Passa ai contenuti principali

Una visione di futuro

Con Mattarella, il sollievo non attenua la gravità della crisi


(Angelo Perrone) Il Paese ha vinto, la politica ha perso: si è detto più volte a commento della rielezione di Sergio Mattarella. Quando si parla della vittoria del Paese, non si può prescindere dall’onda lunga dell’ampio consenso di cui ha goduto la figura di Mattarella, amato e apprezzato da tutti, e del modo in cui ha interpretato il ruolo.
Però l’esigenza di non cambiare l’inquilino del Colle ha la sua radice più profonda nella percezione, che ha fatto breccia nel palazzo recalcitrante, della necessità di garantire la stabilità all’azione governativa. Altrimenti, con la crisi politica, sarebbe stato deleterio incrementare la sfiducia collettiva ora che siamo al dunque nella lotta alla pandemia.
Ma non può sfuggire che la mossa è stata anche conseguenza della disperazione personale e dell’inettitudine a confezionare soluzioni differenti. Anche solo immaginarle. Nella vacuità delle giornate di voto, non c’erano competitori reali, né si sono cercate delle proposte che fossero una prosecuzione del lavoro svolto. La conferma di Mattarella è stata allora una soluzione di alto significato simbolico, con implicazioni umane, non solo politiche: ciambella di salvataggio per le sorti personali di tanti, àncora di salvezza per le istituzioni. 
L’appello dei naufraghi, a piedi in mesta processione verso il Colle per implorare che accettasse, è sembrato invocazione disperata, richiesta di soccorso nella nube tossica del viaggio. Chi si interrogava sulle decisioni del Presidente, dopo che in tutte le lingue aveva espresso il pensiero contrario, non è rimasto sorpreso dalla risposta. Formulata in termini di etica pubblica: «si accolgono i doveri ai quali si è chiamati». 
Superato il pericolo della paralisi, dello stravolgimento delle regole, dell’incertezza sul destino del governo e della legislatura, il rischio che già si intravede è ora la banalizzazione dell’insuccesso della politica nonostante tanti propositi bellicosi. C’è alta tensione nei partiti (quasi tutti) dopo il voto, si scatena il tiro al bersaglio contro i perdenti. 
Difficile non vedere macerie ovunque. All’apparenza è il momento della resa dei conti, del regolamento di questioni personali sulla gestione del potere, sul controllo delle forze politiche: aspetti però surreali rispetto allo scollamento prodottosi tra partiti e opinione pubblica (disaffezionata, delusa, critica). È il risultato dello sradicamento delle organizzazioni politiche dal tessuto sociale, della crisi di identità, della perdita dell’orizzonte di senso morale.
Il pericolo è che ci sia tanto rumore per nulla, che tutto il tramestio serva solo a cambiare qualche casella lasciando le cose come prima. Sarebbe fuorviante ridurre il tema della rifondazione dei partiti agli obiettivi di vendetta personale contro chi non si è mostrato all’altezza o ha commesso errori e troppo assolutorio lasciarsi stordire dalla facile euforia per qualche performance.
Servirebbe chiarire seriamente i motivi della crisi della classe politica, il difetto di qualità e di consapevolezza, prima che arrivi il momento delle nuove prove, come le elezioni politiche del 2023. Non sarà facile, ma è indispensabile discuterne e la prima mossa è rinunciare a farlo nelle segrete stanze o nei cerchi magici autoreferenziali. La conclusione raggiunta offre sicurezza ma è deludente, significa: meglio stare fermi che muoversi, quando non si sa come gestire la paura, soprattutto se non si hanno idee e coraggio sufficiente.
Accontentarsi dell’accaduto in nome dello scampato pericolo è comprensibile e può anche bastare al momento. Rimane però il compito di saper decifrare la trama di tanti avvenimenti confusi, incomprensibili, senza progettualità. La chiave del fallimento della politica non è troppo lontana da questa constatazione: l’elezione del Presidente ha portato alla luce il limite di una politica che non sa pensare e agire oltre il tornaconto particolare e il momento contingente, in vista dell’obiettivo di valore che soltanto la legittima, il bene comune.

Commenti

Post popolari in questo blog

🎭 Totò e l'arte della truffa: il sogno di possedere la Fontana di Trevi

(a.p.) ▪️ L’arte comica di Totò è molto più di una collezione di gag; è un commento sottile e malinconico su un’epoca, uno stile, un’idea. I suoi film non offrono solo risate, ma ritratti complessi di un’Italia in bilico tra furbizia e ingenuità, espedienti e grande cuore. Questa comicità, che ha saputo esprimere e definire un intero periodo storico, ci regala momenti di pura magia, capaci di trasformare persino un reato in una ballata di ilarità. Il ricordo di un’emozione si lega indissolubilmente all'episodio culmine di Totò Truffa '62, l’immagine dell'attore che vende la Fontana di Trevi a un ingenuo italo-americano, ironicamente chiamato Decio Cavallo (e subito storpiato in Caciocavallo). 🕵️‍♂️ La truffa perfetta e il mito dell'ignoranza Nella celebre scena, Totò, affiancato dal fido Nino Taranto, individua la vittima perfetta: uno straniero, ignorante delle cose d’arte e credulone. La truffa si basa sulla sapiente str...

