(Introduzione ad a.p.). Nel dibattito sulla Giustizia, spesso ciò che fa più rumore serve a coprire ciò che conta davvero. Attraverso fatti come il "caso Palamara", la politica ha messo in scena un perfetto gioco di prestigio: usare lo scandalo per distrarre lo spettatore e far passare per banale manutenzione quella che è, a tutti gli effetti, una mutazione genetica della nostra Costituzione.
(a.p.) ▪️
Nella storia delle istituzioni, le democrazie non crollano quasi mai per un colpo di mano improvviso. Spesso basta una serie di "piccoli aggiustamenti" presentati come necessari e innocui. È l'arte della distrazione: convincere tutti che stiamo riparando un guasto, mentre stiamo cambiando il motore dell'intero sistema.
Fumo negli occhi
In ogni spettacolo che si rispetti, l'illusionista usa il fumo per nascondere il movimento decisivo. Oggi quel fumo è lo scandalo Palamara. Le cronache indecorose delle correnti sono diventate l'espediente perfetto per distrarre lo spettatore. Si indica il marcio (reale) per far accettare una soluzione che non lo cura, ma che trasforma radicalmente la Giustizia.
Oltre il sipario
Dietro termini rassicuranti come "Terzietà" si nasconde un'operazione molto più profonda. Se separiamo chi accusa da chi giudica, togliamo al Pubblico Ministero il suo dovere di cercare la verità, trasformandolo in un attore che punta solo alla vittoria. È una mutazione invisibile a occhio nudo, ma che cambia il destino di ogni cittadino davanti alla legge.
L’illusione dell’innocuità
Spesso leggiamo commenti che ridimensionano, che parlano di "burocrazia" o "tecnica". È la parte finale del trucco: l'anestesia. Se crediamo che la riforma sia innocua, smettiamo di vigilare. Ma nel labirinto degli specchi della nuova Giustizia, l'unica cosa che rischia di sparire è l'indipendenza di chi dovrebbe proteggerci.
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