Passa ai contenuti principali

Il baratro della solitudine: perché vedere “Le ravissement – Rapita”

Una donna seduta al bar in una giornata piovosa guarda pensierosa fuori dalla vetrata
(Introduzione a Marina Zinzani). “Le ravissement – Rapita”, disponibile sul RaiPlay, è un’opera cinematografica francese che scava nelle pieghe più profonde e dolorose dell'isolamento contemporaneo. Diretto dalla regista Iris Kaltenbäck, il lungometraggio trascina lo spettatore in un viaggio psicologico teso e malinconico, dove il disperato bisogno d'amore si trasforma in un'ossessione pericolosa.

(Marina Zinzani).

Una tragica messinscena nata dalla solitudine

“Le ravissement – Rapita” è un film francese attualmente su Raiplay. Racconta la storia di un’ostetrica parigina, Lydia, che ha un’amica del cuore, Salomè. Dato che Lydia è sola al mondo, non ha più una famiglia, e il suo compagno l’ha lasciata, l’unico vero rapporto affettivo che le rimane è con Salomè. Due amiche del cuore, in una sorta di simbiosi, se non di dipendenza da parte di Lydia.
Ma Salomè rimane incinta, sta costruendo una famiglia con il suo compagno, e questo cambia inevitabilmente il rapporto fra le due ragazze. 
Per una strana coincidenza, Lydia incontra una sera Milos, un immigrato serbo autista di autobus. Passeranno una notte insieme, ma poi lui si sottrarrà ad impegni futuri con lei. La loro storia finisce senza essere iniziata.
Salomè partorisce, Lydia l’aiuta a far nascere la bambina, e in un momento in cui ce l’ha in braccio all’ospedale incontra proprio Milos. Gli dirà che è figlia sua di lei, che l’ha partorita proprio lei e che è figlia di lui, di quella notte d’amore.
Facendogli credere questa assurdità in modo spregiudicato, con un artifizio, Lydia piano piano ottiene il lento, cauto riavvicinamento di Milos. Riavvicinamento che avviene prima di tutto per la bambina, per poter esserne padre, e poi per lei. La riscopre, forse se ne innamora. Forse vuole costruire una famiglia. Loro tre assieme.

Un fatto vero sospeso tra farsa e baratro psichiatrico

L’amica Salomè non sa nulla di tutto questo. Non sa di questa tragica messinscena con la bambina, che avviene quando Lydia si prende cura della piccola, una volta la settimana.
È una storia assurda, una bambina fatta passare per la figlia di lei e per la figlia di lui, mentre è solo della sua migliore amica e del suo compagno: storia assurda ispirata ad un fatto vero, che ha colpito la regista Iris Kaltenback.
La storia non finirà bene, è naturale, si parla di rapimento, di sequestro di persona della piccola. Lydia si rivelerà spregiudicata nel giocare le sue carte, instabile nell’abusare dei sentimenti degli altri, in un quadro psichiatrico inquietante.

La Parigi grigia dell'isolamento urbano

La Parigi rappresentata non è quella turistica, non è la città dell’amore e del romanticismo, è il contorno di una solitudine che sembra scavare, e scavare e scavare fino ad arrivare ad un baratro. L’essere soli in modo disperato, l’incapacità di costruire rapporti umani oltre alle dinamiche del lavoro, la vita degli altri guardata dalla propria finestra di sera, le case in cui vivono persone, le loro luci accese, e il proprio mangiare in silenzio.
I bambini che Lydia fa nascere rappresentano la vita che lei non ha. L’ossessione per la bimba di Salomè non è tanto una maternità mancata, quanto un mezzo per ottenere anche lei qualcosa: un po’ d’amore.

Ai confini della realtà: la Normandia e l'illusione della felicità

In questa ottica il personaggio, che naturalmente non crea empatia per le sue azioni, va visto anche da un lato più umano, cercando di usare un tatto, una sensibilità particolare. Si può allora sentire tutto il disagio di questa donna fragile, che necessita di aiuto, e soprattutto di qualcuno al suo fianco. 
La Normandia, con le spiagge dello sbarco, con il potere evocativo di eventi che hanno cambiato la Storia, e luogo legato anche ai ricordi felici di Lydia bambina, diventa l’ultima tappa di questo viaggio impossibile, farsa dell’anima, il costruire una realtà parallela con la piccola e Milos. Una famiglia inesistente. La finzione di una momentanea felicità.

Un cast intenso per una storia di confini

È una storia di confini: Lydia ed anche Milos sembrano essere proprio ai confini, prigionieri delle loro solitudini e dei loro silenzi. La Parigi grigia, distaccata e non inclusiva, lascia la malinconia di uno sguardo di persone forse perdenti, ma ancora in grado di percepire qualcosa. Un amore, una sembianza d’amore.
L’attrice che interpreta Lydia, Hafsia Herzi, con un volto molto interessante, offre un’interpretazione notevole ed intensa per un personaggio così complesso. In sottofondo, la storia raccontata da Milos. La poesia di quello che poteva essere. L’assurdità delle azioni degli esseri umani.  

