La pesantezza della
mattina, mettersi in moto con difficoltà,
la mancanza di entusiasmo: i sintomi di un malessere
di Marina Zinzani
Quel
silenzio che cala la sera, silenzio e corpo immobile che se ne sta steso su un
divano. Qualcosa dentro non lo fa alzare, si è fermato il motore che muove
gambe, braccia, testa.
E’
forse assurdo parlare di un motore quando si dovrebbe parlare di anima, o
coscienza, o mente. Ma l’idea è quella, un motore fermo che fa restare il corpo
immobile.
Di
mattina non va meglio. Non è sempre vero che il mattino ha l’oro in bocca. Il
mattino appare come una lunga lista di cose da fare, tutte non piacevoli, tutte
dannatamente faticose. No, il motore è fermo, non ne vuole proprio sapere di
mettersi in moto, di alzare il corpo, di lavarlo, di farlo mangiare, di
indossare degli abiti, magari di fargli fare un sorriso. E’ cupo il volto, già
di prima mattina, e appesantito, una pesantezza che non passa, non data certo
dal cibo, mangiato poco e male, non dato da abbuffate con gli amici, che non ci
sono state, e nemmeno dagli amici che non si sono visti. E’ cupo il volto, duro
come la pietra.
Volare,
un corpo che aveva anche volato un giorno, sulla scia di un amore, di un
entusiasmo, di mille possibilità che
sembravano lì, a portata di mano, bastava allungarla un po’ quella mano e tutto
si sarebbe realizzato.
Ora
in quel letto stanco del mattino, in quel divano sonnolento della sera, ci sono
degli stracci, la propria vita stracciata. Perché viverla? Con quale
entusiasmo?
Come
la chiamano? Depressione?

Ridursi al mutismo del mattino ,e chissà di quanti altri momenti, manifestando stanchezza, poi tristezza; paura; timore di perdersi nelle tante cose da fare; sparpagliando intorno stracci , vedendo in essi lo specchio della nostra vita ; alimentando forme di “acting-out”(malesseri, vari disturbi psicosomatici..) , è segno di mal funzionamento di un sistema complesso che non è ancora depressione. Il sistema si può riparare , rendendosi conto, in primis, che è necessaria la perseveranza : i conflitti non devono essere negati … ma usati come opportunità per imparare qualcosa di nuovo su di sé, sugli altri, sul buon funzionamento del sistema stesso . Nel tempo, così facendo, si impara ad accettarsi , a recuperare l’altro/a e a compiere delle rinunce per calmare l’ansia del fare
RispondiEliminaPaolo Brondi