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Il bisogno di cancellare la democrazia dietro l'invasione dell'Ucraina

L’invasione rispecchia la logica del nazionalismo fondato sulle armi e sul ricatto


(Angelo Perrone) Perché l’azzardo dell’invasione dell’Ucraina, a costo di rompere i rapporti con il mondo? Non è agevole scavare in una personalità complessa, al potere da un ventennio, chiuso in sé stesso, inarrivabile, protagonista di un percorso politico lungo, dal ruolo nel Kgb dell’Urss all’attuale Russia autarchica, passando per Gorbaciov, Eltsin, la dissoluzione dell’impero sovietico.
Sarebbe riduttivo fermarsi a qualche segnale minuto, che pure può anche aver avuto rilievo.
Il dito battuto (troppo) frequentemente sul tavolo mentre pronunciava il discorso minaccioso, il gonfiore anomalo sul viso, la distanza fisica da tutti gli interlocutori (non solo al famoso tavolo ovale usato nei bilaterali), le notizie vaghe ed incerte sulle condizioni di salute (colpito dal Covid?), l’obbligo di quarantena e di tampone per chiunque lo incontri, e così via.
Se Putin «non ha più i nostri codici di razionalità», come ha scritto Raphael Gluckmasnn che conosce molto bene Putin (è stato consigliere del presidente della Georgia quando la Russia intervenne nel paese), ci sarà pure un motivo, che interessa il mondo intero. Per non dire che la saldatura in Russia tra potere personale e sistema politico trascina tutto quel grande paese in un’avventura senza vie di uscita.
Dopo decenni al potere, alle soglie dei settant’anni e con una salute diventata segreto di Stato, è presumibile che l’azione di Putin sia costruita nel segno ambizioso e temerario di una “missione” che l’uomo si sia assegnata davanti al proprio paese e persino davanti alla storia.
Quel ruolo è maturato in una condizione di isolamento fisico per la pandemia e mentale-psicologico rispetto a interlocutori politici (i pochi lo vedono da distanze siderali imbarazzanti) e ancor più dalla società russa, in assenza di qualsivoglia confronto reale con ambienti che non siano dei cortigiani. «Putin decide sempre più da solo, nessuno può dire chi sia il consigliere più influente, né cosa ci sia nella sua testa», ha spiegato Fedor Lukyanov, direttore di Russia in Global Affair.
Appunto si ritorna all’enigma Putin. Le sortite sanguinose di questi tempi, dense di inusitata collera, sembrano la risultante di decenni di rancore e recriminazioni. Preoccupano e coinvolgono tutti, dagli Usa all’Europa, in particolare all’Italia che dipende dalla Russia per il gas.
L’elaborazione del ruolo della Russia dopo la fine dell’Urss è compiuta in termini di recriminazione per una perdita inaccettabile: la fine dell’impero, la mancanza di potere assoluto su parte del globo. Putin si muove in una logica ottocentesca, fatta di nazionalismo, aree di influenza da conseguire e mantenere, anche a costo del sangue. «Usa metodi del XIX secolo nel XXI», sintetizzò bene una volta Angela Merkel.
La Russia fa i conti con il fallimento di sé stessa come società moderna, non è in grado di competere con alcuno in termini produttivi (a differenza per esempio della Cina), può solo esercitare il potere di ricatto (per via dell’energia e delle materie prime). La sola grandezza alla quale Mosca può aspirare oggi è quella del sovranismo territoriale affidato alle armi, del dominio su aree sottomesse, un principio-guida perverso perché richiede continua espansione ed è pericoloso: nessuno può dirsi al sicuro. 
Questa impostazione non tollera limiti fisici da parte di paesi che rifiutano questa logica (come in questi anni l’Ucraina), soprattutto evidenzia la frattura insanabile con le democrazie.
L’insofferenza di Putin non riguarda solo il fatto che un paese ai confini (peraltro enormemente più debole) possa fare scelte diverse dalle sue e voler aderire all’Europa. In discussione è piuttosto, la conciliabilità, a distanza così ravvicinata, tra il sistema autarchico e la democrazia, quali che siano state le vicende del passato, anzi proprio perché il presente ne è il superamento.
Solo uno sguardo rivolto all’indietro, fossilizzato e chiuso nei fantasmi di un tempo superato dalla storia, può negare il cambiamento e il diritto delle nazioni a vivere a modo proprio senza obbedire ad altri. Invece non ci sono vie di mezzo, quando si tratti di territori che sono stati russi ma che ora hanno deciso di sottrarsi all’egemonia.
L’affronto è intollerabile. Quando è impossibile riconoscere la legittimità della democrazia scelta da un popolo, l’unica soluzione è eliminare quel paese.

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