(Introduzione a Giorgia Deidda). Spesso la figura materna viene idealizzata, privata delle sue fragilità e costretta in un ruolo di perfezione irreale. I versi dell’autrice fanno l'esatto contrario. La poetessa guarda la propria madre negli occhi, riconoscendola prima di tutto come essere umano — una "bambina impaurita in mezzo a giganti" — per poi celebrarne la straordinaria metamorfosi in forza curatrice e generatrice.
(Giorgia Deidda)
Mamma, non importa cosa tu sia stata -
Eri solo una bambina impaurita in mezzo a giganti –
Ma hai creato dal nulla e sei diventata artefice di
poesia, e tu stessa poeta
e hai lavorato per tramutarti in cura e fiele dolce
senza remore mi hai accolta e la carne è diventata uno,
fondendosi in fuoco eterno.

Commenti
Posta un commento