Passa ai contenuti principali

Luci per le strade

La stranezza di queste feste nella pandemia


di Cristina Podestà

File di lucine che balzellano, alberi addobbati che illuminano la notte buia, odore di agrifoglio e pino. Il mare arrabbiato che spruzza sugli scogli, il vento freddo un po’ in anticipo che fa bruciare la pelle, i tramonti lontani laggiù, tra mare e cielo, uno spiraglio di sole.
È arrivato dicembre di un anno trascorso così, altalenante tra speranze buone e terribili paure, un anno in cui abbiamo creduto fortemente in una rinascita, in un essere più buoni. Abbiamo vissuto un anno insicuro, forse ancora più di quello passato, non certi di poter stare con chi vogliamo. 
Una signora attraversa la strada con la borsa pesante e un pacchetto luccicante in mano. Già tra poco è Natale. Anzi, come consiglia da ieri l’UE, tra poco sono “le feste”. 
Mi sento a disagio, come tutto fosse falso, di plastica, inesatto. Trovo difficile l’approccio con le persone. Chi ti vuol dare la mano, ma forse non è il caso, chi ti saluta mascherato e non lo riconosci, chi ti offre il gomito; chi urla forte senza mascherina che siamo in dittatura sanitaria, chi rasenta i muri per non farsi avvicinare da nessuno, chi non si fida più nemmeno della propria ombra. 
Le notizie di femminicidi abbondano nonostante si sventolino scarpe e panchine rosse. Molte parole vuote e inutili, fatti tanti, troppi, di violenza inaudita. È così che ci avviciniamo alle “feste”. Ho l’amaro in bocca. Vedo le luci saltellare, ormai più o meno ovunque, vedo i negozi con offerte “per le feste”, ma io non mi sento come prima. 
Che feste sono? Che anno nuovo ci aspetta? Quali novità? Cammino e mi copro con l’ombrello, evitando di parlare; potessi eviterei anche di pensare. Non mi piace elaborare concetti, in questo momento non sono disponibile. Mi guardo i piedi e guardo la strada, cerco di concentrarmi sui passi, i miei. Quanti ne ho sbagliati? 
Spesso sono caduta e mi sono fatta parecchio male, ma poi mi sono rialzata e ho ripreso il cammino. Avrei potuto cambiare direzione, forse sarebbe stato foriero di belle novità oppure no, mi sarei fatta ancora male, forse di più. 
La pioggia non smette, il ticchettio mi infastidisce. Entro in un negozio col respiro affannato e gli occhiali appannati. Li tolgo, va meglio. Mi sento agganciare una gamba, guardo in basso già scocciata perché penso sia un laccio di qualcosa fuori posto. Invece incontro due occhioni azzurri e una bocca sorridente mezza sdentata, che nell’incertezza del movimento, ha trovato la mia gamba e si è appoggiato. Oddio è un bambolotto paffuto. Mi viene da sorridere, mi si stringe al ginocchio e ride soddisfatto. 
Ecco il Natale, ecco le feste! Gli do la mano e lui la prende, tenta di mettersi un mio dito in bocca e glielo vieto. Incrocio lo sguardo orgoglioso e soddisfatto del padre alla cassa che mi fa cenno di scusa ma, contemporaneamente, mi chiede se gli do un occhio. Certo, ne sono felice. 
In due minuti ha fatto e si prende in braccio quel fagotto azzurro. “Grazie”, gli dico e lui, sorpreso, “Grazie a lei!”. Lo saluto con un cenno del capo. 
Non lo saprà mai, ma mi ha inserito nell’atmosfera delle feste, anzi, no, del Natale!

Commenti

Post popolari in questo blog

Una vecchia storia d’amore. Dalla passione al disincanto: ritratto di una donna che ha saputo rinascere 📘

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa resta di un amore che ha agito come uno tsunami, travolgendo un matrimonio lungo diciotto anni e trasformando l'identità di una donna? In questo racconto, l’autrice ci conduce tra i corridoi di una scuola professionale, dove l'incontro con un collega "pigmalione" diventa la scintilla per una metamorfosi fisica e interiore. Non è solo la cronaca di un'infatuazione, ma un'analisi del ricordo, del disincanto e di quella "linfa vitale dell'anima" che solo i sogni sanno preservare dal tempo che logora i volti e le passioni. (Daniela Barone). La metamorfosi: tra gessetti e desideri Conobbi B. nella scuola professionale in cui ero finalmente diventata insegnante di ruolo. All’epoca avevo i seni gonfi di latte perché allattavo ancora il mio terzogenito; alla fine della mattinata tornavo a casa trafelata perché i dischetti assorbilatte erano così intrisi da macchiarmi gli abiti. Portavo addosso ancora i molti chili in...

