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Viaggi

Cosa aspettarsi da un viaggio


di Marina Zinzani

Chi va scegliendo le località di soggiorno e cerca affannosamente la quiete, troverà dappertutto qualcosa che impedisce alla sua mente di concentrarsi. Infatti Socrate a un tale che si lamentava di non avere ricavato alcun profitto dai suoi viaggi, così, a quanto si dice, rispose: “E’ logico che ti capiti una cosa simile, perché viaggiavi in compagnia di te stesso”.
Oh, quanto sarebbe opportuno per certuni se si allontanassero con decisione da sé stessi! Ora si opprimono, si mettono in ansia, si viziano, si riempiono di paure. A che serve attraversare il mare e cambiare una città dopo l’altra? Se vuoi sfuggire a questa situazione che ti angustia, non ha importanza che tu sia altrove, ma che tu sia un uomo diverso. (Seneca)

Cosa si chiede ai viaggi? Spensieratezza, riposo, novità. Il proprio sguardo che si abbevera ad una visione nuova, ad un mare cristallino, ad un paesino che sa di antico, fra case con fiori alle finestre e gatti assonnati sulla porta. Un altrove che diventa nutrimento, emozione. Fermarsi ad un bar e sorseggiare un caffè freddo, in un tempo dilatato.
È questa la vacanza che si desidera, un altro Sé che prende il sopravvento, che riesce a cogliere l’armonia di un paesaggio, le novità di una città che pur sembrando caotica nasconde angoli di straordinaria pace.
Perché gli occhi captino questo, perché scoprano in un viaggio un’energia nuova che dia linfa e vigore, bisogna abbandonare il proprio bagaglio, quello che ci si porta dietro così spesso, fatto di pensieri, preoccupazioni, paure. Soprattutto il bagaglio che nasconde dentro la richiesta che quei pochi giorni dell’anno risolvano mesi di pesantezza. Si richiede un miracolo difficile da compiere, i pensieri pesanti ci seguono, sono tutt’uno con noi stessi.
Fermare un momento, pulire la mente, dimenticarsi di ciò che si è, abbeverarsi di bellezza: cogliere l’attimo, e sentirlo come un dono.

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