Passa ai contenuti principali

Il fiato delle farfalle

Il futuro? Comincia “aggrappandosi ad una foglia  che volteggia”

di Paolo Brondi

Cos'è il futuro, qual è il mio futuro? Molti si pongono questa domanda, e maggiore ancora è il numero di chi la rumina dentro senza parola, oggi che la crisi non è superata, ma ancora stende le sue ali, spesso funeste.
Quali aiuti portare ai tanti che soffrono, se non l'esortazione a cercare la via del sapere: se non c'è trasformazione, né trascendenza allora, come scriveva William Shakespeare (Macbeth, atto V, scena 5), «la vita non è che ombra che cammina», continua a muoversi, ma è sempre ombra.
Ma una nuova luce, una imprevista gioia, è sempre possibile, con la spinta a  coltivare la speranza, la forza di disegnare piani che superano il presente. «Le farfalle amano lanciarsi nell'aria e poi essere catturate dal vento e dondolare, spinte avanti un po' "sbattute”».
Fingono di essere spaventate, osservava Katherine Mansfield, nel suo Epistolario (Il Saggiatore, Milano, 1976): «Si aggrappano ad una foglia il più a lungo possibile e poi - prendendo un lungo fiato da farfalla, salgono in alto, volteggiano lontano rabbrividendo di gioia e di piacere».

Commenti

  1. Mi fa piacere di aver visto seguire a "Delirio", forse la meditazione più sconfortata sul nostro tempo e su quello che sembra essere l'inarrestabile processo di degenerazione in atto nella società, le parole di speranza che informano l' ultimo trafiletto: speranza che -- non a caso credo -- s'incarna nella fragilissima bellezza e leggerezza della farfalla.
    Mi è piaciuta la citazione da Katherine Mansfied, scrittrice che ho amato moltissimo quando l'ho scoperta negli ormai remoti anni dell'università, ma sulla quale, per motivi imperscrutabili, non ho mai scritto niente. Mi hai fatto venire voglia di rileggerla.
    Francesco Gozzi

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

C'è una storia che ho bisogno di raccontare

(a.p.). Una storia, su radici, terra, e il coraggio di cercarne di nuova senza perdere la prima. Non un annuncio, o un bilancio. L'ho scritta per chi, in questi anni, ha reso questo giardino comune. Potete leggerla sul nuovo sito, www.pagineletterarie.it: Migrare. Una storia di radici e di nuova terra .

Viaggio al termine della notte, gli ultimi fantasmi della giornata

Bianca Mannu -  Intemperante e vano gialleggiare di presunta primavera addosso a prode che s’accompagnano - umide  e senza cagione dimesse e gentili -  all’asfalto avverso della statale Piomboso asfalto che guizza convulso piombo che schiocca al succhio sbrigativo - ma pugnace - d’infocati pneumatici lanciati in vortici di danza rettilinea Piombo che si dipana.  Fuso piombo  lucido e selvaggio - sotto il mortale disappunto delle pupille spente e l’abissale tocco della notte che - pur inoltrandosi - non matura Dove sfoci e perché nessuno chiede né perché schizzi via obbediente - come serpe nastriforme di cadmio - agganciata a volubile puleggia che - non percepita - in un’altrove di senso caduco lesta trascina E - in alto - un cielo ammutolito smuore dentro una tenebra di vetro dentata d’intermittenze rosseggianti che l’ingordo orizzonte trangugia e restituisce in pallidi riflessi - del pallore dei moribondi lumi ...

Contro la forza la ragion non vale: la violenza fa tacere la parola

(a.p. - Introduzione a Laura Maria Di Forti). Il proverbio di oggi: “ Contro la forza la ragion non vale ”. È proprio inutile cercare di ragionare con chi usa la forza?  La tradizione popolare italiana si è sempre espressa con proverbi e modi di dire, rimasti poi nella memoria comune. Oltre le apparenze, non sono una ingenua semplificazione della realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Molto di più, uno sforzo per riflettere e capire. E magari scovare il bandolo della matassa. Interpretano sentimenti diffusi, traducono in poche battute concetti complicati, tramandano una saggezza solo apparentemente spicciola, qualche volta sono persino di aiuto per suggerirci le mosse opportune. Ci hanno consolato, ammonito, contrariato. Ce ne siamo serviti per affrontare momenti difficili e uscire da situazioni scabrose. Ma questo proverbio, nella sua brutale immediatezza, trova una rappresentazione vivida e dolorosa nel testo che segue. Già pubblicati: Il mattino ha l’oro in bocca , Non ...

L’empatia verso gli altri nasce dall'ascolto di sé

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Imparare ad ascoltare sé stessi è il primo passo per potersi aprire davvero agli altri. Il dolore non ascoltato diventa una barriera che isola e inaridisce l'empatia: un richiamo essenziale a non ignorare le proprie ferite per rimanere umani. Maria Cristina Capitoni Quando ti ignori riduci i canali del cuore, scambiando le parti. Se soffochi il tuo dolore non senti più quello degli altri.

Lettera a Davide Cavallo, il ragazzo che sa perdonare 👨

(Introduzione a Daniela Barone – Commento a.p.). La cronaca nera ci ha abituati alla narrazione della brutalità, del conflitto e del legittimo sdegno. Raramente, però, ci costringe a fermarci davanti a un gesto che scuote le nostre categorie interpretative. La vicenda di Davide Cavallo, il ragazzo di 22 anni rimasto gravemente invalido dopo un’aggressione in Corso Como a Milano, ha preso in aula di tribunale una piega inaspettata: quella di un abbraccio e di un dialogo sul perdono con i suoi assalitori. Riceviamo e pubblichiamo questa toccante lettera aperta scritta da una nostra collaboratrice, che ha scelto di rivolgersi direttamente a Davide, stabilendo con lui un ponte intimo tra generazioni, storie ed esperienze di vita diverse. (Daniela Barone). Una ferita nel cuore della movida Caro Davide, quando ho letto la tua storia mi sono commossa. Sai, ai settantenni le lacrime sgorgano facilmente; forse succederà anche a tua nonna. Quello che ti è capitato mi ha indignato: a soli 22 anni...