Passa ai contenuti principali

Uccello in gabbia

Racconto
di Vespina Fortuna
Tratto da “Donne maledette”

(ap) Una raccolta di storie (immaginarie) di donne, diverse tra loro. Hanno vissuto sulla loro pelle un orrore, e ne sono state vittime, affrontandolo con una forza disperata, alla ricerca di una via di uscita, forse impossibile da trovare.
Oppure, come in questo caso, sono diventate esse stesse carnefici di innocenti, travolte da farneticazioni tragiche e deliri sanguinosi, infliggendo, ad altri, dolori senza fine, e così finendo per smarrire anche la loro stessa vita. Una perdita a volte inconsapevole con la quale i conti sono sempre aperti.


Cara mamma,
ho saputo che papà ci ha lasciati. Ieri è venuto Maurizio e me l’ha detto. Me l’ha sbattuta in faccia questa notizia, guardandomi dritta negli occhi, quasi come se volesse farmi male o se la colpa fosse mia. Lo so, non mi avete mai perdonata ed io d’altra parte non ho mai perdonato voi.
Ho riflettuto molto prima di mettermi a scrivere questa lettera perché temevo che la prendessi come un atto di scusa da parte mia, non è così e non voglio che lo pensi neppure lontanamente. Ognuno è libero di decidere da che parte stare e io presi la decisione molti, troppi anni fa, per pentirmene.
E’ dura la vita del carcere, è terribile non sentirsi più padrone del proprio spazio, ma nonostante questo non riesco a pentirmi delle mie azioni e ti giuro, che pur conoscendo il mio destino, se tornassi indietro, non cambierei nulla di ciò che ho fatto.
Voi, benpensanti, credete che noi siamo ormai dei reclusi come tutti gli altri, ma per noi non è così e benché voi siete certi che le nostre azioni non siano servite  a cambiare il mondo, ti assicuro che così non è stato. Senza di noi la vostra piccola Italia sarebbe finita in un buco nero ed è grazie al nostro sacrificio se ancora qualcosa di buono là fuori c’è.
Noi siamo una piccola comunità qui dentro. Io non mi lamento, leggo molto, lavoro e scrivo. Sto terminando un libro, cara mamma, una sorta di memoriale per chi la storia delle Brigate Rosse la legge distorta solo sui libri di testo e non l’ha vissuta in prima persona per potersene essere fatta un’idea.
La mia storia, quella di tutti noi che abbiamo sacrificato la vita per l’ideale e viviamo come topi, nascosti alla vostra vista, considerati destabilizzatori e pericolosi assassini. Che cosa ci differenzia dagli eroi del risorgimento italiano? Nulla, cara madre, solo il fatto di essere ancora vivi e perciò scomodi.
Moriremo uno ad uno col tempo, senza aver mai più rivisto la luce del sole ed aver assaporato la vostra libertà. Ma non crucciarti per questo. La tua libertà non è la mia, preferisco la libertà della mente dentro una cella stretta e squallida a quella falsa di voialtri.
Mi dispiace molto per papà, mai credevo che sarebbe morto tanto presto, lui così atletico e attento alla dieta. Mi dispiace ancora di più che Maurizio attribuisca a me la sua fine.
Cara mamma, lo so che ogni genitore vorrebbe per i propri figli tutto il meglio che c’è e che non puoi comprendere la mia scelta, ma ti assicuro che questo è tutto il meglio che c’è per me, mi gratifica l’essermi immolata per la libertà del popolo. Non pensarmi come un uccello in gabbia, ma piuttosto come un anima felice, un pensiero inconsistente, un ideale, un essere mai nato.
Fai conto di tenermi ancora fra i pensieri, quando mi desideravi e non mi avevi ancora. Così vorrei che mi pensassi, come se non mi avessi ancora mai avuta fra le braccia e mi immaginassi. Lo stesso farò io con te, penserò di non averti ancora conosciuta, chissà che un giorno non ci conosceremo, non ci parleremo, non ci spiegheremo, non ci capiremo, non ci accetteremo l’un l’altra.
Non ci siamo mai più riviste e non mi dispiace se questa è la tua decisione e se non riesci ad accettare la mia scelta. Ho già qualche capello bianco qua e là e delle piccole rughe intorno agli occhi.
Arrivederci forse, chissà, forse da dietro un freddo vetro, o forse, più semplicemente, addio.
Daniela

