(Introduzione ad a.p.). Esiste un’Italia che aspetta anni per un credito, un contratto o una tutela familiare, e un’altra che discute di gerarchie e carriere. Ma spostare i pesi del potere risolve davvero i problemi di chi aspetta una sentenza? Analizziamo la distanza tra l'agenda politica e i bisogni reali.
(a.p.) ▪️
L’urgenza della Giustizia civile
Mentre il dibattito pubblico si concentra quasi ossessivamente sulla separazione delle carriere e sui rischi di controllo della magistratura da parte della politica, si rischia di perdere di vista una realtà: questa riforma appare lontano dalle urgenze che gravano sulla vita quotidiana dei cittadini.
Esiste un divario profondo tra l’attenzione della politica per il settore Penale — luogo in cui si esercita il potere punitivo, rivelando l’interesse della politica a controllarlo — e le necessità del settore Civile, dov’è la vita dei cittadini e si gioca la tenuta del tessuto sociale ed economico.
I dati della realtà
• Il peso del quotidiano
La giustizia civile costituisce la stragrande maggioranza dell’intero carico di lavoro dei nostri tribunali (circa 80%, si stima). È qui che si decidono contratti, successioni, diritti del lavoro e tutele familiari. Eppure, l’attuale spinta riformatrice predilige esclusivamente l’architettura dei rapporti di forza tra politica e inquirenti.
• Tre milioni di attese
Nonostante lo sforzo legato agli obiettivi PNRR, rimangono oltre 3 milioni di cause civili pendenti. Ogni pratica ferma non è solo un numero, ma un diritto sospeso che incide sulla fiducia nel sistema.
• La variabile tempo
Con una media stimata di oltre 5 anni e 10 mesi per completare i tre gradi di giudizio, l'Italia continua a registrare tempi di risoluzione tra i più lunghi in Europa. Un ritardo che non si risolve cambiando la gerarchia dei magistrati, ma investendo nelle procedure e nelle risorse.
• L’impatto economico
Questa inerzia ha un costo collettivo elevato, stimabile tra l'1% e il 2,5% del PIL annuo. Si traduce in una perdita di attrattività per gli investimenti e in una fragilità cronica per le imprese che attendono giustizia per i propri crediti.
La distanza tra riforma e bisogni
Separare le carriere dei magistrati o dividere il CSM non farà recuperare un euro a un fornitore non pagato, non velocizzerà una causa di lavoro, non tutelerà un minore in una separazione difficile.
Siamo di fronte a una riforma di "architettura costituzionale" che sembra guardare più al controllo sul funzionamento della magistratura che all'efficienza del servizio. Mentre il confronto si sposta su equilibri di potere e gerarchie istituzionali, i diritti dei cittadini rischiano di restare in ombra, in attesa di risposte che non arrivano.
Una magistratura esposta a condizionamenti non garantisce una maggiore velocità; al contrario, rischia di indebolire l'unico presidio di legalità terzo e indipendente. Una giustizia meno autonoma non è mai una giustizia più celere: è soltanto una giustizia meno capace di tutelare il cittadino davanti all'arbitrio.

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