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Il tempo per leggere

Apparenze, maschere, abitudini sociali: ciò che ci allontana dalla realtà più profonda. Un libro può servire a riavvicinarci ad essa

di Paolo Brondi

E’ terapeutico leggere libri quando evocano sentimenti, un mondo d’immagini e memorie, attraverso un linguaggio di bellezza, armonia ed equilibrio. Se ne può trovar traccia in autori illustri la cui visione del mondo, tuttavia, nel tempo nostro è quasi del tutto appannata.

Oggi un libro, la narrativa, le poesie, per quanto in sé buone e valide, non entrano fino in fondo nell’anima delle persone, la cui coscienza spesso è anestetizzata dalla gran massa delle informazioni propinate dal mondo dell’economia e degli affari.
C’è uno iato fra la letteratura, che ha i suoi tempi, i suoi silenzi, e il gran chiasso del mondo e delle sue “voci”, non sempre sonore e felici anzi più volte causa di malessere, inquietudine, disconferma e indifferenza. Per quel salutare silenzio ci si apre al nuovo, al diverso, al dover essere, contro la cristallizzazione di ogni aspetto dell’esistere. All’incrollabile e fredda certezza dell’essere, dell’esserci, si sostituisce il “come se”.
L’identità dell’essere irrigidisce la conoscenza, confina nelle abitudini, stringe nella routine, maschera la profondità del pensiero, degli affetti, dell’entusiasmo, ci impedisce, come osserva Marcel Proust, di vedere cose e persone, chiusi in una identità solipsichistica e corazzata. Invece il “come se” spinge ad agire, a mettersi in gioco, a illuminare il grigiore della quotidianità, sperimentando la differenza, anche se inquieta, anche se rischiosa, e con essa l’alterità, la comunicazione più vera, l’immaginazione, la fantasia, lo stupore .
Quando, curati da belle letture, si riesce a giocare insieme con un altro, e non contro di lui, la magia del come se pone le basi per una solidarietà che, anche con l’emergere delle opposizioni, trae spunti per costruire nuove metafore. Sotteso al dipanarsi delle pagine di un libro è un ricettario che rasserena l’animo e la condotta: la redenzione del passato, per modo che si riduca l’enorme spazio che oggi sta tra il presente e l’oblio; la memoria affettiva per non rompere il legame con la nostra naturalità di odori, sapori, profumi; la favola più come poiesis che mimesis e quindi metafora della vita e della pace; il sentirsi, talvolta, fusi con l’anima dei grandi e in grado di dar vita ad una proliferazione di significati e ad un circuito semantico sempre più ricco e sano.

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