Passa ai contenuti principali

Tra demagogia e riformismo

Il dibattito sulla giustizia risente di un male: il populismo


(Angelo Perrone) Il progetto del ministro Cartabia sulla giustizia è ampio e complesso, tocca diverse problematiche. Ciascuna merita attenzione, e il giudizio specifico è variegato: cose buone, altre meno.
Impossibile sottovalutare l’intento (è apprezzabile) di intervenire su più versanti, in aderenza alle richieste europee di migliorare l’efficienza del sistema per accedere ai fondi del Recovery.
Non sempre l’obiettivo è perseguito in modo ottimale, o le strade individuate sono pertinenti. La recriminazione è il mancato apprezzamento per i tanti suggerimenti che pure non sono mancati. Ma è indubbio che il progetto affronti anche il tema cruciale, dibattuto e divisivo, della prescrizione.
È un argomento scottante in sé, perché tocca nello stesso tempo la questione dell’efficienza del processo e quella delle garanzie, e perché, politicamente, è stato al centro di una delle principali battaglie dei 5 Stelle, al tempo del governo Conte 1. Senza dimenticare che, quando si parla di “garanzie”, si allude a tutto: il diritto del singolo di difendersi, ma anche quello del cittadino qualsiasi di essere tutelato contro il crimine.
La riforma Bonafede aveva modificato l’impostazione tradizionale vigente in Italia. La prescrizione, dal 2020, non segue più l'intera durata del processo, qualunque sia la fase, ma si “ferma” alla sentenza di primo grado, con la conseguenza che, successivamente, le vicende temporali sono irrilevanti, non possono impedire che si arrivi alla pronuncia definitiva.
Al di là delle questioni lessicali, il progetto Cartabia nella sostanza fa venire meno il “blocco” della prescrizione al primo grado. Nominalmente è mantenuto il principio e la prescrizione si ferma a quella fase, ma poi iniziano a decorrere altri termini, chiamati diversamente e prima inesistenti, che, se non rispettati, portano a chiudere il processo prima della sua conclusione. Cioè prima di saper se tizio è colpevole od innocente. Se quell'altro soggetto ha subìto un torto o meno.
Tutto il processo è sottoposto a scadenze, quale che ne sia il nome o la natura. Non si tratta di tempi per il singolo atto o adempimento, ma per il processo in sé, nella sua complessità. “Se non è zuppa è pan bagnato” si direbbe, ricorrendo al banale detto popolare. Il decorso del tempo, infruttuoso e senza la pronuncia definitiva, fa morire il processo prima della conclusione di merito: se non è per prescrizione, lo è per una nuova causa chiamata “improcedibilità”.
Un’ottica distorsiva – nella prassi e in certe battaglie politiche: dei grillini e specularmente degli altri – ha stravolto questo istituto giuridico, che è solo il sintomo più eclatante dell’incapacità del sistema di rendere davvero giustizia. La prova dei ritardi e dei disservizi disseminati nel processo, la dimostrazione dell’inadeguatezza della politica di porre rimedio alla crisi radicale del processo.
Perché la prescrizione da eccezione è diventata regola. Molto di più: una sorta di “categoria delle spirito”. Che racchiude, in una visione manichea della realtà e dei problemi, l’essenza di concetti assoluti: il buono contro il cattivo, la virtù in contrapposizione al male. Sì proprio il malaffare, così esecrabile. Di qualunque tipo: del sistema, del singolo lestofante.
