(Introduzione a Daniela Barone). L’arte ha il potere di muovere i passi dei viaggiatori, trasformando una suggestione visiva in un itinerario dell'anima. Questo viaggio a Delft nasce proprio così: dal desiderio profondo di ritrovare la luce, le atmosfere e il silenzio sospeso che Jan Vermeer ha saputo immortalare nelle sue tele, rendendo eterno il quotidiano della sua città natale.
(Daniela Barone).
L'ispirazione: la "Veduta di Delft"
L’estate scorsa decisi di partire per l’Olanda, Delft, precisamente. Ero stata ispirata da un libro d’arte su Vermeer in cui avevo ammirato la celebre “Veduta di Delft”.
Si tratta non di un semplice panorama della sua città natale ma di una sorta di ritratto quasi fotografico, con soffici nuvole gonfie di pioggia sul placido fiume, due chiese sullo sfondo e il canale in cui si riflettono i tetti a campana delle case di mattoni rossi.
Sulla riva alcune minuscole figure umane che raccontano storie quotidiane fissate in un attimo di tranquillità e di luce avvolgente. Sicuramente lo scrittore sarà stato incantato dal contrasto stupendo fra i colori caldi della città illuminata dal sole e quelli freddi del cielo nuvoloso.
Tra i canali alla ricerca di Jan
Da sempre innamorata di questo pittore che ritrae in modo dettagliato scene di vita quotidiana come versare il latte, leggere una lettera, suonare uno strumento o bere un bicchiere di vino, volli ripercorre a Delft la piazza del mercato, le viuzze attraversate da canali e biciclette.
Cercavo le tracce della sua vita breve e la luce speciale delle sue tele. Non fui delusa. Mi immaginavo Jan passeggiare assorto nel Voldersgracht, la via stretta dove si trovava il negozio di stoffe di suo padre che deve averlo ispirato nella morbida preziosità dorata dei tendaggi e nel color blu oltremare, raro pigmento ricavato dai lapislazzuli.
La solennità del quotidiano e le figure femminili
La sua Delft, gravemente danneggiata da un incendio, non esiste più ma alcune cose sono rimaste immutate, come la Oostpoort da cui Jan osservò e ritrasse la sua città in ogni particolare. Furono le piccole cose di ogni giorno ad attrarlo e questa è la sua grandezza di pittore che seppe rendere solenne il quotidiano.
Nel quadro “La lattaia”, ad esempio, una donna robusta che versa il latte da una brocca è avvolta da una luce particolare che dà risalto ad una crosta di pane, il legno, i panni. Si muove nell’ambiente modesto della sua cucina eppure emana un grande fascino.
L’emozione scaturisce dalle sfumature, da sguardi calmi e socchiusi nella vibrazione dei colori blu e giallo. Il suo gesto misurato e abituale ha quasi un sapore mistico che lascia senza parole.
Come lei, altre figure femminili fanno trapelare serenità e lo scorrere lento del tempo: persino nel quadro “Donna che scrive una lettera” non si coglie angoscia ma riflessione e lieve malinconia nell’assenza della persona cara. Le sue donne sono silenziose, misteriose e quiete nella luce che viene dalle finestrelle.
L'enigma della "Sfinge di Delft"
Di lui si sa molto poco. Fu merito del critico d’arte Thoré, che lo definì ‘la sfinge di Delft, rivelare il suo valore al mondo intero. Purtroppo le 37 tele che Vermeer dipinse nella sua breve esistenza e che non incontravano i gusti del tempo, non si trovano qui a Delft ma sono sparse in vari musei del mondo.
Cosa darei per ammirare “La Ragazza con il Turbante”, meglio conosciuta come “La Ragazza dell’Orecchino di Perla”. Ritratta con la testa ruotata di tre quarti verso chi la contempla, la giovane indossa un turbante originale fatto con una banda azzurra e un drappo giallo annodato che le pende sulle spalle.
Questa bellezza sublime che si staglia su un fondo scuro, vanta occhi grandi e colmi di una luce richiamata dal luccichio della perla dell’orecchino. Tutto in questo quadro sembra parlare eppure la giovane appare sfuggente con il suo sorriso appena accennato. Chi mai sarà stata questa ragazza?
L’interrogativo però sfuma di fronte al suo fascino languido, maestoso e semplice al tempo stesso. Si ha l’impressione che la fanciulla fissi l’osservatore che fatica a staccare gli occhi da lei. La scrittrice Tracy Chevalier, autrice di un romanzo sul quadro, si disse sedotta non solo dalla sua bellezza ma anche dalla sua aria curiosamente familiare.
Ma anche l’enigma sull’espressione della ragazza la colpì: era triste, pensierosa, contenta? Non lo sapremo mai, così come non scopriremo mai il segreto del sorriso insondabile della Monna Lisa leonardesca.
Una poesia visiva che avvicina all'eterno
Cosa pensano le sue figure femminili pensose, avvolte in una luce quasi mistica e sospese nel tempo? Nessuna di loro racconta storie ma mostra una preziosità della quieta vita domestica che incanta e infonde serenità.
Ci si sente toccati nello spirito contemplandole e abbiamo la sensazione che la loro calma domestica, mai drammatizzata o banalizzata, ci avvicini all’Eterno, all’Insondabile, come mai nessun altro seppe fare. Ciò che sembra piccolo e insignificante in lui diviene poesia ed armonia cosmica.
Il mio breve viaggio a Delft che pure non ospita opere di Vermeer mi ha emozionato. Ho sentito vicino a me quest’artista straordinario nella luce della cittadina attraversata da canali, ninfee e bianchi ponticelli. E la melanconia che si respira in tante scene dei suoi quadri si avverte anche nell’ombra degli alberi che costeggiano i canali.
È nella Oude Kerk che si trovano le sue spoglie ma il suo spirito aleggia ovunque anche in assenza dei suoi quadri. Vermeer è tutto qui.



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