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Caccia all'etnia, la ricetta di Nordio

(Ilaria Sula e Sara Campanella, foto La Stampa)
(Altre riflessioni sul tema in "Femminicidi, la colpa degli altri, parola di Nordio", Critica liberale, 8.4.25)

(Angelo Perrone) Al ministero della Giustizia abbiamo un problema con le donne. Meglio, con l’interpretazione della violenza di cui sono sempre più vittime. Finora, davanti ai femminicidi di Ilaria Sula e Sara Campanella era sceso il silenzio del governo.
Ha rimediato il ministro Nordio, rispolverando le sue reminiscenze criminologiche di stampo lombrosiano (‘800), e sentenziando: «Purtroppo il legislatore e la magistratura possono arrivare entro certi limiti a reprimere questi fatti … soprattutto per quanto riguarda giovani e adulti di etnie che magari non hanno la nostra sensibilità verso le donne».
La “questione etnica” evocata da Nordio riguarda evidentemente il caso Sula, dal momento che l’uomo, che ha confessato il delitto, ha origini filippine. Però, per traslato, il concetto si estende al caso di Sara Campanella e, con altro spericolato volo argomentativo, ai femminicidi in genere. E così, le violenze ai danni delle donne si tingono conclusivamente di razzismo e discriminazione etnica.
I femminicidi diventano un fatto “esotico”, in qualche modo estraneo alla realtà autoctona, all’identità italica. Il qualunquismo travalica dal mondo social, investe l’esecutivo e attraversa le stanze del ministero preposto all’amministrazione della giustizia. 
Non è l’etnia ad ammazzare le donne, ma l’idea abnorme del possesso e del controllo sul femminile, purtroppo presente e diffusa ovunque, non solo in certe zone o gruppi sociali. D’altronde sfuggono al ministro i dati di realtà: in Italia il 94% degli omicidi di donne è commesso da uomini italiani.
È impossibile ricondurre ad una causa estranea alla purezza identitaria nostrana l’origine del male. Farlo è un alibi per non vedere che la violenza di genere dipende dal rifiuto dei maschi di rispettare la libertà delle donne. 

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