Commenti

Post popolari in questo blog

Mio figlio trafficante: la doppia vita e il riscatto di uno studente modello

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa succede quando il ruolo pubblico di un genitore crolla sotto il peso della realtà privata? In questo memoir , un'insegnante referente per il progetto dipendenze si ritrova a fare i conti con l'arresto del figlio sedicenne. Attraverso una narrazione che scava nei silenzi, nei fallimenti educativi e nelle assenze, l'autrice ci conduce lungo il filo teso del rapporto con un figlio. Dalla vergogna in questura alla maturità della redenzione, una storia intensa sulla forza silenziosa del saper restare, anche quando tutto sembra crollare. (Daniela Barone). Una telefonata nella notte Tutto ebbe inizio una sera d’estate dopo mezzanotte. Mi ero addormentata da poco, sicura che il mio figlio sedicenne Giorgio non avrebbe tardato molto a rincasare. Il suono del cellulare mi destò: «Signora Balbi, chiamo dalla questura di Bergamo. Lei è la madre di Giorgio Valsecchi, vero?». Confermai che sì, ero proprio io. Cosa era successo? «Signora, dovrebbe rag...

Prima giornata di mare: ricordi, tra missionari americani, riti indù e vita familiare

(Introduzione a Daniela Barone). Un'improvvisa ondata di caldo a fine maggio ripopola il litorale genovese. Tra reti da pallavolo, sguardi indiscreti e venditori ambulanti, la battigia diventa il palcoscenico ideale dove la mente ripesca i frammenti, a volte comici e a volte amari, di una vita intera. (Daniela Barone). L'estate anticipata e l'invasione americana L’ondata di caldo degli ultimi giorni di maggio ha colto di sorpresa noi genovesi, mai contenti di niente, nemmeno del tempo. Dopo molte lamentele sulla pioggia persistente e i cambiamenti meteo repentini, ci ritroviamo però in tanti sulle spiagge ripulite dai volontari, come ogni inizio d’estate.   Io stessa, amante del mare fin da piccola, ho cominciato con piacere a prendere il sole e persino a bagnarmi nell’acqua fresca e trasparente. Stamattina la quiete della mia spiaggia, non presa ancora d’assalto da frotte di bagnanti, è stata interrotta dalle grida gioiose di un folto gruppo di ragazzi che in un batter d’o...

La Giustizia italiana è scritta nella Costituzione, ministro Nordio

(a.p.). La provocazione del ministro Carlo Nordio, che definisce il codice penale del 1930 "il libro più importante sulla giustizia" evocando la firma di Benito Mussolini, rappresenta un cortocircuito logico e storico. La dichiarazione, fatta a Roma durante l'evento editoriale "Più libri più liberi", nel mezzo di una polemica politica sull'antifascismo, è una battuta a effetto che svilisce il ruolo delle istituzioni in una Repubblica democratica. Il codice Rocco e il falso storico della continuità autoritaria È pur vero che il Codice Rocco è ancora in vigore grazie alla sua rigorosa impalcatura tecnica, scritta dai migliori giuristi dell'epoca. Ma l'idea che quel testo, nato per tutelare lo Stato autoritario a discapito del cittadino, sia il punto di riferimento della giustizia moderna è un falso storico. Il codice del 1930 è potuto sopravvivere solo perché è stato "costituzionalizzato": per decenni, il legislatore e la Corte Costituzionale...

La strage di Amendolara e il sistema del caporalato: contro le agromafie, una legalità del fare

(Introduzione ad a.p.). La strage di Amendolara del giugno 2026, in cui quattro giovani braccianti stranieri sono stati bruciati vivi per aver chiesto il proprio salario, svela la violenza mafiosa che governa il caporalato in Calabria.  La paura, l'isolamento linguistico e una "clandestinità funzionale" alimentano lo sfruttamento nell'economia agricola, controllata dalle ’ndrine. Due interventi concreti: una regolarizzazione trasparente della manodopera immigrata necessaria al sistema produttivo e l'applicazione rigorosa delle leggi di contrasto già esistenti attraverso controlli sistematici sul campo.  (a.p.) La brutalità del fatto e la reazione collettiva La mattina del primo giugno 2026, presso un'area di servizio sulla statale 106 ad Amendolara, in provincia di Cosenza, la barbarie ha squarciato il velo di ipocrisia che troppo spesso avvolge le campagne del nostro Mezzogiorno.  Quattro giovani braccianti agricoli – Amin, Ullah, Safi e Waseem, tre afghani e...

La trappola del confronto e l'arte di fare pace con sé stessi

(Introduzione a Marina Zinzani). Viviamo in un mondo costantemente sintonizzato sui successi altrui, dove il paragone rischia di diventare un veleno invisibile. Riconoscere questa trappola è il primo passo per riappropriarsi della propria libertà interiore. (Marina Zinzani). Il paragone che nasce da bambini Una parte della vita si vive basandosi sui confronti: non è una cosa necessariamente voluta, è qualcosa di cui uno magari non si accorge, ma che influisce sottilmente nella nostra considerazione, nella nostra sicurezza, nel nostro umore. I paragoni nascono da bambini, sono inevitabili, e a volte anche i genitori li sottolineano, per rimproverarci. “Guarda quel bambino come è buono, non fa capricci, a differenza di te.” Ecco, è una frase innocente che fa parte del cesto invisibile di cui ci caricheremmo le spalle lungo gli anni.  Vincenti e perdenti di fronte alla vita Si sviluppa questo peso misterioso, e il confronto prende varie diramazioni: da giovani non ci si sente a propri...