Passa ai contenuti principali

La trappola del confronto e l'arte di fare pace con sé stessi

Una donna passeggia in un parco mentre alle spalle camminano famiglie e persone diverse da lei
(Introduzione a Marina Zinzani). Viviamo in un mondo costantemente sintonizzato sui successi altrui, dove il paragone rischia di diventare un veleno invisibile. Riconoscere questa trappola è il primo passo per riappropriarsi della propria libertà interiore.

(Marina Zinzani).

Il paragone che nasce da bambini

Una parte della vita si vive basandosi sui confronti: non è una cosa necessariamente voluta, è qualcosa di cui uno magari non si accorge, ma che influisce sottilmente nella nostra considerazione, nella nostra sicurezza, nel nostro umore.
I paragoni nascono da bambini, sono inevitabili, e a volte anche i genitori li sottolineano, per rimproverarci. “Guarda quel bambino come è buono, non fa capricci, a differenza di te.” Ecco, è una frase innocente che fa parte del cesto invisibile di cui ci caricheremmo le spalle lungo gli anni. 

Vincenti e perdenti di fronte alla vita

Si sviluppa questo peso misterioso, e il confronto prende varie diramazioni: da giovani non ci si sente a proprio agio con il corpo, c’è sempre qualcuna che è più bella, o un amico che ha più successo con le ragazze, e questo si sviluppa anche dopo, lungo le esperienze di vita che ognuno attraversa. 
Qualcuno ha di più, in termini materiali, affettivi, o di successo lavorativo, e così il confronto, quasi inconscio, fa sembrare vagamente perdenti. Uno ha un buon matrimonio, l’altro si è separato. Uno ha un figlio che riempie di soddisfazioni, l’altro, pur essendoci stato come genitore, al suo meglio, ha un figlio che crea non pochi problemi. 
Uno ha avuto un buon lavoro, l’altro non è riuscito a trovare niente di valido, eppure si è dato molto da fare. Una donna ha creato una bella famiglia, pur con tante fatiche, l’altra ha rapporti complicati.

I social e il successo

Questa sequenza sottile di paragoni avvelena l’esistenza. È un veleno che agisce nella mente, che confonde, che lascia il presunto perdente con un vago senso di frustrazione, e il perdente può essere quello meno fortunato, perché spesso è solo una questione di fortuna. 
E così il confronto diventa una trappola da cui non si riesce a sfuggire, soprattutto in una società come la nostra, poco incline alla spiritualità e soprattutto dedita all’esposizione di sé e dei propri risultati: una bella casa, un bel corpo, una bella macchina, una bella famiglia. I social diventano fondamentali in questa rappresentazione di successo.
Chi rimane indietro spesso non si salva. Il tempo non gioca a favore. La malinconia è dietro l’angolo con gli anni e il mondo sembra sempre più dei giovani, di chi non conosce le sfumature, gli alti e bassi, i chiaroscuri. 

Ritrovare la libertà

Eppure bisognerebbe rallentare, per andare oltre. Bisognerebbe ringraziare ogni giorno quello che si ha, considerando la situazione ben peggiore di molti. Bisognerebbe smettere di fare confronti, perché ognuno ha la sua strada, il suo percorso. 
Il guardare in giro, in un confronto che non sarà mai vincente, perché c’è sempre qualcuno che ha di più, porta via energie preziose. Non si vede il bello che può esserci anche in una passeggiata al parco. Nei discorsi con un amico. In una serata in pizzeria. Nel restare in città quando gli altri vanno in vacanza. È il cercare di vedere le cose da un’altra prospettiva, il vedere il lato buono anche in un momento difficile. 
E poi, cosa significa essere perdenti o vincenti? Se si toglie il senso del confronto, ci si accorge che c’è ancora molto da vivere, da provare, e ci si trova a fare pace con noi stessi, pieni di limiti, rimpianti, errori, ma ancora vivi e liberi, nella mente.

Commenti

Post popolari in questo blog

C'è una storia che ho bisogno di raccontare

(a.p.). Una storia, su radici, terra, e il coraggio di cercarne di nuova senza perdere la prima. Non un annuncio, o un bilancio. L'ho scritta per chi, in questi anni, ha reso questo giardino comune. Potete leggerla sul nuovo sito, www.pagineletterarie.it: Migrare. Una storia di radici e di nuova terra .

Viaggio al termine della notte

I fantasmi che accompagnano le ultime ore della notte di Bianca Mannu Intemperante e vano gialleggiare di presunta primavera addosso a prode che s’accompagnano - umide e senza cagione dimesse e gentili - all’asfalto avverso della statale Piomboso asfalto che guizza convulso piombo che schiocca al succhio sbrigativo - ma pugnace - d’infocati pneumatici lanciati in vortici di danza rettilinea

🎭 Totò e l'arte della truffa: il sogno di possedere la Fontana di Trevi

(a.p.) ▪️ L’arte comica di Totò è molto più di una collezione di gag; è un commento sottile e malinconico su un’epoca, uno stile, un’idea. I suoi film non offrono solo risate, ma ritratti complessi di un’Italia in bilico tra furbizia e ingenuità, espedienti e grande cuore. Questa comicità, che ha saputo esprimere e definire un intero periodo storico, ci regala momenti di pura magia, capaci di trasformare persino un reato in una ballata di ilarità. Il ricordo di un’emozione si lega indissolubilmente all'episodio culmine di Totò Truffa '62, l’immagine dell'attore che vende la Fontana di Trevi a un ingenuo italo-americano, ironicamente chiamato Decio Cavallo (e subito storpiato in Caciocavallo). 🕵️‍♂️ La truffa perfetta e il mito dell'ignoranza Nella celebre scena, Totò, affiancato dal fido Nino Taranto, individua la vittima perfetta: uno straniero, ignorante delle cose d’arte e credulone. La truffa si basa sulla sapiente str...

Lettera a Davide Cavallo, il ragazzo che sa perdonare 👨

(Introduzione a Daniela Barone – Commento a.p.). La cronaca nera ci ha abituati alla narrazione della brutalità, del conflitto e del legittimo sdegno. Raramente, però, ci costringe a fermarci davanti a un gesto che scuote le nostre categorie interpretative. La vicenda di Davide Cavallo, il ragazzo di 22 anni rimasto gravemente invalido dopo un’aggressione in Corso Como a Milano, ha preso in aula di tribunale una piega inaspettata: quella di un abbraccio e di un dialogo sul perdono con i suoi assalitori. Riceviamo e pubblichiamo questa toccante lettera aperta scritta da una nostra collaboratrice, che ha scelto di rivolgersi direttamente a Davide, stabilendo con lui un ponte intimo tra generazioni, storie ed esperienze di vita diverse. (Daniela Barone). Una ferita nel cuore della movida Caro Davide, quando ho letto la tua storia mi sono commossa. Sai, ai settantenni le lacrime sgorgano facilmente; forse succederà anche a tua nonna. Quello che ti è capitato mi ha indignato: a soli 22 anni...

Un mese a parte

Dicembre, con i suoi bilanci e le sue promesse di Giovanna Vannini Dicembre è un mese a parte, da solo sembra fare il calendario. Porta bilanci, promesse da lasciare in consegna a gennaio, si ripete. Fedele negli anni, nel tempo, quello di ognuno. Ognuno ha il suo dicembre. Se lo rigira tra le mani, se lo guarda, gli vuol bene o male, oppure lo considera alla stregua degli altri undici.