austeri e silenzi carichi di attesa, dove la fede veniva impartita come un dovere tra divise blu e velette nere. In questo racconto, l'autrice ripercorre il sentiero tortuoso che l’ha portata da una formazione basata sul timore alla riscoperta di una spiritualità libera, capace di curare le ferite del passato e scoprire che Dio abita altrove rispetto alla paura. (Daniela Barone) ▪️ L'Istituto del Sacro Cuore: un mondo in bianco e nero Era stato mio nonno a volermi mandare all’Istituto del Sacro Cuore che frequentai per due anni di ‘asilo’, come si diceva allora, e tre di elementari. Ricordo ancora quanta insofferenza provavo per quella scuola prestigiosa e severa. Mio padre, all’epoca autista dei mezzi pubblici, non avrebbe potuto certamente permettersi di pagare quelle rette elevate. Però la Madre Superiora, Suor Platania, dagli s...

Ponte Morandi, 43 vite nel vuoto: la ferita di Genova e i simboli del dolore

(Introduzione a Daniela Barone e a.p. Commento). Il 14 agosto è il giorno della vigilia di Ferragosto, dei viaggi verso il mare o della spensieratezza in famiglia. Da otto anni, per chiunque abbia Genova nel cuore o nelle proprie radici, quella data evoca un rumore sordo, un vuoto improvviso e una ferita lacerante che ha cambiato per sempre la percezione della sicurezza e del destino. In questo racconto, la cronaca si intreccia con la memoria personale: il contrasto doloroso tra la bellezza incontaminata di un viaggio in terra francese e l'eco di un disastro che, rimbalzando sugli schermi dei cellulari, ha congelato il tempo, spezzato 43 vite e ridisegnato il profilo di una città intera. (Daniela Barone). Una spensierata vigilia di Ferragosto Quel martedì del 14 agosto di otto anni fa mi trovavo con la mia amica Silvana a bordo di un pullman alla volta della Francia. Nella prima tappa di questo viaggio organizzato, visitammo Aix-en-Provence e le splendide gole dell’Ardèche. Rimanem...