Commenti

Post popolari in questo blog

La ciabatta sepolta e l'inquilino fantasma: un’estate a Genova 🩴 ⛱️ 🚣‍♀️

(Introduzione a Daniela Barone). Il trasloco in un nuovo quartiere, un nonno dai capelli di neve che domina i campi di bocce e una notte movimentata da un ospite inatteso. In questo racconto, l’autrice ci riporta nell'Italia dei "musicarelli" e delle estati nel quartiere San Giuliano di Genova, dove i piccoli dispetti infantili diventano i ricordi più nitidi di un mondo che non c'è più. (Daniela Barone) ▪️ 🟢  Il trauma del quarto piano Era estate e ci eravamo appena trasferiti dalla casa popolare di Via Montanari a quella situata al quarto piano in Via Paolo della Cella. Pur trattandosi dello stesso quartiere, il cambiamento fu per tutti noi piuttosto traumatico. Il nuovo alloggio si trovava infatti in uno stabile che dava su una via rumorosa e trafficata.  Per di più non c’era neppure un poggiolino ove porre dei vasi di fiori e stendere comodamente il bucato. La mamma usava una lunga carrucola per appendere i panni sulla corda e ogni volta aveva il timore di cadere ...

Madre Arrighi: Il velo tolto e la danza segreta ⛪

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa resta degli anni di collegio? Spesso le sensazioni: il fruscio di una tunica, l'odore di un giardino o un sorriso che sapeva di libertà. In questo racconto, la memoria torna all’Istituto del Sacro Cuore di Castelletto, a Genova, per ritrovare il volto di Madre Arrighi, una figura che ha saputo trasformare il rigore della clausura nella leggerezza di una danza. (Daniela Barone) ▪️ Un sorriso tra le tuniche nere La suora che prediligevo nel maestoso Istituto liberty del Sacro Cuore che frequentai per cinque anni si chiamava Madre Arrighi. Non so quale fosse il suo nome di battesimo. Per tutte le piccole e grandi allieve del collegio lei era Madre Arrighi e basta. Com’era diversa dalle sue consorelle! Pur indossando la medesima tunica nera, si distingueva per il marcato accento emiliano, i lineamenti perfetti e la dentatura candida ma soprattutto per il sorriso disarmante. Nulla le faceva mai corrugare la fronte. Madre Arrighi era il ritratto dell...

Votare è un diritto, capire le conseguenze del proprio voto è un dovere verso la Costituzione ✍️ 🗳️

(a.p.). Il 22 e 23 marzo non saremo chiamati solo a barrare una casella, ma a decidere se e come modificare l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Un tema così denso merita uno spazio di riflessione laica, tecnica e civile. Per questo abbiamo deciso di confrontarci apertamente, analizzando le implicazioni reali di questa riforma sulla vita dei cittadini e sull'indipendenza della magistratura. Un'occasione per trasformare il dubbio in opinione consapevole. Vi aspettiamo. Ne parliamo a Pisa, in un luogo di ascolto e dialogo: • Dove: Chiesa Valdese di Pisa, Via Derna 13. • Quando: Lunedì 16 marzo, ore 18:30. • Con chi: L’Avv. Eunice Ng Pak e il Dott. Angelo Perrone (Giurista, già magistrato). ❇️ Postilla Letture per arrivare preparati all’incontro ℹ️ Riforma costituzionale: i 4 punti critici per i cittadini 📦  ℹ️ Referendum: la delega in bianco e il “salto nel buio” 🤸‍♂️

Innamoratevi! La lezione di poesia e amore di Roberto Benigni

(a.p. – Introduzione) ▪️ Attilio De Giovanni è lo stralunato docente di letteratura italiana, impersonato da Roberto Benigni, che in una celebre sequenza del film La tigre e la neve (2005) si lancia, davanti a una platea di alunni, in un sorprendente elogio della poesia, dell’amore e del coraggio. Con immagini visionarie e intuizioni comiche, il docente cerca di trasmettere ai ragazzi la sua passione per l'arte e per la gioia di vivere. Una passione umana destinata a rimanere nella dimensione dell’impossibile e incrociare una cocente delusione? Nulla è impossibile. Per questo motivo, l'intervento di Benigni che segue non è solo un omaggio alla poesia, ma un vero progetto di vita e il contesto essenziale per comprendere a fondo la bellezza e la forza del testo tratto dal film. Roberto Benigni: «Innamoratevi!» (Roberto Benigni – Testo) ▪️ «Su, su, svelti, veloci, piano, con calma, non vi affrettate. Non scrivete subito poesie d’amore che sono le più difficili, aspettate almeno un...

Non solo fantasmi

La stenotipia e il processo: la storia delle persone che sono coinvolte in una lotta per la dignità di un servizio pubblico di Catia Bianchi Ciao. Sì, sono la stenotipista di tribunale , e sono anche l’ anonima stenotipista , che ha scritto post e commenti su questo blog e in rete. Sono quel che definiscono una “toscanaccia”, e vivo in un paesello toscano "fra i lupi" (ma forse è solo invidia per l'aria fresca che qui tira nonostante le temperature bollenti di oggi). Di lavoro, appunto, sono stenotipista presso il tribunale di Pisa dal 1993.