Sembrerebbe solo la conseguenza di una battaglia politica mal condotta e peggio pensata dal movimento 5 Stelle, e potremmo concludere che la cosa riguarda loro e basta. Le proteste, sempre più lievi di Conte, sono destinate ad affievolirsi per ragioni contingenti, la necessità di non mettere in crisi il governo, meglio la partecipazione grillina, la voglia di potere.
Sennonché, la questione offre anche altri motivi di riflessione. E questi riguardano tutti noi. Se la battaglia dei 5 Stelle sulla giustizia è spesso viziata da settarismo e assenza di visione generale, analoghe anomalie caratterizzano specularmente le posizioni opposte e contrarie. Alla base, la semplificazione di problemi complessi, la loro banalizzazione, la radicalizzazione della discussione ridotta alla contrapposizione fasulla tra una visione cosiddetta “giustizialista” ed un’altra “garantista”. 
La prescrizione è il lato oscuro dei processi, la lente deformante di tante scelte, lo strumento privilegiato per devastare il corso delle attività, lasciando che sia coltivato uno scopo ingiusto, perdere tempo inutilmente. Tutto questo provoca alla lunga la deriva del sistema, il sovvertimento della giustizia nel suo contrario. Esaltarla oltre i limiti dell’eccezione è la strada per accettare il declino della speranza di rendere giustizia.
Il paradosso è che ad alimentare questa tendenza ha contribuito proprio la battaglia 5 Stelle sulla prescrizione e in genere sulla giustizia: sono i danni di una visione totalizzante ed ideologica, incapace di leggere la complessità. Alla lunga il difetto di visione generale provoca un arretramento della riflessione.
Quanto accade riflette un vizio d’origine. I rivoluzionari ideologici hanno davanti a loro una strada angusta. Certe battaglie “identitarie” racchiudono l’universale nel particolare, circoscrivono la realtà ai frammenti singoli che la compongono. Non è una grande idea. L’assenza di radici – storiche e culturali - genera il trasformismo, la disponibilità a qualunque avventura, perché non ci sono mai differenze.
Così si giunge al dramma di oggi: la prescrizione è solo uno dei punti del (mal)funzionamento della giustizia. È impossibile pensare ai tempi del processo senza individuare le cause dei ritardi. È velleitario credere di accelerare lo svolgimento delle varie fasi soltanto imponendo termini. Non possono essere rispettati e non lo saranno, se non ne sarà data possibilità. Se non vi sono i mezzi per farlo: norme più adeguate, altro personale, innovazioni tecnologiche, una formazione professionale più qualificata. La giustizia deve assolutamente essere più veloce, ma serve cambiare molte cose.
La giustizia soffre di manicheismo nella lettura della realtà e nell’individuazione delle soluzioni. La discussione non riesce a esorcizzare il male. L’uso ideologico degli argomenti – praticato a dismisura dai 5 Stelle - ha radicalizzato i problemi nell’alternativa tra bene e male, tra passato da buttare via e vuota retorica del nuovo. Il solco tra cittadini e istituzioni si è allargato e sarà difficile comporlo. Il frutto più velenoso dell’antipolitica è diventato il populismo giudiziario.