La grafia dell’anima: il destino nelle parole scritte ✍️

(Introduzione a Daniela Barone). Può la forma di una lettera rivelare il destino di una persona? Daniela Barone ci conduce in un memoir intimo dove la grafia diventa lo specchio dell'esistenza. Dalla perfezione rincorsa sui banchi di scuola ai tormenti celati dietro la grafia infantile di una madre, il segno della penna si rivela come l'ultima, indelebile traccia dell'amore e della fragilità umana. (Daniela Barone) ▪️ Dal fascino degli amanuensi al desiderio della calligrafia Fin da giovane ho ammirato i codici miniati su fogli di pergamena. Che meraviglia contemplare le decorazioni colorate di fronde, fiori e frutti dei monaci amanuensi! Li immaginavo dediti per ore ed ore a comporre con inchiostro, piume d’oca, righelli e punteruoli i caratteri neri gotici intramezzati ad illustrazioni di Cristo e dei santi su sfondi dorati. Pur vivendo in un mondo dominato ormai dalla videoscrittura, in me permane l’attrazione per la grafia a mano. Ricordo quando, ai tempi del lockdown ...

Colpo di scena: la Giustizia nel labirinto degli specchi🪞

(Introduzione ad a.p.). Nel dibattito sulla Giustizia, spesso ciò che fa più rumore serve a coprire ciò che conta davvero. Attraverso fatti come il "caso Palamara", la politica ha messo in scena un perfetto gioco di prestigio: usare lo scandalo per distrarre lo spettatore e far passare per banale manutenzione quella che è, a tutti gli effetti, una mutazione genetica della nostra Costituzione. (a.p.) ▪️ Nella storia delle istituzioni, le democrazie non crollano quasi mai per un colpo di mano improvviso. Spesso basta una serie di "piccoli aggiustamenti" presentati come necessari e innocui. È l'arte della distrazione: convincere tutti che stiamo riparando un guasto, mentre stiamo cambiando il motore dell'intero sistema. Fumo negli occhi In ogni spettacolo che si rispetti, l'illusionista usa il fumo per nascondere il movimento decisivo. Oggi quel fumo è lo scandalo Palamara. Le cronache indecorose delle correnti sono diventate l'espediente perfetto per d...

La guerra, lato oscuro dell’uomo: un’eredità di memoria e speranza 🌈

(Introduzione a Daniela Barone). Dai racconti di guerra dei genitori all'impegno civile tra i banchi di scuola. Un viaggio nella memoria familiare che attraversa l'orrore dei conflitti e il dovere della testimonianza, per approdare a una convinzione profonda: solo la cultura della riabilitazione e dell'inclusione può spezzare il ciclo della violenza. (Daniela Barone) ▪️ Tra Genova e i Nebrodi: la guerra come racconto familiare Fin da piccola amavo ascoltare le storie dei miei genitori sulla guerra. Ciò che mi piaceva di più era però la diatriba che ogni volta si innescava in modo quasi teatrale fra papà e la mamma.  « Genova fu colpita duramente dai bombardamenti, sai? Ancora adesso ricordo le sirene che ci svegliavano di notte. Che incubo! Scappavamo da casa con coperte e cuscini per raggiungere in fretta le gallerie-rifugio. » mi raccontava con enfasi.  « Eh, quante ne abbiamo passate » continuava la mamma lanciando occhiate provocatorie a papà.  Lui ogni volta l’interr...

Gli amanti di Marc Chagall, tra sogni volanti e la solitudine della realtà

(a.p. - INTRODUZIONE) ▪️ Fantasie popolari, figure volanti, personaggi solitari. Il presente, in Marc Chagall, è sempre trasfigurato in un sogno che richiama le suggestioni della sua infanzia, comunque felice nonostante le tristi condizioni degli ebrei russi, come lui, sotto lo zar. Colori liberi e brillanti accompagnano figure semplici e sinuose, superano i contorni dei corpi e si espandono sulla tela in forme fantastiche. Le sue opere sono dedicate all’amore e alla gioia di vivere, descrivono un mondo poetico che si nutre di ingenuità ed è ispirato alla fiaba, così profondamente radicata nella tradizione russa. (Marina Zinzani - TESTO) ▪️ Desideravo una casa, un luogo caldo ed accogliente in cui tornare la sera. Desideravo qualcuno a cui raccontare la mia giornata. Desideravo un grande albero, a Natale, pieno di luci e di regali. Desideravo una bambina che mi accogliesse buttandomi le braccia al collo. “Il mio papà!”: ecco le sue parole. Desideravo un luogo di vacanze, ma soprattutt...