Passa ai contenuti principali

Drusilla, come far sorridere

Grazia e ironia nel monologo di Sanremo


di Laura Maria Di Forti

Terza serata di Sanremo. Scende le scale Drusilla Foer. Sicura di sé ma emozionata. Bella nonostante non sia certo nel fiore degli anni, la capigliatura bianca lasciata morbida, leggera come piume al vento. Anche elegante nella mise quasi severa che la fa apparire diva anni ’50. Periodo d’oro in cui le eccentricità di bassa lega erano impensabili.
E io mi sono detta: ecco una donna vera, vorrei tanto essere come lei. E poi ha parlato: ah, la voce! L’ho sempre trovata particolare, certo, ma calda, adatta alle parole che per tutta la serata ha pronunciato. Mai una di troppo, mai volgari, sempre, invece, dritte al punto con delicatezza, quella che purtroppo manca a tanta, troppa gente.
Ha detto cose vere, piccole verità che dovrebbero fare riflettere tanti di noi, e le ha dette con garbo, con misura, le ha dette in un modo che nessuno potrebbe contestare, dissentire o anche solo storcere il naso.
Drusilla Foer ha presentato con grazia, ironia, ha lanciato anche qualche battuta quando è stata provocata, parlando di mancanza di cultura laddove qualcuno ha creduto di far ridere alludendo a quel “qualcosa in più”. I sotterfugi sono sempre espedienti miserevoli!
Ha fatto spettacolo, qualche battuta lanciata per far sorridere e sdrammatizzare. Il travestimento di Zorro è stata una genialata: lei sa benissimo di essere in una posizione precaria, di esserlo perché qualcuno di noi non la vorrebbe in televisione, proprio lei che, diversamente dalla stragrande maggioranza di comici, intrattenitori e attoruncoli, non si serve di mezzucci e di volgarità.
Tutto ciò che dice è filtrato dal buon gusto e dall’intelligenza che prende le mosse non solo dalla cultura ma anche dalla grazia, dote che forse, in questi ultimi anni, è stata dimenticata. Alcuni cantanti che sono scesi dal palco dovrebbero prendere esempio da Drusilla ma, si sa, non a tutti è concessa la fortuna di possedere decoro e misura.
Il suo monologo è stato vero e delicato insieme, è stato rivelatore di un animo che ha sofferto ma che ha saputo anche riscattarsi con ironia, intelligenza, con buon senso e una grande generosità di cuore.
Avrei dato più spazio a Drusilla ma, forse, è stato meglio così. Ci ha salutato lasciandoci il desiderio di rivederla presto in televisione.

Commenti

Post popolari in questo blog

Luce di settembre

Parole insieme, tra presente e futuro di Giovanna Vannini Si svegliò presto. Mise scarpe da passeggio e giubbotto da inverno. C'era luce di dicembre in cielo e non di fili a led. Prese il passo annusando l'aria fredda. Avrebbe percorso 4 km e 300 metri, quanto c'era dall'uscio di casa sua a quello di Giacomo.

Leopardi e L'infinito: l'eterna inquietudine tra siepe e orizzonte ✨

(Introduzione ad a.p.). “L’Infinito” di Giacomo Leopardi è più di una poesia: è una bussola eterna per l'animo umano. Questi versi hanno la magia di raccontare l’inquietudine perenne dell’uomo, sospeso tra il bisogno di un’infinità che si desidera e la consapevolezza dei propri ineludibili limiti. La sua straordinaria longevità testimonia il potere della Poesia di interrogare il nostro mistero esistenziale. (a.p.) ▪️ 📚 La magia che supera il tempo Quest’opera è legata ai ricordi della giovinezza, agli studi che, pur iniziando con faticosi esercizi di memoria, sono divenuti un segno indelebile. Nella maturità, questi versi sono risuonati nella mente, capaci di lasciare una traccia profonda. Molte altre opere, pur lasciando gioia o smarrimento, non riescono a oscurare la magia dell’Infinito. Per molti, si è creato un misterioso intreccio tra la poesia – così carica di luce e ambiguità – e le vicende personali, creando suggestioni e spunti di riflessione in ogni stagione della vit...

Tra i due litiganti il terzo gode: la saggezza popolare in una mollica

(a.p. - Introduzione a Laura Maria Di Forti) ▪️ Il proverbio di oggi: “ Tra i due litiganti il terzo gode ”. Non si è mai soli neppure nei litigi. Chi beneficia dei contrasti altrui? La tradizione popolare italiana si è sempre espressa con proverbi e modi di dire, rimasti poi nella memoria comune. Oltre le apparenze, non sono una ingenua semplificazione della realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Molto di più, uno sforzo per riflettere e capire. E magari scovare il bandolo della matassa. Interpretano sentimenti diffusi, traducono in poche battute concetti complicati, tramandano una saggezza solo apparentemente spicciola, qualche volta sono persino di aiuto per suggerirci le mosse opportune. Ci hanno consolato, ammonito, contrariato. Ce ne siamo serviti per affrontare momenti difficili e uscire da situazioni scabrose. Già pubblicati: Il mattino ha l’oro in bocca ,  Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco (Laura Maria Di Forti – PROVERBIO) ▪️ Senza pensieri seduto su una pan...

Il Piccolo Principe: un viaggio per ricordare l'essenziale

(Introduzione ad a.p.).  Il capolavoro di Antoine De Saint-Exupéry è molto più di una fiaba per bambini: è una bussola per l'anima che ci invita a un esame profondo delle nostre priorità adulte. Attraverso l'incontro nel deserto, impariamo che la verità non si nasconde nei numeri o negli affari, ma nella magia dei legami e nell'onestà del cuore. Questo tributo esplora il potere della fantasia, il rito dell'amicizia e la bellezza invisibile che i grandi hanno imparato a dimenticare. L'oblio dell'infanzia e il cappello misterioso (a.p.) ▪️ I grandi sono stati bambini almeno una volta, poi lo hanno dimenticato. Così, quando vedono un disegno a forma di cappello, pensano di aver visto un cappello e non un boa che ha inghiottito l'elefante. Questa cecità adulta è il primo grande monito di Antoine De Saint-Exupéry: la perdita della capacità di vedere oltre l'apparenza, di cogliere la fantasia e la meraviglia racchiuse nelle cose più semplici. È la rinuncia al ...

L’illusione del bisturi: perché frammentare la Giustizia non la guarirà ⚖️

(a.p.). Spesso, di fronte a un problema complesso, la tentazione è quella di individuare una sola causa e proporre una sola soluzione, semplice e immediata. È quello che accade quando si guarda a un organismo come la magistratura e si decide di intervenire solo su un aspetto — magari reale, come la presenza di correnti interne o la lentezza di alcuni processi — trascurando tutto il resto. Il rischio, però, è che la cura si riveli peggiore del male. Immaginiamo di avere un paziente con la febbre. La febbre è un sintomo, non la malattia. Se ci limitiamo a somministrare un antipiretico senza indagare le cause, non solo non guariamo il paziente, ma rischiamo di nascondere un problema più grave.  Allo stesso modo, quando si propone di separare le carriere dei magistrati, di introdurre il sorteggio per il CSM o di creare un’Alta Corte disciplinare esterna, si sta agendo sul sintomo, non sulla malattia. Si sta cercando di risolvere un presunto conflitto di interessi o un’eccessiva vicinan...