Commenti

  1. Molto interessante. Un grande invito ad approfondire l'argomento ed a prendere consapevolezza di tanti concetti importanti.
    Grazie

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Il pavimento storto della parità 🏗️

(L'autrice, al centro, durante una manifestazione: Genova, anni'70) (Introduzione a Daniela Barone). Dai grembiuli bordeaux del Liceo Deledda alle piazze del femminismo genovese, questo racconto attraversa le stagioni di una vita alla ricerca della parità. Un'autobiografia coraggiosa che esplora le fragilità e le rinascite di una donna, per approdare a un presente in cui il rispetto e la cura diventano l'unica eredità possibile per le nuove generazioni. (Daniela Barone) ▪️ L’intimità negata e la libertà ritrovata Da bambina ero fiera di essere una femmina. Trovavo i maschi sciocchi e rozzi, pur non disdegnando di giocare con loro. Tuttavia, non avendo fratelli, la curiosità verso l’altro sesso era tanta. Papà si chiudeva in bagno, geloso della sua intimità, ma all’epoca tutti i padri erano così.  Io ero curiosa di vedere com’era fatto ma non ci fu niente da fare: su quel punto papà era stato irremovibile. Mai e poi mai avrebbe accettato di farsi vedere in mutande, tanto...

🎭 Totò e l'arte della truffa: il sogno di possedere la Fontana di Trevi

(a.p.) ▪️ L’arte comica di Totò è molto più di una collezione di gag; è un commento sottile e malinconico su un’epoca, uno stile, un’idea. I suoi film non offrono solo risate, ma ritratti complessi di un’Italia in bilico tra furbizia e ingenuità, espedienti e grande cuore. Questa comicità, che ha saputo esprimere e definire un intero periodo storico, ci regala momenti di pura magia, capaci di trasformare persino un reato in una ballata di ilarità. Il ricordo di un’emozione si lega indissolubilmente all'episodio culmine di Totò Truffa '62, l’immagine dell'attore che vende la Fontana di Trevi a un ingenuo italo-americano, ironicamente chiamato Decio Cavallo (e subito storpiato in Caciocavallo). 🕵️‍♂️ La truffa perfetta e il mito dell'ignoranza Nella celebre scena, Totò, affiancato dal fido Nino Taranto, individua la vittima perfetta: uno straniero, ignorante delle cose d’arte e credulone. La truffa si basa sulla sapiente str...

Riforma della magistratura alla prova: a cosa serve davvero? ⚖️

(a.p.) ▪️ Quando si parla di riforma della magistratura, si sente spesso discutere di indipendenza, gerarchie ed equilibri istituzionali. Ma per i cittadini ciò che conta sono i risultati concreti: la giustizia diventa più veloce? Più equa? Un dettaglio fondamentale, spesso trascurato, è che questa riforma riguarda il settore penale. Nel civile — dove si giocano i divorzi, le cause di lavoro, i contenziosi con le banche — l'impatto è nullo. Mettiamo la riforma alla prova con 5 situazioni quotidiane • 🏠 Separazioni e figli : Lucia e Marco devono dividere mutuo e affidamento. La riforma accorcia i loro tempi? No. Non tocca i tribunali di famiglia né aggiunge personale. • 💼 Lavoro e diritti : Anna è stata licenziata ingiustamente. Avrà una sentenza più rapida? No. I giudici del lavoro restano fuori dal perimetro del cambiamento. • 📦 Piccole liti di vicinato : Giovanni attende risarcimento per un danno condominiale. La procedura sarà più snella? No. Non sono previsti aumenti d...

Orvieto

Orvieto di Marina Zinzani (Introduzione di Angelo Perrone) (Tratto da “Racconti di una vacanza in Italia”) (Angelo Perrone) La ricerca di mete turistiche non convenzionali è affascinante, e riserva sorprese. Marina Zinzani prova a seguire i passi di due amici americani in giro per l’Italia al di fuori degli itinerari più noti. Ci sono già stati, ma con un’altra idea. Accade di scoprire scrigni di sorprendente bellezza. Luoghi particolari, inattesi, nascosti. Talvolta è lo spirito con cui ci si mette in viaggio e si procede, senza attendersi nulla e più aperti al nuovo, a fare la differenza.

Nevica: la tragedia di Crans-Montana e il furto della gioia ❄️

(Introduzione a Marina Zinzani). La neve ha il potere di sospendere il tempo, di trasformare il paesaggio in una scenografia fiabesca e di risvegliare i ricordi più puri dell'infanzia. Ma quando la coltre bianca scende su un Paese ferito, il contrasto tra la bellezza dei fiocchi e l'oscurità del lutto diventa insopportabile. In questa riflessione, Marina Zinzani attraversa lo stupore della nevicata per arrivare al cuore di un dolore collettivo: quello per le giovani vite spezzate a Crans-Montana, vittime di un sistema che ha anteposto il profitto alla sacralità dell'esistenza. (Marina Zinzani) ▪️ La meraviglia e il ricordo Nevica, nevica su molta parte dell’Italia, cosa antipatica per chi deve viaggiare e usare l’auto, cosa poetica per i bambini, per chi guarda dalla finestra nel caldo della propria casa, sorprendendosi dei fiocchi che cadono, dei tetti imbiancati, degli alberi diventati figure delicate. Nevica e dei giovani sono scesi in un parco con i giubbotti, i guanti,...