Marina e io: un’amicizia spezzata tra gatti, baci a stampo e addii senza ritorno 🐈💋🙋

(Introduzione a Daniela Barone). Un pianerottolo invaso dai gatti, l'odore di tabacco da fiuto e la scoperta dei primi, innocenti segreti. Marina non è stata solo la "prima amica", ma lo specchio di un’infanzia libera che si scontrava con il rigore di un mondo adulto fatto di pulizia ossessiva e addii senza ritorno. Un racconto che profuma di Genova anni '60 e della malinconia di chi, per crescere, ha dovuto imparare l'arte crudele del "tagliare i ponti". (Daniela Barone). L'incontro con Marina e la vita nel quartiere Oregina Marina fu la mia prima amica quando ci trasferimmo a pochi isolati dalla casa popolare in cui ero cresciuta. Bastava una camminata di dieci minuti per ritrovare le amate vicine e i negozietti dove facevo la spesa per la mamma con una sportina rossa a rete.  La nuova abitazione aveva una vera e propria camera da letto per mio nonno, prima costretto a dormire nell’ingresso. Nessuna stanzetta per me, invece: ancora una volta avrei ...

Trump contro Papa Leone: la verità del sacro contro lo spettacolo del potere ☧♛

(a.p.). Qual è lo spazio vitale capace di nominare la realtà quando il mondo sembra scivolare nell’irrazionale? Abbiamo perso la forza di dare un nome alla "blasfemia della guerra" e alla "brutalità del business", come ha fatto Papa Leone davanti al delirio di Donald Trump? La patologia del comando e il primato della pietas Un potere che si auto-ritrae nei panni di un Gesù guaritore, mentre deumanizza i bambini sotto le bombe, smette di essere un interlocutore politico: non c'è dialogo possibile, né replica dovuta a chi incarna una patologia dell’essere e del comando. All'onnipotenza di un comandante in capo che alterna il campo da golf all'annuncio di uno sterminio, bisogna opporre una sfida epistemica: la riaffermazione che la violenza non avrà l’ultima parola e che la pietas verso gli innocenti resta l’unico, vero cardine della civiltà. Quando la propaganda diventa spettacolo della morte Quando il linguaggio del diritto e della diplomazia viene svuota...

La faccia nascosta della Luna: da Apollo a Artemis, tra ricordi di famiglia e futuro 🌓

(Introduzione a Daniela Barone). Un filo invisibile lega il bianco e nero sfuocato del 1969 alla nitidezza digitale della missione Artemis II. Attraverso gli occhi di un bambino e i ricordi di una nonna, la Luna smette di essere solo un corpo celeste per diventare lo specchio delle nostre fragilità. Un racconto intimo sul senso di appartenenza a quel "piccolo puntino azzurro" che chiamiamo casa. (Daniela Barone).  Tra generazioni e memorie lunari «Nonna, vieni a vedere la luna.» Così aveva reclamato la mia attenzione Luca, il mio nipotino di due anni e mezzo. Era sul poggiolino della casa dei miei quella sera d’estate del 2019. Indossava un pigiamino corto leggero e si teneva alla ringhiera arrugginita. Mio padre, vedovo da diversi mesi, già dormiva ma lui non ne voleva sapere di andare a letto. Aveva buttato per gioco nel cortile sottostante numerose mollette e si trastullava con le poche rimaste nel cesto. Stringendo la manina di Luca non potei fare a meno di pensare a qua...

Ogni uomo è un cimitero: il presente abitato dai nostri cari 🍁

(Introduzione a Marina Zinzani). Un legame invisibile annulla la distanza tra chi resta e chi se ne è andato. Non è solo memoria, ma una forma di coabitazione spirituale. In questa riflessione, l’autrice prende spunto dalle parole profonde della serie TV "Shtisel", centrata su una famiglia di ebrei ultra-ortodossi, per esplorare l’idea dell’uomo come "cimitero vivente": un luogo dove i nostri cari continuano a guardare il mondo attraverso i nostri occhi, trasformando l'assenza in una presenza lieve e costante. (Marina Zinzani). «Perché alla fine i morti non vanno da nessuna parte, sono stati sempre tutti qui. Ogni uomo è un cimitero, un cimitero presente in cui vivono tutti i nostri nonni, il padre, la madre, la moglie, il figlio.» Il dialogo mai interrotto Questa è una delle frasi più intense e commoventi della serie Shtisel, una citazione di Bashevis Singer ripresa in una scena magnifica in cui si riuniscono, idealmente e visivamente, i vivi e i morti. È un me...